A Milano è possibile far parte di un coro di sconosciuti senza saper per forza cantare: come funziona

A Milano è possibile far parte di un coro composto principalmente da persone che non si conoscono e senza dover per forza sapere cantare. Stiamo parlando di HardKoro, un'iniziativa che nel capoluogo meneghino (e non solo) sta raccogliendo centinaia di adesioni. Ci siamo stati anche noi e, durante la serata organizzata al Base, ci siamo resi conto di come un gesto all'apparenza tanto semplice come il canto possa unire, farci sentire meno soli e permettere un rilascio di endorfine in grado di farci dimenticare le fatiche della quotidianità.
Nessuno prova vergogna a non sapere cantare. Anzi. La sfida è "solo" provare a imparare il testo il prima possibile, in modo armonico, cercando di riprodurre suoni e parole come insegna (e ci perdonerà se abbiamo utilizzato questo verbo) il maestro – o meglio Non Maestro – Michele Acocella. Poi che tu scopra di essere un talento o meno, poco importa perché quello che si crea tra le decine di persone che sono lì con te, è tale da sembrare che il neo coro canti insieme da anni. Dopo la nostra partecipazione, Fanpage.it ha intervistato proprio Acocella per capire come è nato il progetto e quale sarà il futuro.

Come nasce Hardkoro?
Come capita con tutte le belle idee, anche per Hardkoro è stato preso spunto da un progetto partito 11 anni fa in Canada: il movimento dei Pub Choir e cioè cori nati nei pub. Giovanni Pesce, Kim Mingo e Pietro Pierangeli, tre amici che poco prima della pandemia Covid si ritrovavano a casa per cantare canzoni in stile karaoke, hanno intercettato questo format e si sono detti: "Perché non lo portiamo in Italia?".
La pandemia ha però bloccato tutto. Dopo questa, hanno iniziato a fare i primi esperimenti con i loro amici. Erano circa una ventina di persone. Un giorno, hanno incontrato me in un locale di Milano, il Don't Tell Mama. Hanno visto che facevo cantare le persone da dietro un piano e mi hanno chiesto di diventare il direttore musicale nonché il maestro di HardKoro. Io però dico sempre che sono il "Non Maestro". Da lì, abbiamo iniziato con eventi sempre più grandi e, pian piano, abbiamo raggiunto le centinaia di persone, come hai potuto vedere.
Il format italiano ha alcune particolarità che lo differenzia da quello canadese. Per esempio, c'è un brano a sorpresa.

Quindi effettivamente in quanti siete a lavorare a questo progetto?
Il team attualmente è composto da sei persone, che sono i fondatori: Giovanni Pesce, Pietro Pierangeli, Kim Mingo, che citavo prima, poi ci sono io, Michela Acocella, c'è Alvise Tedesco, che è anche il nostro filmaker e Guido Casali, che è anche il nostro musicista. Al team dei fondatori, si sono aggiunte poi altre persone.
Abbiamo, infatti, avuto bisogno di una produttrice. Poi di qualcuno che ci aiutasse per l'organizzazione degli eventi e per la gestione dei social. Abbiamo quindi una social media manager. Piano piano, il team si sta allargando. A oggi non superiamo le dieci persone.
Oltre che a Milano, girate anche nel resto d'Italia. Giusto?
Il progetto inizialmente è nato a Milano. Poi abbiamo capito che la richiesta era molta: anche durante le sessioni, ci arrivavano messaggi da tutta Italia. Abbiamo iniziato ad accogliere le richieste e piano piano abbiamo iniziato a costruire, quello che noi abbiamo definito, un tour. La prima data fuori Milano, è stata Bergamo.
Poi siamo stati a Padova, a Torino e via via sempre più lontani. Siamo stati anche a Roma, a Bologna, a Parma. Ci sono città, che stanno diventando luoghi dove tornare abitualmente. Di recente, siamo stati anche a Bari. Vorremo far cantare tutta Italia.
Ci stiamo dedicando molto alla possibilità di sbarcare al Sud. Io desidero molto raggiungere delle regioni a me molto vicine. Mia madre è pugliese e non vedevo l'ora di poter tornare a casa e condividere questa esperienza. Ci sono persone che scrivono sempre "Ma non venite mai giù?". L'altra mia città preferita è Palermo e sarà una delle prossime su cui punteremo. La cosa bella di HardKoro è che ogni posto, in cui lo portiamo, ha un'energia diversa. Ogni volta è una nuova emozione: non è mai sempre la stessa cosa. Il formato e la costruzione sono gli stessi, ma i cantori no. A volte funziona meglio, altre volte meno. L'energia è sempre diversa. Questa è un po' la sorpresa degli eventi di HardKoro.

Nei messaggi che hai citato, cosa scrivevano le persone? Secondo te, perché sono così entusiaste di partecipare a una sessione di HardKoro? È un'alternativa ai "soliti eventi", un modo per mettersi alla prova o uno strumento per fare nuove conoscenze?
Sicuramente è un mix di queste cose. Avere intercettato la necessità delle persone di stare insieme anche con sconosciuti e passare due ore in totale spensieratezza, è sicuramente una delle basi fondamentali. Cantare insieme è sempre stata un'attività coltivata e portata avanti in luoghi come le chiese, per esempio.
Nel tempo si è persa questa cosa. Io stesso da piccolo andavo molto in chiesa soprattutto per cantare. Oggi la chiesa non la frequento più, però il cantare con gli altri mi è rimasto. Che sia una giornata al parco o una jam session in un locale, c'è sempre un po' questa voglia. Ovviamente se parliamo di jam session, si fa riferimento anche a persone che suonano. Si va su competenze un po' più specifiche. Cantare insieme è qualcosa proprio di primordiale.
In questo periodo, grazie ai social, è diventato un trend, ma tutto parte sicuramente da una necessità che è quella di stare insieme, di costruire qualcosa insieme agli altri anche nella semplicità del canto.

Le sessioni non coinvolgono solo giovani o giovanissimi, ma persone di tutte le età.
Assolutamente sì. Il bello del nostro pubblico, che poi noi facciamo sempre un po' fatica a chiamare così perché sono effettivamente i frontman di HardKoro, è che è eterogeneo. C'è ogni target di età, tante donne e stanno arrivando tanti uomini. All'inizio erano un po' più timidi, adesso no. La cosa bella è che HardKoro non è un cantare a squarciagola, ma costruire un brano popolare in versione polifonica.
Se si pensa a un coro, si immagina un corso professionale dove si frequentano lezioni e competenze. In HardKoro, invece, facciamo un passo indietro: non abbiamo le competenze. Io non ho una formazione musicale, però ci piace mantenere la qualità della polifonia ovvero creare su più voci, su più livelli vocali la stessa canzone, che siamo abituati a sentire quotidianamente. Cantarla insieme con più voci, ti fa sentire in un'esperienza a 360 gradi. A questo poi si aggiungono i benefit per la mente e il corpo.
Sono stato invitato a parlare al TED Talk a Mantova. Sono stato affiancato da vari professionisti, tra cui psicologi, che hanno proprio spiegato come ci sia un rilascio di endorfine, come, quando si canta insieme, si allinei la respirazione e addirittura il battito cardiaco.

Come scegliete i brani?
Il prerequisito di un brano è quello di essere conosciuto da tante persone. Il genere poi in realtà spazia. Siamo passati da Britney Spears ai Red Hot Chili Peppers a David Bowie e fino a Lady Gaga. Non abbiamo un genere: un giorno potremmo cantare una canzone metal e il giorno successivo potremmo cantare una canzone neomelodica.
Ci piace cavalcare i trend. Se in un periodo c'è una tematica di cui si parla molto, ci piace scegliere un brano che sia in linea oppure che sia totalmente opposto.
C'è un brano che ha riscosso più successo o qualcuno che non è piaciuto?
Tra le canzoni che hanno riscosso più successo c'è Umbrella, che è stata quella che ci ha permesso di esplodere sui social in maniera incredibile.
Non saprei dirti un brano che non è piaciuto perché ogni volta l'entusiasmo è così tanto grande, che onestamente la musica va quasi in secondo piano. Il fatto che il brano sia a sorpresa non è un caso. Se noi anticipassimo il brano molti potrebbero dire: "Ah no, questa canzone non mi piace, allora io non ci vado".
E siccome sappiamo che la musica a volte potrebbe anche portare delle divisioni, il brano non lo sveliamo mai. Questo fa capire quanto la musica passi quasi in secondo piano: non è tanto quello che canteremo, ma che lo faremo insieme e insieme a degli sconosciuti.