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Cecchini italiani nei “safari umani” di Sarajevo, c’è un indagato per omicidio: “Ha sparato a civili inermi”

La Procura di Milano ha notificato un invito a comparire per l’interrogatorio a un 80enne della provincia di Pordenone. L’uomo è indagato per omicidio volontario continuato e aggravato nell’inchiesta sui cosiddetti “safari umani” di Sarajevo.
A cura di Enrico Spaccini
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Il muro di auto costruito dai cittadini di Sarajevo per proteggersi dai cecchini (foto da LaPresse)
Il muro di auto costruito dai cittadini di Sarajevo per proteggersi dai cecchini (foto da LaPresse)

Un 80enne, ex autotrasportatore che lavorava per una azienda metalmeccanica e residente in provincia di Pordenone, risulta indagato per omicidio volontario continuato e aggravato dai motivi abietti nell'inchiesta sui cosiddetti "safari umani" di Sarajevo. La Procura di Milano gli ha notificato oggi, mercoledì 4 febbraio, un invito a comparire per l'interrogatorio fissato per lunedì prossimo. L'uomo è accusato di avere "in concorso con altre persone allo stato ignote", in esecuzione di un "medesimo disegno criminoso, cagionato la morte di civili inermi, tra cui donne, anziani e bambini, sparando con fucili di precisione dalle colline situate intorno alla città di Sarajevo durante gli anni 92-95″.

Le indagini, coordinate dal pm Alessandro Gobbis e condotte dal Ros dei carabinieri, erano state avviate in seguito a un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Il documento riportava le parole di Edin Subasic, ex agente segreto dell'intelligence bosniaca, il quale raccontava che il Sismi (l'ex servizio segreto italiano, ora Aisi) a inizio 1994 aveva ricevuto dai servizi bosniaci informazioni su "tiratori turistici" che andavano a Sarajevo, al tempo sotto assedio serbo (dal 1992 al 1996), per sparare a uomini, donne e bambini. I servizi italiani avevano, poi, "interrotto" quegli orribili "safari".

L'80enne è stato individuato grazie alle informazioni ottenute dagli investigatori nel corso di varie audizioni di testimoni. Alcuni avrebbero riferito di come quell'uomo si fosse vantato con altre persone che in quel periodo andava "a fare la caccia all'uomo" nella città jugoslava assediata. L'80enne è stato sottoposto anche a perquisizione domiciliare. All'interno della sua abitazione sono state trovate due pistole, una carabina e quattro fucili, tutte armi regolarmente detenute.

L'ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, aveva parlato di almeno cinque persone che avevano parlato di questo nel documentario ‘Sarajevo Safari‘ di Miran Zupancic del 2022. La criminologa Martina Radice, che collabora con Gavazzeni nell'inchiesta, ha dichiarato a Fanpage.it che gli italiani coinvolti nella vicenda sarebbero "oltre il centinaio". Stando a quanto riferito anche dalla giornalista bosniaca Mensura Burridge in un'intervista a Fanpage.it, i cecchini non arrivavano solo dall'Italia, ma anche da altri Paesi europei come Inghilterra e Germania. "Chi arrivava dall'occidente passava soprattutto per Milano e Trieste", ha spiegato: "Da lì prendevano l'aereo per Belgrado e arrivavano nel territorio occupato dalla Serbia con i fuoristrada o gli elicotteri".

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