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24 Giugno 2026
8:17

Uno studio svela che i capodogli che vivono ai due lati opposti del Mediterraneo “parlano” dialetti diversi

Un nuovo studio dimostra che i capodogli del Mediterraneo orientale e occidentale parlano dialetti diversi, che vengono tramandati culturalmente da generazione a generazione.

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I capodogli che vivono sulle sponde opposte del Mediterraneo parlando due "dialetti" differenti 

Per migliaia di anni il Mediterraneo è stato un crocevia di culture, lingue e popoli umani, che si sono insediati lungo le sponde del Mare Nostrum dando vita nel tempo una propria identità. A quanto pare, però, non siamo gli unici animali ad aver sviluppato tradizioni culturali uniche in questo mare. Un nuovo studio ha infatti scoperto che anche i capodogli hanno sviluppato veri e propri "dialetti" diversi a seconda della zona in cui vivono.

La ricerca, condotta da un team internazionale guidato dalla University of St Andrews e pubblicata sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, mostra infatti come i capodogli del Mediterraneo orientale abbiano modificato nel tempo il loro modo di comunicare, dando origine a una variante locale del dialetto utilizzato dagli animali che vivono nel bacino occidentale.

I capodogli del Mediterraneo, una popolazione piccola e isolata

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Il capodoglio (Physeter macrocephalus) è il cetaceo odontoceto più grande del pianeta ed è presente nel Mediterraneo con una popolazione piccola e isolata

I capodogli (Physeter macrocephalus) sono i più grandi cetacei odontoceti (ovvero dotati di denti come delfini e orche) viventi e possono raggiungere oltre 15 metri di lunghezza. Sebbene molti li associno agli oceani aperti, questi animali vivono stabilmente anche qui nel Mediterraneo. Si ritiene che abbiano colonizzato per la prima volta i nostri mari circa 20.000 anni fa, entrando attraverso lo Stretto di Gibilterra e diffondendosi poi gradualmente verso est.

Oggi questa popolazione è considerata purtroppo in pericolo di estinzione: conta soltanto poche migliaia di individui ed è geneticamente isolata da quelle presenti negli altri oceani. Tra le principali minacce ci sono soprattutto le collisioni con le navi, il disturbo legato alle attività umane e al traffico marittimo e l'intrappolamento accidentale nelle reti da pesca, il cosiddetto bycatch.

Le "codas", le frasi dei capodogli

Per comunicare tra loro, i capodogli utilizzano una serie di vocalizzazioni molto complesse, che includono clic e altri suoni, tra cui le cosiddette "codas". Non si tratta di suoni simili ai canti delle balene come per esempio le megattere, ma di sequenze ritmiche di clic prodotti attraverso strutture specializzate presenti nella testa. Ogni sequenza è composta da un preciso schema di impulsi sonori e viene utilizzata soprattutto nelle interazioni sociali e permette agli animali di riconoscersi come membri di gruppi culturali più ampi.

Negli ultimi tempi, diversi studi hanno già scoperto che questo linguaggio è sorprendentemente simile al nostro: contiene regole e strutture fonetiche paragonabili alle nostre vocali e grazie alla tecnologia un giorno potremmo forse persino riuscire a "tradurlo".

Da tempo gli studiosi ritenevano anche che tutti i capodogli del Mediterraneo appartenessero allo stesso clan: parlano in un certo senso la stessa lingua, come se fossero parte di un unico ceppo linguistico. Questo linguaggio si differenzia da quello degli altri capodogli perché è caratterizzato da una particolare sequenza di clic nota come "3+1": tre clic ravvicinati seguiti da una breve pausa e da un quarto clic finale. Eppure, non è esattamente così.

A est i capodogli "parlano" più velocemente

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I capodogli che vivono più est "parlano" più velocemente di quelli che vivono a ovest

Analizzando circa vent'anni di registrazioni acustiche raccolte tra le Isole Baleari e la Fossa Ellenica, una profonda area marina situata a sud della Grecia e di Creta, i ricercatori hanno infatti scoperto qualcosa di inatteso. I capodogli che vivono nel Mediterraneo orientale utilizzano ancora lo schema "3+1", ma lo eseguono in modo significativamente più rapido rispetto a quelli del Mediterraneo occidentale. In pratica, la struttura della "parola" è rimasta la stessa, ma il ritmo è cambiato, dando origine a un vero e proprio dialetto regionale.

La scoperta più interessante è che questi animali non hanno completamente abbandonato il vecchio modo di comunicare. In alcune occasioni, infatti, gli stessi gruppi orientali tornavano a utilizzare la versione più lenta tipica dei capodogli occidentali, dimostrando di conoscere entrambi i dialetti. Il fatto che gli animali orientali conservino ancora memoria del dialetto originario indica che i cambiamenti culturali nei capodogli avvengono molto lentamente e vengono trasmessi di generazione in generazione.

Anche i cetacei hanno una storia culturale

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Anche gli altri animali sviluppano tradizioni, dialetti e forme culturali complesse

Negli ultimi anni gli studiosi hanno accumulato sempre più prove del fatto che molte specie animali possiedono forme complesse di cultura, cioè comportamenti e conoscenze apprese socialmente e tramandate nel tempo alle generazioni successive. I capodogli rappresentano uno degli esempi più evidenti: tecniche di alimentazione, organizzazione sociale e sistemi di comunicazione possono differire da una popolazione all'altra.

Conoscere queste differenze culturali, oltre che interessante, può anche aiutare a proteggerli meglio. Se gruppi diversi possiedono tradizioni proprie, la perdita di una popolazione non significherebbe soltanto la scomparsa di alcuni individui, ma anche di un patrimonio culturale unico accumulato nel corso di migliaia di anni. Il "nostro" Mar Mediterraneo, quindi, non è stato soltanto la culla delle culture umane.

Mentre sulle sue coste nascevano lingue, civiltà e tradizioni, anche sotto la superficie del mare i capodogli continuavano a tramandare le proprie, sviluppando nel tempo modi diversi di "parlare".

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