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Cinturrino in arresto per omicidio: spunta l’ipotesi del controllo della piazza di spaccio come possibile movente

Il movente del poliziotto Cinturrino che ha sparato e ucciso il 28enne Mansouri a Rogoredo, potrebbe essere l’ambizione dell’agente di arrivare a controllare la piazza di spaccio. Questo secondo una prima ipotesi formulata dalla Procura.
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Carmelo Cinturrino
Carmelo Cinturrino

È possibile che l'assistente capo di Polizia Carmelo Cinturrino, in carcere a San Vittore (Milano) dal 23 febbraio con l'accusa di omicidio volontario per aver sparato e ucciso Abderrahim Mansouri il 26 gennaio scorso, abbia agito per motivi legati al controllo della piazza di spaccio di Rogoredo. L'ipotesi è che lui ambisse a controllarla, togliendola di fatto dalle mani della famiglia Mansouri, attiva in zona Corvetto. Al momento però è ancora solo un'ipotesi, la prima, avanzata dalla Procura di Milano, alla luce delle indagini condotte fino ad ora. Un movente, questo, che verrà valutato e approfondito nei prossimi giorni e che avrebbe preso le mosse dalle ultime testimonianze raccolte dagli inquirenti.

Nell'inchiesta, condotta dalla Squadra mobile della Polizia e coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, di recente sono stati infatti sentiti almeno una dozzina di testimoni, tra pusher, tossicodipendenti e altre persone che hanno parlato di quel "contesto" fatto di presunte richieste di soldi e droga da parte dell'assistente capo del Commissariato Mecenate, di cui avevano già parlato alcuni colleghi.

È stato ascoltato anche il giovane tunisino che venne arrestato per spaccio da Cinturrino nel 2024 e poi assolto poco più di un anno fa. Un processo che ha generato ora anche un fascicolo per quel falso verbale d'arresto a carico del poliziotto.

Mentre gli inquirenti lavorano per trovare elementi a riscontro delle presunte ipotesi di estorsione, tentata estorsione e sulle accuse per fatti di droga nei confronti dell'agente e per accertare pure eventuali complicità di altri poliziotti, dai testimoni viene a galla come possibile movente dell'uccisione quello del controllo della piazza di spaccio, di cui ha parlato anche il cugino della vittima: "Voleva appropriarsi di quella zona lì per poter mettere i suoi spacciatori italiani, non in palazzina al Corvetto ma a Rogoredo – aveva detto – perché c'era più via vai. Gli diceva: ‘Io ti toglierò da qua in ogni modo. Io prima o poi ti ammazzo'".

Come si è appreso, la Procura oltre a indagare sull'attuale omicidio di Mansouri, ha avviato anche indagini di controllo di atti di alcuni arresti effettuati nell'ultimo periodo da Cinturrino, e alcuni fascicoli più recenti proprio sulla gestione delle piazze di spaccio alla periferia sud di Milano. Questa fase di ascolto di molti testimoni è quasi terminata e ora la Procura sta tirando le fila.

Si devono valutare ancora una decina di episodi che compaiano nei verbali, considerando, però, quali elementi probatori ci siano per ognuno come riscontri. Alcune dichiarazioni, infatti, potrebbero essere semplicemente mosse da risentimento o da intenti calunniatori. Con questo lavoro si sta allargando, comunque, il quadro delle imputazioni e pure delle iscrizioni di indagati, anche perché si stanno verificando le presunte complicità e coperture alle azioni borderline del poliziotto, di cui avevano già parlato almeno due dei quattro colleghi indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso.

"Mio cugino aveva paura perché vedeva l'ossessione che aveva questo ‘Luca' (soprannome di Conturrino, ndr) su di lui. Anche quando finiva il lavoro andava a casa e tornava, anche la notte tardi per i fatti suoi, da solo", ha detto il cugino di Mansouri, parlando, così come altri, pure del ruolo di un altro agente".

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