È stata approvata la prima bozza di riforma del Regolamento di Dublino proposta dal commissario Cecilia Wikstrom, che dunque ricevuto il via libera dalla commissione per le libertà civili. Il voto è avvenuta a larghissima maggioranza, considerando che la bozza era frutto di un lungo lavoro di mediazione fra le diverse componenti del Parlamento europeo: a favore hanno votato il gruppo dei Socialisti e Democratici, i liberali di Alde, la sinistra del Due, i Verdi e parte consistente dei parlamentari del Partito Popolare.

La novità più sostanziale riguarda la fine della responsabilità esclusiva dei paesi di primo approdo dei richiedenti asilo, uno dei punti più contestati dell’intero impianto del Regolamento di Dublino. Appena messo piede in uno dei Paesi membri della Ue, dunque, i richiedenti asilo verranno registrati (ci sarà un rapido controllo per capire se hanno diritto a fare domanda di protezione o se sono "pericolosi", caso in cui resteranno nel paese di primo approdo) e spetterà a una apposita commissione verificare se ci sono “corsie preferenziali” per il ricollocamento immediato in un altro paese. Come spiega Lania sul Manifesto, “ad esempio verranno favoriti i ricongiungimenti, per cui se un rifugiato afferma di avere un familiare già presente in un Paese dell’Unione viene ricollocato subito e poi spetterà allo Stato che accoglie verificare che la dichiarazione corrisponda al vero”. Altri criteri per il ricollocamento automatico saranno eventuali precedenti soggiorni o titoli accademici pregressi. Sono spariti dalla versione approvata i cosiddetti “controlli obbligatori di inammissibilità”, che avrebbero probabilmente determinato una soluzione non dissimile da quella attuale, obbligando i paesi di primo approdo ad “effettuare controlli sistematici sull’inammissibilità di tutti i richiedenti in base ai concetti di paese terzo sicuro e primo paese d’asilo, creando oneri aggiuntivi per i paesi di frontiera e mettendo a rischio il diritto di richiedere l’asilo”.

Cosa succede se un richiedente asilo non rientra in nessuna delle ipotesi di ricollocamento obbligatorio? In tal caso entrerà in funzione il meccanismo delle quote di redistribuzione, che sarà obbligatorio pena l’accesso ai fondi strutturali europei (alcune nazioni avranno tre anni di tempo per adeguarsi). Il richiedente asilo potrà scegliere fra 4 stati membri nei quali presentare la richiesta di protezione e lì sarà trasferito. La possibilità di scelta sarà determinata da un meccanismo di quote per ogni Stato, basate su popolazione e prodotto interno lordo (la proposta di inserire anche il tasso di disoccupazione fra gli elementi per determinare le quote è stata bocciata): al nostro Paese toccherà una quota vicina al 15% del totale. Come diretta conseguenza, spiega Elly Schlein, di Possibile, "non si potrà più rimandare in Italia un richiedente solo per il fatto di esservi arrivato e non si potranno più tenere minori per mesi in attesa di ricongiungimenti familiari".

Per quel che concerne i cosiddetti migranti economici, invece, la questione è più complessa. Se non sussistono le condizioni per fare domanda di protezione internazionale, infatti, i migranti resteranno sotto la diretta responsabilità del paese di primo approdo, che dovrà valutare la possibilità di effettuare i rimpatri. È questo uno dei punti più criticati dalle opposizioni, in particolare dal MoVimento 5 Stelle, che inoltre, con un intervento di Laura Ferrara, punta il dito contro i tempi di applicazione dei due "filtri" (sicurezza e ammissibilità domanda) per il ricollocamento dei richiedenti asilo: "Il meccanismo di ricollocamento non è affatto automatico: scatterà dopo le procedure dei filtri sulla sicurezza e sulla domanda. Un richiedente asilo potrà, dunque, essere trasferito in un altro Paese dopo molti mesi dal suo arrivo e nel frattempo sarà sempre l'Italia a farsene carico".

Nettamente diverso il giudizio dell'europarlamentare ed ex ministro Cecile Kyenge: "È il tassello forse più importante per il completamento di un sistema comune di asilo basato sulla solidarietà e la condivisione delle responsabilità tra tutti gli Stati membri. Con le modifiche apportate in commissione Libe essenzialmente basate su emendamenti di ispirazione del gruppo S&D, abbiamo eliminato quella che da sempre è considerata la stortura del sistema, la responsabilità del Paese di primo ingresso".

Ora la palla passa al Consiglio europeo, che dovrebbe fare propria la proposta e girare alla Commissione un testo finale per la modifica del Regolamento di Dublino, che poi dovrà essere confermata dal Parlamento europeo.