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13 Aprile 2022
17:28

Caso Savoini in Lombardia, Majorino: “Salvini non lo butta fuori perché ha qualcosa da nascondere”

“Salvini non riesce a buttare fuori Savoini perché ha paura di una reazione di Savoini stesso: il tema è il rapporto che si è creato negli anni tra la Russia di Putin e la Lega di Salvini”. Così l’europarlamentare del Pd Majorino commenta a Fanpage.it il caso dell’imprenditore e giornalista recentemente sfiduciato dal Pirellone, ma che continua a rimanere nel Corecom.
A cura di Francesco Loiacono
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In Lombardia continua a tenere banco il caso legato alla presenza di Gianluca Savoini all'interno del Corecom, organismo indipendente che ha il compito di garantire il rispetto delle regole in materia di comunicazione e vigilare sulla libertà di informazione. Savoini, esponente leghista nonché imprenditore e giornalista vicino a Vladimir Putin, è l'uomo al centro della cosiddetta inchiesta "Moscopoli" ed è indagato per corruzione internazionale nell'ambito di una vicenda che riguarda anche presunti tentativi di finanziamenti illeciti alla Lega attraverso aziende russe.

Nonostante il Consiglio regionale abbia votato, anche grazie ad alcuni franchi tiratori del centrodestra, a favore delle dimissioni di Savoini dalla vice presidenza del Corecom, lui continua a restare al suo posto e nel centrodestra, e nello specifico nella Lega, faticano a scaricarlo. Fanpage.it ne ha parlato con l'eurodeputato del Partito democratico Pierfrancesco Majorino, ex assessore milanese da sempre attento a ciò che succede in Lombardia.

Majorino, in questi ultimi giorni dopo l'invasione russa dell'Ucraina tanti politici sovranisti si sono smarcati da Putin. C'è però chi non lo ha fatto, come Gianluca Savoini in Lombardia, che continua a rimanere al suo posto all'interno del Corecom. Come mai?

Il caso Savoini è il caso Lega, ed è il caso Lega di Salvini. Nel senso che non vorrei che passasse il messaggio per cui c'era questo strano personaggio di cui gli italiani sanno pochissimo che girava da solo per gli alberghi di Mosca. Savoini è stato il portavoce di Salvini presso le frange dell'estrema destra europea, è stato un ambasciatore esplicito di Salvini presso l'estrema destra tedesca, è stato quello che per conto di Salvini ha incontrato l'entourage di Putin trafficando e costruendo un rapporto perverso. Il fatto che sia stato nominato dal centrodestra nel comitato che si occupa di informazione indipendente la dice lunga su quella che è o è stata l'idea del centrodestra sull'informazione. Siamo di fronte quasi a una vicenda paradossale: l'amico di Putin è messo in un comitato che deve occuparsi di informazione e di garanzia dell'informazione.

Il fatto che oggi non venga esplicitamente buttato fuori dice una cosa: che Salvini ha qualcosa che nasconde. Salvini non riesce a buttare fuori Savoini perché ha paura di una reazione di Savoini stesso: il tema è il rapporto che si è creato negli anni tra la Russia di Putin e la Lega di Salvini. Dico di Salvini perché sono convinto che diversi esponenti della Lega non abbiano niente a che fare con quella deriva, anche se dovrebbero prendere la parola in maniera più netta.

Il caso Savoini è una delle "grane" con cui il centrodestra si trova a fare i conti a un anno dalle elezioni Regionali in Lombardia. Lei è sempre stato uno di quelli che ha sottolineato l'importanza di definire subito un candidato o una candidata per strappare la regione al centrodestra dopo oltre 20 anni. Il centrosinistra si sta preparando a queste elezioni? E come? 

Le elezioni regionali sono tra un anno, quindi dal punto di vista politico vuol dire tra pochissimo. Quindi ci vuole il candidato molto presto con una coalizione molto ampia, forte. A me non dispiacciono le primarie come strumento per arrivare a selezionare la candidata o il candidato alla presidenza della Regione Lombardia. Si possono evitare le primarie se si è tutti d'accordo su un nome, altrimenti sono una bella opportunità.

Comunque il centrosinistra deve essere in campo subito con grande determinazione e decisione perché noi possiamo battere Fontana e soci. Sono stati protagonisti di tanti errori, sul piano sanitario di una tragedia gestita in maniera sconvolgente. Generalmente credo che la regione debba essere gestita in modi molto diversi: è la regione più forte d'Italia, è una delle regioni più forti d'Europa ed è gestita come un condominio incattivito, quindi dobbiamo veramente voltare pagina. Per questo però dobbiamo fare presto e bene la nostra parte.

C'è già un nome nel centrosinistra che potrebbe consentire di evitare le primarie? 

Ci sono alcuni nomi. L'importante non è metterne uno in più per contribuire a bruciarlo, l'importante è decidere che c'è un tempo oltre il quale non andiamo. E devo dire che le primarie da questo punto di vista possono servire, perché se non ci si mette d'accordo c'è quella che è la sede per fare la scelta migliore. Sono convinto che le candidature, o più legate alla politica o alla società civile, non manchino, sono molto ottimista sul fatto che possiamo mettere in campo una figura forte.

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