Il comune di Codogno ha sospeso per sei mesi un dipendente che durante le ore di lavoro ha rifiutato di indossare la mascherina. A stabilirlo è stata la commissione disciplinare interna. L'uomo però avrebbe impugnato la questione sia al Tribunale amministrativo regionale, ma anche al Tribunale del Lavoro.

Il dipendente aveva richiesto di poter lavorare in smartworking

La diatriba è iniziata già nei mesi della prima ondata della pandemia. Nonostante i richiami, le sollecitazioni dei colleghi e una sospensione di otto giorni, il dipendente si sarebbe sempre rifiutato di seguire le disposizioni anti-contagio previste per gli uffici comunali ritenendole "anti-costituzionali" e "una privazione della libertà". Viste le polemiche, avrebbe chiesto di poter lavorare in smartworking o – stando a quanto riportato dal quotidiano Il Giorno – di poter essere trasferito in un ufficio da solo. Richieste che però non sarebbero mai state accettate.

La sospensione e la decisione di impugnare il richiamo al Tar

Dopo la sospensione, partita l'1 maggio, l'uomo ha deciso di impugnare la decisione e il protocollo anti Covid davanti al Tar di Milano e al tribunale del lavoro di Lodi costringendo il Comune ad incaricare un avvocato. Il dipendente è fermamente convinto che i tribunali saranno dalla sua parte. Sulla questione invece il primo cittadino, Francesco Passerini, preferisce non esprimersi: "La vicenda è delicata, prima facciamo parlare la giustizia". A sostegno dell'uomo, c'è però il sindacato della Fisi che ha organizzato un presidio davanti al Comune e che ritiene la decisione della sospensione illegittima.