
Mentre in Francia continua il blocco delle scuole, con gli studenti che denunciano le condizioni dei loro licei, in Italia sono partite le occupazioni studentesche, in segno di solidarietà verso i ragazzi francesi e contro l'ultimo decreto Valditara, considerato "razzista”.
Nelle ultime settimane ci siamo occupati su Fanpage.it del decreto per l'avvio dell'anno scolastico 2026/2027 (anche se le scuole sono già iniziate praticamente da un mese) e abbiamo sottolineato le incongruenze e le contraddizioni presenti nel provvedimento, che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 30 settembre.
Nel testo, che contiene anche il tetto del 30% per gli stranieri nelle classi e il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, un aspetto riguarda i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (Cpia). In pratica le scuole sono chiamate a segnalare ai servizi sociali i casi in cui le difficoltà linguistiche dei genitori stranieri siano da ostacolo a un'efficace collaborazione tra scuola e famiglia. Potrebbe essere richiesta per questi genitori la frequenza gratuita di corsi di italiano presso i Cpia, finalizzati al raggiungimento almeno del livello A2 della lingua. L'omessa partecipazione a questi corsi, previa diffida e salvi i casi di esenzione, può comportare una sanzione amministrativa, che va dai 200 ai 1000 euro.
Questi centri però non sono pienamente funzionanti, per difficoltà logistiche e organizzative, anche per carenza di strutture (mancano le sedi fisiche e i Cpia vengono ospitati spesso dalle scuole) e personale docente. Ci siamo domandati allora come si possa migliorare e favorire l'inclusione nelle scuole, senza prima potenziare proprio quelle strutture che dovrebbero consentire alle famiglie straniere di integrarsi nei territori e nelle comunità locali. Secondo un’indagine fatta dalla rete dei Cpia in Italia (Ridap), in 119 centri su 130 complessivi nell'anno scolastico 2025/26 risultavano oltre 31mila persone in lista d'attesa. Per cui è praticamente impossibile offrire un servizio per tutti, permettendo a padri e madri stranieri che ne faranno richiesta di rispettare gli obblighi di legge. E dunque se mancheranno i posti cosa succederà? È ovvio che ci troviamo di fronte a una norma ingiusta, che rischia di generare caos. È una questione sollevata anche dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani in un'intervista a Fanpage.it: "Nel momento in cui un genitore di un ragazzo vorrà seguire dei corsi d'italiano proprio per rispettare la legge si scontrerà con il fatto che nei Cpia non ci saranno posti. E dunque cosa succederà? Verrà comunque inflitta la sanzione?".
Di fronte a queste perplessità, il ministro dell'Istruzione Valditara ha diffuso una nota la scorsa settimana, sottolineando che proprio sulla rete dei Cpia il governo Meloni si è già mosso in questi anni, potenziando i servizi e stanziando risorse. Il titolare di Viale Trastevere ha detto che "mai come in questi anni i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti hanno ricevuto diverse risorse: 11 milioni di euro del PNRR per i laboratori e 40 milioni per le azioni di contrasto alla dispersione scolastica" ai quali si sono aggiunti nel febbraio di quest'anno "20 milioni per sostenere l'offerta formativa e rafforzare le competenze di base, linguistiche civiche e digitali degli adulti", e altri 29 milioni "destinati ai percorsi di formazione civico-linguistica". Inoltre l'ultimo decreto prevede uno stanziamento di 14 milioni per "rafforzare le competenze linguistiche degli studenti stranieri" nei casi in cui non sia possibile rispettare il tetto del 30% per la composizione delle classi.
Ma le risorse stanziate dal ministero non risolvono il problema e non dimostrano che le nuove prescrizioni sull'obbligo per i genitori di ragazzi stranieri di imparare la lingua possano essere rispettate. Il ministro fa sapere che nell'anno scolastico 2025/2026 sono stati quasi 185mila gli stranieri che hanno frequentato i corsi di alfabetizzazione e di italiano, all'interno di un sistema di istruzione degli adulti che coinvolge complessivamente 337mila persone, tra italiani e stranieri. Sarebbero 10mila i percorsi di apprendimento di italiano e alfabetizzazione attivati nello scorso anno scolastico: 3.690 di livello A1 e 6.372 di livello A2, secondo gli ultimi dati ministeriali.
Valditara ha dichiarato che "L'organico dei Cpia relativo ai percorsi di alfabetizzazione e di primo livello è passato 5.193 posti dell'anno scolastico 2021/2022, a 5.687 nel 2025/2026, con un incremento complessivo di 494 unità". I conti però non tornano, non solo perché, come dicevamo, risultano già circa 30mila persone in lista d'attesa. Le cifre indicate da Valditara si riferiscono al totale dei docenti dei Cpia, non si riferiscono esclusivamente a quelli impegnati nell'insegnamento dell'italiano agli stranieri, che al momento sono insufficienti.
Secondo le stime della Uil Scuola, il numero di docenti direttamente impegnati nell'alfabetizzazione e nell'insegnamento dell'italiano L2 agli stranieri sarebbe sensibilmente più basso: parliamo di circa 1800 unità. Ma oggi il sistema è già in difficoltà: se il nuovo obbligo dovesse determinare altre decine di migliaia di utenti, sarebbe necessario un consistente incremento degli organici.
Secondo il segretario generale della Uil Scuola Giuseppe D'Aprile, occorre distinguere tra i diversi dati: "L’ultima rilevazione analitica disponibile della Ridap, relativa all’anno scolastico 2023/24 e a 117 Cpia su 130, registrava 5.815 docenti complessivi, di cui 1.551 nei percorsi di alfabetizzazione e 293 appartenenti alla classe di concorso A-23. A questi si aggiunge il potenziamento dell’italiano L2 previsto a partire dal 2025/26, con nuovi posti A-23 destinati però alle scuole secondarie con una presenza significativa di studenti stranieri neoarrivati o con competenze linguistiche inferiori al livello A2, e non direttamente all'organico dei Cpia", ha detto Fanpage.it. Allo stato attuale, non disponiamo di un dato ufficiale aggiornato che permetta di quantificare con precisione quanti docenti siano effettivamente dedicati all’insegnamento dell’italiano L2 e, soprattutto, quale sarà il fabbisogno richiesto dal nuovo decreto.
"Già solo per affrontare le attuali liste d'attesa sarebbe necessario un primo potenziamento che possiamo stimate in circa 400-500 docenti in più, con un investimento nell'ordine 15-20 milioni di euro l'anno per il solo personale docente", ha spiegato D'Aprile.
Se si ipotizza che il nuovo obbligo per le famiglie straniere introdotto dal decreto Valditara possa coinvolgere circa 50mila nuovi utenti, "è evidente che il fabbisogno crescerebbe ulteriormente e potrebbe arrivare complessivamente a 1000-1300 docenti". In uno scenario di questo tipo servirebbe assumere quasi il doppio dei docenti attualmente in servizio nei Cpia dedicati all'insegnamento della lingua agli stranieri.
Per il segretario della Uil Scuola "Se la nuova misura dovesse coinvolgere decine di migliaia di ulteriori persone, è comunque evidente che l’attuale capacità dei Cpia dovrebbe essere significativamente potenziata. E alle risorse per i docenti andrebbero aggiunte quelle necessarie per il personale ATA, per le sedi e per l’organizzazione dei corsi".
"Il punto, però, è chiaro: se si vuole davvero favorire l’integrazione attraverso la conoscenza della lingua italiana, non basta introdurre un obbligo. Bisogna mettere il sistema nelle condizioni di garantirne concretamente l’attuazione. Già oggi migliaia di persone aspettano di poter frequentare questi corsi. Per questo riteniamo necessario rafforzare i Cpia e, più in generale, investire in percorsi strutturali di italiano L2, potenziare gli organici e la classe di concorso A-23, aumentare la presenza dei mediatori linguistico-culturali e garantire personale stabile. L'integrazione non si costruisce con obblighi e sanzioni se prima non si mettono a disposizione gli strumenti necessari per renderla possibile".