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Anche la Chiesa dice che è giusto chiudere la scuola per il Ramadan, con buona pace della Lega e di Salvini

La Diocesi di Milano ha appoggiato la decisione della scuola di Pioltello di chiudere un giorno per la fine del Ramadan, dimostrando che non c’è nessun rischio di islamizzazione.
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Non c'è nessun rischio di islamizzazione dell'Italia o dell'Europa, come sostenuto dalla Lega, in seguito alla decisione della scuola elementare e media di Pioltello di fare un giorno di chiusura per la festa di fine Ramadan. A dirlo non sono né i partiti di sinistra né gli intellettuali progressisti, ma la Chiesa cattolica. L'istituzione che più di qualsiasi altra ha il legittimo obiettivo di difendere le indubbie radici cristiane della cultura europea. Ma non per questo si scaglia contro l'integrazione e, anzi, arriva a mettere in guardia gli italiani sul rischio di diventare "noi (cristiani/cattolici, ndr) gli integralisti".

La Diocesi di Milano, che sicuramente prima di intervenire sul caso si è confrontata con la Conferenza episcopale italiana e quindi di fatto con il Vaticano, si è detta "a favore di questo gesto". Ma non solo: Roberto Pagani, il responsabile del dialogo interreligioso, ha spiegato come la decisione della scuola di Pioltello sia dettata dal rispetto fra le due religioni che deve esserci a prescindere dal territorio in cui ci si trova.

La chiesa ambrosiana sostiene che, anche se in un Paese c'è stato per lungo tempo una maggioranza di cittadini di fede cristiana, questo non può inficiare sulla libertà di culto degli altri. E infatti Pagani ha dichiarato: "Come i musulmani in Italia condividono e festeggiano insieme a noi cattolici il Natale e la Pasqua, trovo bello che un'iniziativa di dialogo interreligioso parta da una scuola, che si fa promotrice della creazione di un ponte tra giovani che a casa vivono fedi differenti".

Con questa intervista, rilasciata al settimanale Famiglia Cristiana, il referente della Diocesi ha di fatto sconfessato le teoria di chi ha voluto polemizzare sulla decisione della scuola di Pioltello. A partire dal leader della Lega Matteo Salvini, che l'aveva bollata come "una scelta inaccettabile, contro i valori, l’identità e le tradizioni del nostro Paese", a finire all'eurodeputata Silvia Sardone, sempre della Lega, convinta che l'iniziativa avrebbe dato "ancora più forza a quel processo di islamizzazione che si diffonde con forza in tutta Europa".

Eppure il preside dell'istituto, oggi minacciato sui social, ha sin da subito sperato che "a nessuno venisse in mente di politicizzare questa decisione" e soprattutto ha spiegato che la scelta non ha una natura ideologica ma è determinata dal fatto che nella sua scuola ci sia circa il 43 per cento di studenti stranieri, molti dei quali di fede islamica. Questo vuol dire che molti studenti si sarebbero comunque assentati, impedendo di fatto ai docenti di andare avanti con il programma: quale insegnante potrebbe spiegare o interrogare in un giorno in cui mancano così tanti alunni? Che senso avrebbe?

È per questo che l'idea di interrompere le lezioni nel giorno della fine del Ramadan va a tutela di tutti: anche degli studenti non di fede islamica che avrebbero, di fatto, avuto un giorno di scuola del tutto inutile. Infatti sono previsti per legge 4 giorni di festa che ogni istituto può decidere quando collocare nel corso dell'anno scolastico. C'è chi ne approfitta per fare qualche ponte fra una festività e un weekend e chi, invece, per permettere a tutti di celebrare le proprie festività religiose. Ma la motivazione dietro la decisione non è la medesima? Quando si decide la sospensione delle lezioni fra una festività che cade – ad esempio – di giovedì e un weekend non lo si fa perché si è consapevoli che in quella giornata ci sarebbero molti assenti? E allora qual è la differenza?

È chiaro quindi che questo episodio sia diventato soltanto un pretesto per fare polemica e racimolare qualche voto in vista delle elezioni europee, facendo leva sempre sui soliti temi e sulle stesse paure: la presunta invasone da parte degli immigrati e la conseguente riduzione della nostra libertà e della qualità della nostra vita. Per fortuna ci sono i più giovani, ancor prima della Diocesi di Milano, a ricordare a tutti che l'integrazione non è un rischio ma un'opportunità. Infatti fra i tanti assenti che si sono registrati negli scorsi anni in occasione della fine del Ramadan ci sono "spesso anche i compagni di classe italiani che partecipano a questa festa per condividere". Senza temere per questo di non poter festeggiare Natale o Pasqua, ma convinti di poter ricambiare l'invito.

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Giornalista dal 2012, attualmente sono capo area Milano a Fanpage.it. Già direttore responsabile di Notizie.it, lavoro nell'editoria digitale dal 2009. Docente e coordinatore dell'Executive Master in Digital Journalism dell'Università Umanitaria. Autore di tre libri inchiesta sulla criminalità organizzata. Nel 2019 ho vinto il "Premio Europeo di Giornalismo Giudiziario e Investigativo".
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