A processo per l’omicidio della madre, Corrado Paroli sarà sottoposto a una nuova perizia psichiatrica

La Corte d'Assise di Como ha disposto la perizia psichiatrica per Corrado Paroli, il 48enne a processo per l'omicidio volontario della madre Margherita Colombo trovata senza vita in casa a Cassina Valsassina (in provincia di Lecco) nel novembre del 2024. Secondo il consulente del pubblico ministero Chiara di Francesco, infatti, la capacità d'intendere e di volere dell'uomo al momento dei fatti era "grandemente scemata", ma non del tutto esclusa. Per i difensori di Paroli, gli avvocati Isabella Corlaita e Riccardo Mariconti, era invece del tutto assente. Lo scorso mercoledì 25 marzo i giudici hanno, quindi, conferito l'incarico per un nuovo esame che verrà discusso nell'udienza in programma per il prossimo 27 maggio.
Era il 18 novembre 2024 quando Colombo è stata trovata senza vita nella sua abitazione a Cassina Valsassina. A dare l'allarme era stata l'ex moglie di Paroli, che aveva chiamato le forze dell'ordine dopo aver trovato alcune lettere in cui il 48enne annunciava di volersi suicidare. All'arrivo dei carabinieri, la 73enne era ormai deceduta su una poltrona, mentre il figlio 48enne si trovava in stato di incoscienza.
Ricoverato nell'ospedale di Lecco, Paroli aveva negato di aver ucciso la madre, dicendo di averla già trovata assopita sulla poltrona e di aver a sua volta bevuto una tisana nella quale erano stati sciolti diversi tranquillanti. Dall'autopsia, però, sono emerse "ecchimosi nella zona mandibolare, sul mento e sul cuoio capelluto, oltre che altri segni sul braccio sinistro" sul corpo dell'anziana, "come a seguito di una presa di forza con la mano". Per il medico legale, sarebbero "elementi caratteristici da morte da asfissia, avvenuta poco dopo l’assunzione dei sedativi" che non avevano ancora fatto effetto sulla donna.
Lo scorso ottobre si è aperto il processo a carico di Paroli, imputato per omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. La disputa legale ora ruota tutta attorno la capacità di intendere e di volere del 48enne al momento dei fatti. Il consulente nominato dalla pm di Francesco ha riscontrato come fosse "grandemente scemata", ma non esclusa. Quel periodo, infatti, sarebbe stato caratterizzato da un "rapporto conflittuale con la madre", che avrebbe avuto un atteggiamento "svalutante nei suoi confronti". Paroli avrebbe dunque agito a seguito di un "collasso psichico", al culmine di una profonda depressione, che lo avrebbe portato a bere la tisana con i tranquillanti per togliersi la vita.
Diversa, invece, è la lettura fornita dai consulenti della difesa, secondo i quali Paroli sarebbe stato totalmente capace di intendere e di volere. Questo comporterebbe a una non imputabilità del 48enne, il quale si trova in questo momento detenuto nel carcere di Monza. La nuova perizia, voluta dai giudici della Corte d'Assise di Como, dovrà quindi fare chiarezza tra le due interpretazioni.