Archiviata l’indagine per i morti di Covid-19 nelle Rsa di Bergamo: “Contesto di angosciante imprevedibilità”

La giudice per le indagini preliminari Beatrice Purita del Tribunale di Bergamo ha archiviato l'indagine sui decessi avvenuti nelle case di riposo bergamasche durante la prima ondata di Covid-19 nella primavera del 2020. Il fascicolo era stato aperto a seguito di 32 denunce con l'ipotesi di reato di omicidio colposo e lesioni colpose, a carico di ignoti. Respingendo l'opposizione all'archiviazione dei parenti di tre vittime, morte tra marzo e aprile 2020, la giudice ha sottolineato la "angosciante imprevedibilità di quel peculiare contesto temporale", a causa del quale non sarebbe "possibile esprimere un rimprovero quanto all’esigibilità di comportamenti alternativi".
Nel provvedimento di archiviazione, la giudice ha ripercorso gli accertamenti del Nas dei carabinieri eseguiti durante le indagini e la nota che l'Agenzia di tutela della salute (Ats) di Bergamo aveva pubblicato a fine febbraio 2020. In quel documento veniva ribadito "l’assenza di indicazioni che prevedevano la chiusura dei servizi" per le case di riposo. Qualche direttore decise comunque di chiudere, rischiando perfino l'accreditamento.
Gli avvocati Maria Cristina Tognoni, Vittorio Spini e Fabrizio Michele Romano, che rappresentano i parenti di tre anziani deceduti che si sono opposti all'archiviazione, hanno contestato presunti errori nelle prassi, come ad esempio l'aver accorpato nelle Rsa gli ospiti con sintomi con quelli che non ne avevano, l'aver fatto lavorare operatori che presentavano malesseri influenzali, il mancato ricovero in ospedale di alcuni pazienti e l'aver consentito l'accesso dei parenti senza che fosse misurata loro la febbre.
La giudice ha sottolineato la "straordinarietà ed eccezionalità" della pandemia senza "precedenti storici", al punto che i tamponi furono forniti solo da metà aprile. Per questo motivo, ha scritto, le eventuali carenze gestionali potrebbero aver causato il contagio, ma resta una "valutazione fattivamente non ponderabile se correlata alla velocità e alla vastità del fenomeno sul territorio bergamasco". Calando, dunque, l'indagine nel contesto di quelle settimane, secondo la gip non sarebbe stato possibile esigere "comportamenti alternativi" da parte dei gestori delle Rsa, in quanto non ci sarebbero stati "comportamenti diversi che, se attuati, avrebbero certamente impedito l’exitus delle persone offese"