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Mentre ci troviamo ad affrontare la terza ondata di caldo di quest'estate, è inevitabile rivolgere un pensiero a quello che è successo nelle ultime settimane nelle scuole con le alte temperature, e fare qualche riflessione. Gli esami orali di maturità sono quasi del tutto terminati, i colloqui sono iniziati negli ultimi giorni di giugno e si sono conclusi praticamente ovunque nelle prime settimane di luglio. Ma la Maturità 2026 non è stata semplice per docenti e insegnanti, non solo per lo stress e l'ansia che sempre si accumulano in questa parte dell'anno. Durante gli esami infatti si sono registrati diversi casi di svenimento, spesso legati al caldo torrido nelle aule, con l'anticiclone africano che ha portato le temperature anche oltre i 40 gradi nelle città.

Un episodio si è verificato a Mestre, dove il presidente di commissione si è sentito male mentre erano in corso gli orali, che sono stati poi sospesi. Una 18enne ha accusato un malore in un istituto di Lecco durante le prove orali, mentre a fine maggio un'altra studentessa di 13 anni in una scuola media a Montecchio, in provincia di Reggio Emilia, ha perso i sensi ed è stata portata in ambulanza al Pronto soccorso. Un altro intervento del 118 è stato necessario a Roma, dove un'altra ragazza è svenuta per il caldo. E potremmo continuare.

Il problema lo conosciamo bene: oltre il 90% degli edifici scolastici in Italia è sprovvisto di impianti di climatizzazione o ventilazione attiva, visto che si tratta di strutture costruite prima che ci accorgessimo del cambiamento climatico in corso. Che fare dunque, in vista della riapertura delle scuole nella prima metà settembre, quando presumibilmente il termometro sarà ancora al di sopra dei 30 gradi?

IL TEMA DEL GIORNO

Ma siamo proprio sicuri che ci abitueremo al caldo caraibico nelle scuole?

Ci sembra evidente che il governo non stia affrontando il tema con tempestività e con uno sguardo lungimirante. Il botta e risposta distanza tra il presidente del Senato Ignazio La Russa e il premio nobel per la Fisica Parisi, che vi abbiamo raccontato qualche giorno fa, mostra molto bene lo scarto tra la realtà e la percezione del rischio che ha chi siede nei palazzi istituzionali. La Russa minimizza e dice che "ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo". Parisi con garbo e ironia gli fa notare che sì, possiamo anche abituarci al caldo: "Se uno sta al camposanto, sotto un metro di terra, non sente tanto caldo". Si fa presto a dire che ci adatteremo a queste temperature, ma senza un piano concreto sembra che andare a scuola debba trasformarsi in una prova di resistenza, che mette in pericolo anche la salute di ragazzi e docenti. E i casi di malore in queste condizioni non potranno che aumentare.

Dobbiamo dircelo, stiamo scivolando su un piano inclinato e l'assenza di una visione a lungo termine avrà effetti devastanti nei prossimi anni. Il governo Meloni ha recentemente stanziato 360 milioni di euro (fondi che provengono dal Fondo Sviluppo e Coesione) per una serie di interventi per l'edilizia scolastica, che dovrebbero riguardare opere di messa in sicurezza, adeguamento antincendio e abbattimento delle barriere architettoniche nelle scuole. Si tratta di un finanziamento che si aggiunge agli oltre 12 miliardi di euro all'edilizia scolastica previsti dal Pnrr, e che si colloca in continuità con un altro piano specifico da 429 milioni per antincendio e messa in sicurezza. Tutte misure giuste, ma la questione caldo non sembra essere in cima alla lista delle emergenze.

Recentemente il tema è stato sollevato in Parlamento dal M5s, durante un'interpellanza alla Camera della deputata Gilda Sportiello, la quale ha chiesto al governo di intervenire con misure strutturali e con un piano ad hoc per mitigare gli effetti della crisi climatica. La deputata pensa a un programma dedicato e dettagliato di adattamento climatico degli edifici scolastici, con l'emanazione anche di linee guida specifiche, affinché il personale scolastico possa riconoscere i sintomi di un disturbo legato al caldo. La richiesta di Sportiello parte da un dato oggettivo: bambini e ragazzi sono tra le categorie più fragili quando si parla di caldo estremo. La risposta è stata però fumosa. A rispondere per conto dell'esecutivo c'era il sottosegretario alla Salute Gemmato, il quale si è limitato a riferire che il ministero dell'Istruzione si è detto disponibile a partecipare a iniziative interministeriali finalizzate a rafforzare la resilienza climatica del patrimonio scolastico, di concerto con i ministeri della Salute e dell'Ambiente. Nulla insomma fa pensare che da qui a settembre negli istituti scolastici qualcosa si muoverà. L'esecutivo sembra essere piuttosto intenzionato a sperare che quest'ondata di caldo passi in fretta.

L'APPROFONDIMENTO

Troppo caldo a scuola? Anief: "Intervenire sul calendario scolastico, le lezioni comincino a fine settembre"

Come risolvere allora il problema del caldo estremo negli ambienti scolastici? Mentre le temperature sono sempre più alte, con punte fino a 45 gradi (e – piccolo spoiler – non andrà meglio nelle prossime settimane e probabilmente neanche a settembre), gli edifici sono sempre più vecchi e gli insegnanti sempre più anziani, dato quest'ultimo da non sottovalutare.

"Dai numeri ufficiali del MIM, gli ultimi disponibili, nell'anno scolastico 2023-2024 su 61.307 edifici scolastici censiti solo 3.967 disponevano di condizionatori, cioè il 6%. Sappiamo che in Veneto un commissario esterno della Maturità è stato male durante gli esami, un altro caso si è verificato anche a Torino, ma si trattava di una maestra di scuola primaria", ha spiegato a Fanpage.it Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Che ha aggiunto: "Poi certamente abbiamo un problema legato al personale e quindi alla sicurezza e alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, perché il personale della scuola italiana per più del 50% è over 50 e abbiamo più di 240mila over 60".

Problemi che col passare del tempo diventeranno sempre più urgenti da risolvere in relazione all'avanzata del riscaldamento globale e del conseguente verificarsi sempre più frequente di ondate di calore. "Il nostro obiettivo – ha precisato Pacifico – è rendere l'ambiente educativo sicuro, salubre e che permetta di portare avanti gli apprendimenti, perché i primi a soffrire questo caldo sono gli studenti, e poi anche gli insegnanti".

Da qui la richiesta di Anief di intervenire sul calendario scolastico. "Se non si può intervenire direttamente sugli edifici, che sono vecchi di 50 o 60 anni, si deve andare a pensare a un calendario scolastico più flessibile. Il che non significa che le scuole devono restare chiuse solo un mese, ma si potrebbe ritornare a quello che succedeva 30 anni fa, quando per esempio al Sud, dove faceva più caldo, si rientrava in classe a fine settembre e si finiva lo stesso ai primi di giugno. E l'anno scolastico era salvo lo stesso", ha spiegato Pacifico, che ha concluso: "Si deve ragionare in termini sistemici e andare a fare uno studio negli ultimi 10 anni per capire quando si registrano questi picchi di calore, quali sono i tipi di istituto più a rischio e dove sono collocati. E di conseguenza aggiornare il calendario scolastico regionale, giocando all'interno dell'orario di flessibilità del curriculum e più ore magari settimanali. Si deve prevenire e non curare".

A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi

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