Libia ribelli chiedono aiutoù

Le forze leali del dittatore libico Mu'ammar Gheddafi hanno lanciato oggi un'offensiva per recuperare diverse città dell'est della Libia, una zona sotto il controllo dei ribelli da quando è iniziata la rivolta, due settimane fa. Secondo quanto informa Al Jazeera, i militari sono entrati nella città di Marsa el Brega ed hanno cacciato i ribelli dalla zona, dove tra l'altro è presente una delle raffinerie di petrolio più importanti del paese.

La situazione, però, resta molto confusa. Alcuni testimoni assicurano che stanno continuando i bombardamenti aerei mentre  a terra continuano gli scontri violenti tra i ribelli e l'esercito. Al Jazeera ha anche aggiunto che anche l'aeroporto della città è sotto il controllo del regime e che almeno 14 persone sarebbero morte morte negli scontri. L'aviazione libica inoltre avrebbe attaccato anche Ajdabiyah, una città ubicata nella zona dove i ribelli controllano un'importante base militare e molti depositi di armi.

Intanto il movimento ribelle che lotta per cacciare Gheddafi, inizia a mostrare i primi segni di stanchezza ed impazienza per una situazione che rischia di restare incerta a lungo. Il dittatore ed i suoi fedelissimi restano asserragliati a Tripoli ed anche se i ribelli controllano quasi tutto l'est del paese e sono sempre più vicini a conquistare anche l'ovest, credono ormai sia un'impresa quasi impossibile assaltare la capitale libica senza l'aiuto della comunità internazionale. Per questo  molti leader ribelli auspicano un intervento militare esterno che spiani la strada verso la vittoria ai ribelli accogliendo così la proposta degli Stati Uniti che hanno offerto qualiasi tipo di aiuto ai ribelli libici.

Gli insorti, però, non vogliono truppe straniere a terra ma sono d'accordo sulla creazione di una zona di esclusione aerea così come proposto da Stati Uniti ed Unione Europea. Anche se gli Stati Uniti non ha ricevuto alcuna richiesta dai ribelli, a Bengasi, l'epicentro della rivolta, alcuni membri del Consiglio Nazionale di Transizione che governa la città, hanno assicurato che preparano una richiesta formale di aiuto che potrebbero rendere pubblica oggi stesso.

Anche a Misurata, a 200 chilometri ad est di Tripoli, che sta subendo continui attacchi da parte delle truppe del colonnello libico, un portavoce del comitato popolare ha assicurato che la gente vorrebbe l'aiuto delle potenza occidentali per schiacciare il regime. "Una zona di esclusione aerea limiterebbe i loro movimenti e la loro capacità di traspostare i mercenari dal sud al nord e di reclutarli nei paesi subsahariani", ha dichiarato un membro del Consiglio di Misurata. "Consegnandoci equipaggiamenti militari ed armi il nostro esercito di liberazione riuscirebbe a marciare su Tripoli. Inoltre dei bombardamenti selettivi contro gli obiettivi militari del regime metterebbero fine alla guerra ed a questo bagno di sangue".

Stati Uniti ed Europa dal canto loro insistono che l'obiettivo principale deve essere quello di impedire che Gheddafi continui ad utilizzare l'aviazione, una forza che i ribelli non riescono a contrastare e che potrebbe riuscire ad eliminare le forze d'opposizione. Ad ogni modo diversi paesi, come la Francia, hanno già annunciato che non appoggeranno nessun intervento militare senza un mandato dell'ONU.