Amianto in un liceo di Broni, l’alunna che ha dato l’allarme: “Papà, qui stanno trapanando, chiama qualcuno”
![Il liceo Golgi di Broni [Pavia]](https://staticfanpage.akamaized.net/wp-content/uploads/sites/29/2026/04/liceo-golgi-broni-23-marzo-1200x675.jpeg)
Il messaggio sul cellulare di Fabrizio Protti arriva alle 11:33: "Papà, ma domanda, la scuola è fatta d'amianto, vero? Da noi a scuola stanno trapanando l'ascensore, chiama qualcuno e controlla se siamo sicuri". A scriverlo è la figlia 17enne che frequenta il quarto anno al liceo Golgi di Broni, provincia di Pavia, chiuso dal 23 marzo dopo che, in seguito a lavori di manutenzione sull'ascensore, sono state rilevate tracce di amianto nel cantiere e diffuse polveri vicino alle aule. La ragazza non sta però chiedendo aiuto a un papà qualunque, perché Fabrizio Protti è anche presidente dello Sportello Amianto Nazionale e a Fanpage.it racconta la storia di una cittadina e di una scuola che da decenni combattono contro uno dei tassi di mortalità più alti al mondo per malattie derivanti dall'amianto.
Broni, Fibronit e la strage da amianto
![Ex Fibronit [Foto Google maps]](https://staticfanpage.akamaized.net/wp-content/uploads/sites/29/2026/04/ex-fibronit-broni.jpg)
Nel 1919 a Broni, cittadina agricola dell'Oltrepò pavese, apre la Fibronit, azienda di 140mila metri quadrati che in poco tempo si impone sul mercato nella produzione di cemento-amianto ed è inferiore per dimensioni in Italia solo alla tristemente nota Eternit di Casale Monferrato.
Broni è un piccolo centro e molti dei suoi 10mila abitanti trovano impiego proprio nella neonata fabbrica. Sono operai che al termine delle lunghe giornate di lavoro si portano a casa le tute impolverate, oltre alla fatica e ai risparmi. Le mogli lavano gli indumenti intrisi di polveri tossiche, che respirano anche i bambini: chi perché ha un genitore operaio, chi perché vive a ridosso del cementificio.
E così, nel corso dei decenni, Broni diventa l’area geografica della Lombardia con il più alto tasso di incidenza di mesotelioma maligno, un tumore causato proprio dall’esposizione all’amianto. A evidenziarlo sono i numeri diffusi dal Dipartimento di Medicina Preventiva della Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, in cui è attivo dal 2000 il Registro Mesoteliomi Lombardia: nel ventennio 2000-2020 l'incidenza nella cittadina pavese è stata di 100 su 100mila per gli uomini e di 68,4 su 100mila per le donne, contro il 5,3 (uomini) e il 2 (donne) della media lombarda.
Nel 1992 viene promulgata la legge nazionale che proibisce la lavorazione dell'amianto su tutto il territorio italiano. Fibronit, tuttavia, grazie a una deroga continua la produzione fino a giugno del 1993. Intanto a Broni si continua a morire di mesotelioma: nel 2004 arrivano le prime denunce a carico degli ex-amministratori dell’azienda e nel 2009 si apre un lungo procedimento penale, con quasi 500 persone offese tra morti e malati, e tre capi di imputazione: omicidio colposo plurimo, omissione dolosa delle normative dell’antinfortunistica sui luoghi di lavoro e disastro ambientale doloso.
I vertici aziendali, condannati in primo grado nel 2017, vengono successivamente assolti. Subentra anche, nel frattempo, la prescrizione, visto che le prime denunce risalgono a quasi vent'anni prima. Infine, nel 2024, la Procura di Pavia chiede l'archiviazione del caso, facendo calare il sipario sulla vicenda giudiziaria, tutt'ora senza nessun colpevole individuato.
Amianto nel liceo
"Nel 2017 – spiega a Fanpage.it Fabrizio Protti – il Sin [Sito di interesse nazionale] dell'ex Fibronit è stato allargato e nell'allargamento è stata compresa non solo la vecchia fabbrica, ma anche alcuni palazzi di proprietà pubblica, tra cui il Liceo Golgi di Broni. Questo vuole dire che la scuola è ritenuta dal Ministero dell'Ambiente un sito ad altissimo rischio per la salute".
"Eppure – continua Protti – da allora l'edificio, di proprietà della Provincia di Pavia, continua a essere frequentato ogni giorno da centinaia di studenti e decine di docenti e addetti del personale scolastico. Il Ministero dell'Ambiente ha stanziato 3 milioni per la bonifica della scuola, che dovrebbe essere rasa al suolo, ma la Provincia finora non ha stanziato né richiesto tramite bandi i fondi per costruirne un'altra".
A onor del vero sul sito della Provincia di Pavia si legge che "Il Consiglio Provinciale di Pavia, nella seduta del 15 aprile 2025, ha approvato, nell’ambito della variazione di bilancio odierna, uno stanziamento di quasi 500mila euro destinato alla definizione di un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione del Nuovo Polo della Conoscenza, futuro edificio scolastico del Liceo Scientifico “C. Golgi”".
A un anno di distanza, però, nient'altro sembra essersi mosso nel concreto. "La provincia – dice Protti – si appella alla legge italiana, che consente al proprietario di un locale con presenza di amianto di non bonificare, a patto che ci sia una gestione del rischio tale da scongiurare pericoli per la salute pubblica".
In pratica, secondo quanto spiegato dal presidente dello Sportello Amianto Nazionale, la scuola può essere frequentata, ma solo prendendo adeguate precauzioni, tra cui il controllo costante dei materiali e dei locali potenzialmente contaminati: "Questo monitoraggio – commenta Protti – è incompleto. L'unico censimento eseguito per mappare il liceo circa la presenza di amianto è stato commissionato dalla Provincia a una società privata, la quale ha messo nero su bianco che la relazione analizza solo alcune aree dell'edificio".
E in effetti, sul documento stilato da Ecogestioni Srl nove anni fa, si legge chiaramente: "La valutazione è stata eseguita sui materiali a vista, in particolare quelli esaminati all’interno di questo documento, e non comprende materiali non raggiungibili o comunque confinati di cui non si è avuta alcuna indicazione specifica sulla possibile presenza da parte del committente".
Un ascensore per gli studenti disabili
L'intento era senza dubbio lodevole: allargare la porta dell'ascensore presente nel liceo, per consentire il passaggio delle carrozzine su cui si muovono gli studenti con disabilità. "Siamo stati noi nel 2024 a fare richiesta alla Provincia per intervenire sull'ascensore – dice a Fanpage.it il dirigente scolastico del Golgi, Roberto Olivieri -. Da lì in avanti io sono spettatore".
L'affidamento diretto alla ditta MA.RI.PA. Ascensori srl è infatti a opera della Provincia di Pavia, con un incarico del valore di circa 45mila euro: "Qui si torna al censimento del 2017 – precisa Protti -: agli atti risulta che il vano ascensore non sia stato censito in quel documento, quindi come si può procedere con un intervento edilizio senza sapere quali materiali verranno mossi? E infatti l'incarico è stato affidato a una ditta non specializzata nel trattamento dell'amianto".
Sul tema interviene anche il dirigente scolastico: "Gli accordi erano che la muratura non sarebbe stata toccata in presenza dei ragazzi a scuola, ma solo durante le vacanze di Pasqua, infatti nella settimana precedente al 23 marzo gli operai erano già al lavoro, ma nessuna polvere è stata mossa. Quando sono stato avvertito di quanto stava accadendo ho contattato subito il responsabile della ditta per chiedere lo stop immediato e ho fatto uscire i ragazzi dalle classi".
"Papà, qui stanno trapanando"
A., studentessa del Golgi e figlia di Fabrizio Protti, manda un messaggio al padre alle 11:33: "Papà, ma domanda, la scuola è fatta d'amianto, vero? Da noi a scuola stanno trapanando l'ascensore, chiama qualcuno e controlla se siamo sicuri".
"Non appena mi ha scritto – ricorda Protti – ho chiamato il dirigente scolastico e mi sono precipitato a scuola. Mia figlia e i suoi compagni di classe erano già usciti dall'edificio perché l'aria era diventata irrespirabile a causa della polvere". Due ragazze, quella mattina, finiscono al pronto soccorso accusando bruciore agli occhi, difficoltà a respirare e irritazione della pelle.

Sul luogo arriva anche Silvio Mingrino, presidente dell'Associazione Vittime dell'Amianto, e scatta alcune foto, in cui emerge chiaramente come la polvere abbia invaso parte dei corridoi attigui alle aule. "Amianto o non amianto – dice a Fanpage.it – la movimentazione di polveri non doveva essere permessa con gli studenti presenti nell'edificio. Detto questo, ha poco senso scaricare la responsabilità sull'azienda, che evidentemente non era a conoscenza della presenza di amianto nella zona in cui stava intervenendo, altrimenti gli stessi operai non avrebbero lavorato privi di protezioni e mettendo a rischio in primis la loro salute. La responsabilità va cercata nelle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare ed evidentemente non l'hanno fatto".
La scuola chiusa e le denunce
L'istituto è chiuso dal 23 marzo e i ragazzi in dad. Nella comunicazione diffusa dalla dirigenza scolastica alle famiglie si legge che: "Gli esiti del campionamento effettuato da Ats escludono la presenza di fibre di amianto aerodisperse. Gli stessi rilevano tuttavia la presenza di crisotilo e amosite [i due principali tipi di amianto, ndr] nel campione massivo proveniente dalle strutture murarie interne del vano ascensore". La Provincia ha nel frattempo comunicato di aver diffidato la ditta nella prosecuzione dei lavori e di aver avviato la procedura per la revoca dell’affidamento dell’appalto.
Le analisi condotte dallo Sportello Amianto Nazionale con il supporto del Centro Regionale Amianto di Arpa Piemonte avrebbero tuttavia rilevato tracce di amianto anche nelle polveri e nei detriti al piano terra, in un'area vicina alle aule. Parallelamente è partita la denuncia dello Sportello, che punta il dito contro la Provincia di Pavia, nelle figure del direttore generale, del responsabile unico per il procedimento e il responsabile amministrativo, del responsabile rischio amianto e il direttore dei lavori. "L'affidamento diretto all'impresa edile – spiega Protti – a nostro parere è stato fatto in maniera errata e senza un'adeguata previa valutazione del rischio".
Lo Sportello si è rivalso anche contro MA.RI.PA. Ascensori, per non aver adeguatamente confinato il cantiere affinché la polvere non uscisse. "E questo – sottolinea Protti – a prescindere dall'amianto".
Infine una denuncia è stata presentata anche contro la dirigenza scolastica: "Perché – spiega il presidente dello Sportello Amianto Nazionale – in base al Decreto 81 [Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, ndr] l‘usufruttuario dell'edificio in cui avvengono i lavori ha delle responsabilità ben specifiche nella gestione del cantiere e delle eventuali emergenze a esso correlato, anche in questo caso a prescindere dal discorso amianto".
Nella giornata di venerdì 10 aprile sul tema è arrivata anche l'interrogazione parlamentare dell’onorevole Valentina Barzotti (M5S) che chiede ai Ministeri dell'Istruzione e della Salute "Se non ritengano necessario esprimersi con urgenza, in via formale e vincolante, sull’idoneità sanitaria e ambientale del Liceo Camillo Golgi di Broni ad ospitare attività scolastiche, e, in caso di mancata piena garanzia di sicurezza, disporre la sospensione dell’utilizzo dell’edificio e l’attivazione di misure straordinarie, anche tramite il coinvolgimento della Protezione Civile e l’adozione di soluzioni temporanee alternative, nelle more della bonifica integrale o della ricostruzione della struttura".
"Quello che mi chiedo – conclude Protti – è perché se ai nostri figli per anni è stato vietato di appendere anche solo una puntina al muro, nessuno pare abbia vigilato su chi doveva trapanare pareti e allargare porte. Ma soprattutto noi genitori vogliamo che in futuro tali controlli non siano affidati a chi già si è dimostrato non all'altezza di eseguirli".