Interviene anche il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sul caso della scorta revocata al giornalista Sandro Ruotolo. Ed esprime tutti i suoi dubbi sulla decisione presa. "Per me – afferma da Pomigliano d'Arco – è una cosa assurda la revoca della scorta a Sandro Ruotolo. Oggi torno a Roma e mi informerò per capire cosa sia successo", promette il vicepresidente del Consiglio assicurando che farà chiarezza sulla revoca della scorta. "Se non ci sono rischi per Sandro non devo dirlo io ma i tecnici", spiega ancora Di Maio, che prosegue: "Allora okay. Ma se invece è stata fatta una scelta imprudente, Ruotolo merita la scorta perché lui è uno di quei giornalisti di questa terra che si è battuto nella lotta alla criminalità organizzata e alla camorra".

A esprimersi sulla revoca della scorta a Ruotolo arriva anche il magistrato Gian Carlo Caselli, ai microfoni de l'Italia s'è desta, su Radio Cusano Campus: "Spero non si sia deciso sulla base di criteri puramente burocratici perché sarebbe sbagliato. A Napoli si spara ancora, questa gentaglia dei Casalesi del clan Zagaria continua ad avere degli alleati, delle presenze. Nel nostro Paese chi agisce con rigore e coraggio è visto un po' come un marziano e chi ha la schiena dritta diventa un bersaglio. Il fatto è che per molte persone il problema non è il male, ma raccontare questo male. Spero che non siano questi i motivi che hanno portato a togliere la scorta a Ruotolo. Ovviamente non è che uno si sveglia la mattina e decide di togliere una scorta. Ma a me non sembra il momento di dire che la mafia è sconfitta. In un Paese che ha problemi di comunicazione, chi comunica bene e racconta cos’è la mafia è considerato un problema".

Il magistrato prosegue: "Ieri ero a Trieste, alla terza giornata di un lungo incontro di tanti giovani di Libera sui problemi delle mafie e della corruzione. Viene data la notizia di questa revoca della scorta a Sandro Ruotolo e scatta un lungo, fortissimo, applauso. I ragazzi non hanno capito, sanno chi è stato Ruotolo e questo applauso oltre che affetto e vicinanza significava anche incredulità. Ruotolo ha dato fastidio per il coraggio con cui ha affrontato i problemi della mafia e per questo è finito nel mirino. L’elenco dei giornalisti uccisi dalla mafia è lunghissimo, e lo dico per scaramanzia. C’è una commissione centrale che valuta le segnalazioni delle singole questure e prefetture e dopodiché decide in base a dei suoi criteri e parametri. Ma naturalmente in questa materia c’è tanta discrezionalità. Per i mafiosi è troppo quando un giornalista fa inchieste approfondite e quindi i mafiosi, anziché continuare a fare i loro affari vergognosi e schifosi senza che nessuno se ne accorga, incontrano ostacoli perché l’opinione pubblica si fa più avvertita. Loro temono la parola, la critica, consentire alla gente che la mafia non è solo un problema di ordine pubblico, è un problema che inquina la politica, l’economia, pezzi dell’informazione che non sono come Ruotolo. La mafia teme chi si mette di traverso".