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Al via il processo di beatificazione di don Roberto Malgesini, il “prete degli ultimi” ucciso a Como

Concesso il nullaosta per il processo di beatificazione di don Roberto Malgesini, il “prete degli ultimi” ucciso a Como il 15 settembre 2020. Ad annunciarlo è stato il vescovo di Como Oscar Cantoni al termine della Santa Messa crismale del Giovedì Santo.
A cura di Giulia Ghirardi
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Don Roberto Malgesini
Don Roberto Malgesini

"Il Dicastero delle cause dei Santi in Vaticano ha concesso il nullaosta per iniziare il processo diocesano di beatificazione di don Roberto Malgesini", ha annunciato ieri, giovedì 2 aprile, il vescovo di Como Oscar Cantoni al termine della Santa Messa crismale del Giovedì Santo. Il sacerdote 51enne era stato ucciso a coltellate il 15 settembre 2020 poco lontano dalla chiesa di San Rocco mentre, come sempre, portava la colazione ai senza fissa dimora di Como.

"Il nostro Presbiterio si onora di avere avuto tra i suoi membri un presbitero la cui testimonianza di fede e di carità potrà essere proposta come esemplare", ha proseguito il cardinale al termine della celebrazione. "Nello stesso tempo, come suoi confratelli, ci sentiamo stimolati ad imitare le virtù umane, cristiane e sacerdotali che hanno caratterizzato don Roberto nel corso del suo ministero pastorale tra noi".

Chi era don Roberto Malgesini

Roberto Malgesini era originario di Morbegno, un comune in provincia di Sondrio, nel cuore della Valtellina. Dopo essere entrato in seminario nel 1998, Malgesini iniziò l'esperienza di servizio ai più poveri presso la chiesa di San Rocco a Como nel 2008 insieme a un gruppo di volontari.

Molti anni dopo, la mattina del 15 settembre 2020, don Roberto stava caricando la sua auto di dolci, biscotti e bevande calde da distribuire nel "giro colazione" destinato ai senza fissa dimora della città quando fu ucciso. A colpirlo fu Ridha Mahmoudi, un 57enne che più volte in passato aveva ricevuto aiuto dallo stesso parroco.

Subito dopo l'omicidio, Mahmoudi si consegnò spontaneamente in caserma. Secondo quanto poi emerso dalle perizie, il 57enne soffriva di manie di persecuzione, ma al momento dei fatti sarebbe stato in grado di intendere e di volere. In primo grado è stato condannato all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, mentre in Appello la pena è scesa a 25 anni di reclusione.

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