Le Monde: Pompei, un simbolo dell'Italia stanca

L’Italia di nuovo sotto accusa per la cattiva gestione di Pompei, questa volta a fare un analisi delle cattive condizioni in cui versa il sito archeologico  è il quotidiano Le Monde, che si sofferma su come questo gioiello della cultura stia cadendo in rovina. Dopo i numerosi crolli avvenuti, infatti, di parole per difendere un patrimonio così importante ce ne sono state tante, ma ancora troppo poco si è fatto per garantire che la risorsa culturale e turistica di Pompei possa essere curata e gestita nel modo migliore possibile.

Per Le Monde molto è in mano alla mafiaCrolli anche simbolici visto che Pompei dai francesi viene vista come “il simbolo di un’Italia stanca”, che sta cadendo in rovina per una serie di cause “mancanza di finanziamenti, lentezza dell'amministrazione, corruzione, disattenzione di chi deve decidere”.  In particolare si racconta che per risolvere il problema della presenza di cani randagi all’interno del sito non si è trovato di meglio da fare che costruire delle cucce, che sono costate 130mila euro e avvisare i visitatori con dei cartelli di non avvicinarsi ai cani. La ragione di questa scelta secondo l’inviato del quotidiano affonda le radici nella storia dell’Italia ed in particolare del sud, dove la maggioranza delle imprese sono sotto il controllo della mafia, alla quale interessano grandi lavori perché sono quelli che fanno guadagnare. “Restaurare una colonna per la criminalità organizzata è a livello finanziario meno vantaggioso che costruire un nuovo spogliatoio per i guardiani" sentenzia il reporter.

Ipotesi di dare in gestione gli scavi ad un gruppo di università – Dello stesso parere anche Antonio Irlando, architetto e responsabile dell'Ong Osservatorio del patrimonio culturale, per il quale "Pompei è in pericolo di morte", ma anche di Philippe Daverio, storico dell’arte, secondo il quale l’Italia non è in grado né economicamente né umanamente di difendere il suo patrimonio artistico. Secondo Daverio la ricetta per risolvere la questione è quella di dare il compito di gestire il sito a quattro  o cinque università del mondo che, però, dovranno essere coordinate da un alto commissario. Soluzione che per noi italiani forse equivale ad una vera e propria sconfitta, anche perché nel nostro Paese non mancano persone che abbiano idee e competenze giuste per riportare Pompei allo splendore che gli si addice.