Il 30 aprlie 2014, a partire dalle 20.30, storie di lavoro verranno lette, cantate, suonate, disegnate, tutte insieme e in tutta Italia, all'interno di un evento dal nome “La Notte Del Lavoro Narrato”. Gli ideatori sono Vincenzo Moretti, sociologo e membro della fondazione Giuseppe Di Vittorio, e Alessio Strazzullo, giornalista e videomaker, membro della Fondazione Ahref. L'iniziativa vuole riflettere sul senso del lavoro, il lavoro ben fatto, con un approccio artigiano, svolto con passione; l'unico a produrre un vero valore. Un progetto che vuole raccontare l'Italia della passione e dell'accuratezza, un'Italia che intende cambiar verso, e che merita rispetto, dove il valore ultimo, è fare bene ciò che si sa. Dar vita e corpo a tale sapere non è altro che il processo produttivo di una società virtuosa, dove il denaro non è il solo metro di paragone nella scala sociale, ma al suo posto c'è la dedizione, il prendersi cura delle cose, il lavoro che il 30 aprile verrà raccontato, per l'appunto.

Attraverso una piattaforma web e l'hashtag #lavoronarrato si potrà assistere a ciò che accadrà in tutti i luoghi d'Italia in cui sarà celebrata La Notte Del Lavoro Narrato. Con il materiale raccolto si tenterà, poi, di produrre un documentario che restituisca il senso dell'evento. Qui l'elenco delle città che aderiranno all'iniziativa, con la mappa dei luoghi.

Abbiamo intervistato Alessio Strazzullo, per conoscere genesi e sviluppi di un progetto così ambizioso, coraggioso e controcorrente.
(I = Iavarone, S = Strazzullo)

I: La Notte Del Lavoro Narrato vuol raccontare un'Italia appassionata e artigiana, sembra quasi una reazione, tradizionale e alternativa, ad un mercato del lavoro chiuso e piramidale. Cosa vi ha spinti a questa ricerca?

S: Trattata da questo lato la questione è difficile da riassumere in poche righe ma posso dirti che alla base di quest'esperienza c'è sicuramente la voglia di raccontare i principi e le varie fasi attraverso le quali le persone compiono il proprio lavoro: questo è quello che ci interessava nella nostra ricerca. Raccontaci quello che sai fare, come lo fai ed anche perché. Raccontaci cosa vuol dire farlo bene, qualsiasi lavoro sia, spiega agli altri perché il tuo lavoro ha un valore. Perché in questo crediamo molto, il valore – tranne in alcuni casi in cui il lavoro produce effetti negativi sulla società – per noi sta nell'approccio che utilizzi. Per questo, sì, tra le nostre storie c'è chi sfida il mercato tradizionale, ma anche chi nel mercato ci sta, e attraverso quello che ci piace definire approccio artigiano sa quando è il momento di cambiare direzione.

I: Con quali realtà siete entrati in contatto? Cosa si può imparare dalla narrazione di questo tipo di lavoro?

S: Le persone che abbiamo incontrato sono per la maggior parte appassionate del proprio lavoro o almeno appassionate alla maggior parte delle cose che fanno per il proprio lavoro. E fare le cose bene e in maniera sensata è effettivamente qualcosa di apparentemente banale, ma che l'Italia ha smesso di raccontare. Proprio perché la narrazione del lavoro, negli ultimi decenni, ha visto al centro la capacità di tirare su soldi, di guadagnare a tutti i costi, dimenticando l'aspetto fondamentale: le competenze, la forza, le capacità, la passione, il piacere, la volontà che ci vogliono per fare un lavoro di qualità. Qualsiasi esso sia. Questo è quello che abbiamo imparato, dall'artigiano e dal comunicatore, dal manager e dall'ebanista: fare le cose bene non è scontato, la qualità è un valore, la serietà è una via che porta a risultati. E l'Italia questo lo fa ancora, ha solo smesso per un po' di raccontarlo.

I: Spicca l'interesse per un'elaborazione artistica di tale narrazione, musicale, letteraria o teatrale che essa sia. Dove si incontrano il lavoro e l'arte di raccontarlo?

S: Ci piace credere che quella sera ogni persona che parteciperà darà il proprio contributo a questa narrazione collettiva attraverso la forma espressiva che preferisce. Sul Tema Vincenzo ha scritto un libro, io ho girato un documentario, speriamo si aggiungano presto pittori, musicisti, cantanti, registi teatrali, compagnie di danza. Il Lavoro è un tema complesso ed è stato trattato in tanti modi. Ma c'è tanto ancora da scavare e portare alla luce: non è forse anche questo uno dei compiti dell'arte?

I: La contemporaneità, quasi una forma di happening, dà forza all'evento che avete ideato. È quasi come se sentiste l'esigenza di far incontrare tutte queste realtà disseminate per l'Italia, facendole dialogare e, magari, organizzare. È così? E se sì, perché? Manca, secondo voi, un collante, politico, sindacale o di altro tipo?

S: Della formula "organizzazione dal basso" si è abusato molto. A noi piace dire “dall'alto della nostra condizione di cittadini” (cito un grande giornalista ed esperto di innovazione digitale e cittadinanza come Luca De Biase). È un dialogo, esattamente. Una rete, un network se vogliamo entrare più nello specifico. E ancora più nello specifico parliamo di persone che hanno voglia di raccontare la propria esperienza in merito. Crediamo che questo racconto, partecipato, condiviso, intrecciato, multiplo, sia venuto a mancare. E sì, crediamo sia venuto anche a mancare un collante – ma questo non è nulla di nuovo – nella società. Mi sento di dire che il racconto del lavoro e del lavoro ben fatto può essere un collante tra le persone. Esperienza bellissima quella nelle scuole: i bambini parlano con genitori e nonni intervistandoli e attraverso il racconto del loro lavoro scoprono cose che non immaginavano neppure. Attraverso il racconto ci diamo identità e senso, ci rappresentiamo, capiamo ed agiamo meglio.

I: Dalla Notte Del Lavoro Narrato nascerà un documentario. Di cosa tratterà? Che canali di distribuzione immaginate?

S: Il documentario verrà bene se tutti condivideremo il materiale che gireremo quella sera. In qualche luogo ci saranno dei filmaker, in altri gireranno con il cellulare e parteciperanno allo stream collettivo utilizzando l'hashtag #lavoronarrato. È un'esperienza di condivisone reale, non ci piacciono i trucchi. È difficile dire cosa sarà questo documentario ma una cosa è certa: proveremo a restituire tutto quello che accadrà durante la notte del 30 aprile. È una bella sfida.