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Omicidio di Laura Ziliani: arrestate le figlie
1 Ottobre 2021
11:46

Caso Ziliani, sindaco di Temù: “Voleva lasciare due case alla terza figlia, le sorelle sono cattive”

“Laura Ziliani aveva detto di voler destinare alcune delle sue case alla terza figlia”: a dirlo è il sindaco di Temù, Giuseppe Pasina. Il primo cittadino non si è lasciato sfuggire parole dure nei confronti delle due figlie dell’ex vigilessa accusate di averla uccisa e nascosto il cadavere: “Sono due ragazze cattive, peggio del padre, hanno una testa diabolica”.
A cura di Ilaria Quattrone
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Omicidio di Laura Ziliani: arrestate le figlie

"Laura Ziliani aveva detto di voler destinare alcune delle sue case alla terza figlia": a dirlo è il sindaco di Temù, Giuseppe Pasina, che già a luglio, prima che il corpo venisse ritrovato, aveva rivelato a Fanpage.it come tutta la comunità credesse che l'ex vigilessa – scomparsa a maggio scorso – fosse stata "uccisa" o fosse "scappata". Il primo cittadino aveva fin da subito accantonato l'ipotesi di un incidente in montagna. Da venerdì scorso le figlie della 56enne si trovano in carcere con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Con loro è accusato anche il fidanzato della maggiore e amante della minore, Mirto Milani.

Il sindaco: Sapeva della relazione tra i tre, le dava fastidio

E proprio su questo triangolo amoroso si è espresso anche il sindaco: "Laura lo sapeva, e le dava fastidio, era una situazione che si trascinava da mesi". Pasina poi non risparmia commenti duri nei confronti delle due figlie di Ziliani: "Sono due ragazze cattive, peggio del padre, hanno una testa diabolica. Discutevano parecchio con la madre perché volevano essere tutrici della sorella Lucia così da ottenere quella parte di patrimonio". E proprio questi aspetti emergono anche dall'ordinanza di custodia cautelare. In una testimonianza della terza sorella agli inquirenti, Lucia racconta di come spesso ci fossero liti e di come le due sorelle avessero ereditato il carattere del padre: "Trattano sempre male la mamma".

Il trio criminale e la gestione del patrimonio

Sempre agli accertamenti degli inquirenti, risulta che il "trio criminale" vivesse come un problema il fatto che Lucia fosse comproprietaria degli immobili. I tre erano preoccupati dalla possibilità che, con la sparizione della madre, potesse diventare tutore uno dei parenti (la nonna o gli zii) che avrebbero impedito loro di poter utilizzare quel patrimonio liberamente. Beni che, già durante la scomparsa, venivano gestiti da Mirto e dalla madre Mirna.  

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