video suggerito
video suggerito

“A Milano mille euro di stipendio e 700 di affitto per una casa senza termosifoni”: la storia di Alessia

A Milano affitti alle stelle, lavoro precario e stipendi bassi rendono impossibile l’autonomia dei giovani. La storia di Alessia a Fanpage.it: “Me ne sono andata dalla città. Non era vita ma sopravvivenza”
A cura di Francesca Del Boca
1 CONDIVISIONI
Alessia
Alessia

Anche tu hai una storia che riguarda lavoro precario, stipendi che non riescono più a stare al passo con costo della vita e degli affitti a Milano? Puoi raccontarcela qui.

Caro vita alle stelle, instabilità del lavoro e stipendi inadeguati rendono ormai impossibile l'autonomia dei giovani. E così ecco che anche a Milano e dintorni, da sempre considerata in tutta Italia come la terra delle possibilità, per chi cerca di farsi strada nel mondo del lavoro e uscire dalla casa dei genitori la strada è ogni anno più in salita. Alessia C., 25 anni, è una docente precaria di scuola primaria che oggi insegna a Inzago, provincia di Milano. "Ho iniziato come commessa in città. Dopo la scuola avevo necessità di mantenermi da sola, così ho cercato subito un impiego e ho fatto in modo di rendermi indipendente. Impossibile". 

Affitti alle stelle a Milano

L'ostacolo più grande? È quello dell'affitto. "Mi sono messa alla ricerca di una semplice stanza, e per mesi non ho trovato niente. C'è una competizione incredibile, e vedevo in giro solo prezzi folli. Poi ho trovato una soluzione a 600 euro più spese in via Padova, quindi 700 euro al mese. Con pagamento in nero, ovviamente: ogni primo del mese si presentava una donna a raccogliere i soldi, e poi spariva per i 30 giorni successivi. Con me c'erano ragazzi della mia età, studenti o giovani lavoratori appena trasferiti dal Sud". Giovani in cerca di un'opportunità che oggi, senza una famiglia alle spalle, il più delle volte sono destinati a essere espulsi dalla città, o al massimo confinati tra l'hinterland e le periferie.

Il prezzo pagato da Alessia per un posto letto, del resto, è in linea con la media cittadina, visto che Milano si è confermata anche quest'anno come la realtà più cara d'Italia per affittare una stanza, con una spesa di ben 732 euro al mese. E non sempre il già salato affitto corrisponde a un reale comfort abitativo. Anzi, troppo spesso le condizioni dell'appartamento pagato a caro prezzo sono ai limiti dell'agibilità"Era terrificante. La cucina un corridoio strettissimo, ci si entrava a malapena, con due fornelletti da campeggio. In mezzo alle due stanze da letto, proprio all'ingresso, si trovava un tavolo da bar, di plastica, dove mangiare e studiare. Il tutto senza riscaldamento, non c'erano proprio i termosifoni. Per scaldarci c'erano solo delle piccole pompe di calore in camera, ma il resto della casa era freddo. Il bagno, d'inverno, era ghiacciato"

Il tentativo di andare ad abitare fuori casa per Alessia, così, si interrompe dopo qualche tempo. "Il mio era un contratto a chiamata, con orari sempre diversi. Facevo più o meno 20-25 ore a settimana e, se andava bene, lo stipendio non superava comunque i mille euro. Solo per la casa ne spendevo 700… la mia era pura sopravvivenza, non vita. Ho chiesto con difficoltà una mano ai miei genitori, poi mi sono rassegnata. Mi sono detta: non vale la pena stare qui per vivere in questo modo, nascosta in una topaia, senza riuscire a mettere nulla da parte".

Gli stipendi troppo bassi e la precarietà del lavoro

Del resto la questione riguarda anche gli stipendi medi, fermi da 20 anni e di conseguenza ormai troppo bassi per stare al passo con i costi di una metropoli come Milano, che mentre attira milionari, star e manager lascia indietro la maggior parte della popolazione. Offrendo loro, oltre a case a costi proibitivi e svaghi pagati a caro prezzo, un mercato del lavoro che prevede troppo spesso stage non pagati, continui contratti a termine o a chiamata. Il risultato? Niente casa propria, niente figli e famiglia, progetti personali rimandati a data da destinarsi. In poche parole, niente autonomia per i cittadini e niente crescita per il Paese, destinato in questo modo a stazionare sempre in fondo alle classifiche europee.

"Trovare un lavoro qui non è difficile, solo che poi non ti permette comunque di sostenerti davvero economicamente. Così dopo aver cambiato altri impieghi simili, sempre a scadenza, ho da poco deciso di provare a intraprendere la strada dell'insegnamento. La vedevo più sicura, un posto garantito, con orari che consentono una miglior qualità di vita e non che cambiano ogni settimana con turni fino alle 21, nel weekend o durante i festivi. Ma in realtà si è rivelata molto, molto difficile. Ho iniziato con le messe a disposizione e le supplenze alle elementari, quando mi chiamano prendo sui 1300/1400 euro al mese. Studierò per avere più titoli e tenterò il concorso, quando uscirà. Ma sarà un percorso lungo e complicato. Ora come ora non posso fare progetti a medio o lungo termine, vivo alla giornata, senza certezze o prospettive".

Una vicenda emblematica, visto che stando ai dati di Adesso!, l'età media dell'uscita di casa è oltre 30 anni (in Svezia, Danimarca o Finlandia è 21), mentre il 67 per cento degli under 35 vive ancora sotto il tetto dei genitori, in perenne attesa di costruire il proprio futuro visto che i salari medi si aggirano intorno ai 1200 euro al mese, con il 70 per cento dei contratti a tempo determinato e un affitto medio che a Milano pesa il 76 per cento sullo stipendio.

L'autonomia impossibile dei giovani lavoratori

"Intanto sto comunque cercando casa in provincia, dove adesso lavoro. Anche qui, però, i costi sono proibitivi. Per trovare degli affitti accessibili bisogna allontanarsi da Milano, spingersi verso Lodi o Treviglio, ma l'offerta inizia a scarseggiare. Nel mio caso poi, da precaria senza garanzie familiari alle spalle, non è facile. Senza contare che per un monolocale non arredato a Cassano d'Adda mi hanno appena chiesto 600 euro, la metà del mio stipendio. Non è un caso raro, anche in provincia i bilocali arrivano a costare fino a 800/900 euro. Da sola senza genitori alle spalle è impossibile, dovrei trovare per forza un compagno o qualcuno con cui divedere le spese". Senza agevolazioni o detrazioni statali per i giovani sul primo affitto, insomma, non tutti riescono a mettere le basi per la propria vita.

"Sono davvero avvilita, soprattutto quando sento puntare il dito contro i giovani che escono di casa tardi. Quando studiavo non vedevo l'ora di essere indipendente, vivere la mia vita… ora guardo i miei compagni di classe, e vedo che nessuno è ancora riuscito a costruirsi una vera e propria strada. Bisogna necessariamente alzare gli stipendi, che in Italia sono bassissimi, e adeguarli a un costo della vita ormai altissimo. Soprattutto a Milano".

1 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views