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Caso Chiara Ferragni

Caso PandoroGate, la Procura di Milano ha chiesto un anno e otto mesi per Chiara Ferragni

Nuova udienza nell’ambito dell’inchiesta per truffa aggravata per Chiara Ferragni. La Procura ha chiesto una condanna per un anno e otto mesi.
A cura di Ilaria Quattrone
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Chiara Ferragni in tribunale a Milano durante la scorsa udienza
Chiara Ferragni in tribunale a Milano durante la scorsa udienza
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Nella giornata di oggi, martedì 25 novembre 2025, si è svolta un'altra udienza nell'ambito del processo per truffa aggravata che vede, tra gli imputati, l'imprenditrice digitale Chiara Ferragni. Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pubblico ministero Cristian Barilli hanno chiesto una condanna a un anno e otto mesi per l'influencer. La richiesta dei magistrati considera anche il rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena.

I pm hanno chiesto anche un anno per Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-ID, e un anno e 8 mesi per Fabio Damato, ex braccio destro di Ferragni, anche loro accusati di truffa aggravata. La sentenza sarà prevista per il prossimo 14 gennaio. Durante l'udienza di oggi, Ferragni ha reso alcune dichiarazioni spontanee sostenendo di aver agito "sempre in buona fede. Nessuno di noi ha mai lucrato".

I difensori di Ferragni, gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, dovrebbero parlare nella prossima udienza che si svolgerà il 19 dicembre. Oltre alla requisitoria dell'Accusa, il giudice dovrà decidere sulla richiesta di essere parte civile presentata dall'associazione "La casa del consumatore". Ferragni aveva offerto 5mila euro all'associazione a titolo di risarcimento e al fine di evitare che si costituisse parte civile. Cifra che è stata però respinta.

Le accuse

I casi imputati a Ferragni risalgono al 2021 e al 2022 e sono quelli relativi a una presunta pubblicità ingannevole avvenuta per la promozione del Pandoro Pink Christmas e per le uova di Pasqua "Sosteniamo i Bambini delle Fate" Dolci Preziosi.

Stando a quanto ricostruito dai militari del Guardia di Finanza, in particolare dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, l'influencer avrebbe ingannato i consumatori con pubblicità ingannevole. Per l'Accusa il pezzo di vendita dei due prodotti – Pandoro e uova di Pasqua – non comprendeva la beneficenza che invece è stata pubblicizzata. Per gli inquirenti, sarebbero stati quindi ottenuti ingiusti profitti per circa 2.2 milioni di euro. In particolare i consumatori sarebbero stati indotti all'errore perché convinti che acquistando i prodotti avrebbero finanziato delle raccolte fondi.

Nel caso del Pandoro Pink Christimas, la società di Ferragni avrebbe incassato poco più di un milione per pubblicizzare l'iniziativa benefica quando la società aveva già versato 50mila euro a favore dell'ospedale.

In prima battuta, Ferragni è stata condannata a pagare una multa dall'Antitrust. Successivamente è stata aperta un'indagine per truffa aggravata. Generalmente per questo reato si rischia una pena di reclusione da uno e a cinque anni e il pagamento della multa da euro 309 a euro 1.549.

Le altre parti civili

Inizialmente il Codacons aveva presentato esposti in diverse Procure. L'associazione, che tutela i consumatori, aveva poi ritirato la denuncia dopo un accordo con l'influencer.Poi altre associazioni avevano deciso di costituirsi parti civili. Oltre all'associazione Casa del Consumatore, avevano presentato richiesta di costituirsi parti civili sia l'associazione Adicu che una pensionata di Avellino, la 76enne Adriana. Quest'ultima è stata risarcita in via extragiudiziale: le sono stati versati cinquecento euro. Dopo il risarcimento, ha quindi ritirato la richiesta. Anche Adicu, dopo aver ricevuto un assegno transattivo, ha ritirato l'istanza. A seguito dell'inchiesta, tra multe, risarcimenti e altre attività, Ferragni ha sborsato oltre tre milioni di euro.

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