
Tra il 600 e il 1000 d.C. sulle Ande esisteva uno Stato chiamato Tiwanaku. Il territorio si estendeva su quelli che oggi sono territori che appartengono al Cile, al Perù e alla Bolivia e gli scavi in quella zona hanno restituito all'essere umano tracce importanti del suo passaggio, compreso ritrovamenti molto interessanti che consentono di ricostruire la storia di amicizia eterna che lega persone e cani.
Il "miglior amico dell'uomo", infatti, già all'epoca era tale e il ritrovamento di due animali mummificati naturalmente e sepolti con amorevole cura nel sito archeologico del villaggio di Rio Muerto e ad Omo, un centro cerimoniale nella valle di Moquegua, ha permesso agli esperti di ricostruire un altro importante pezzo del puzzle che caratterizza l'unica relazione interspecifica che esiste al mondo tra noi e un'altra specie.
Della presenza di cani a Tiwanaku si era già a conoscenza, ma tutto ciò che però si era riusciti a comprendere era il "lavoro" a cui erano assegnati lì dove era stata accertata ad esempio la presenza di cani da pastore e anche da sacrificio. Il ruolo però che i cani ricoprivano all'interno delle mura domestiche nella società dell'epoca non era ancora chiaro. Per questo motivo il ritrovamento dei due esemplari sepolti con cura, una femmina marrone e bianca di poco meno di un anno e un cucciolo di non più di tre mesi, ha permesso agli antropologi di fare nuove ipotesi.
Nello studio, a cura di un team di archeologi dell'Università della Florida, gli autori hanno analizzato i resti dei due animali arrivando alla conclusione che la loro alimentazione, la sepoltura vicino alle case e l'accurata collocazione in tombe create per loro suggeriscono che si trattasse di sepolture di animali da compagnia amati e rispettati all'interno dei nuclei familiari.
"Le analisi isotopiche del carbonio e dell'azoto mostrano che il cane di Rio Muerto consumava una dieta mista terrestre e onnivora come quella degli esseri umani di quel sito – sottolineano gli autori nello studio – Sebbene alcuni resti canini presentino segni di tagli, non vi sono prove che i cani fossero animali da allevamento. Interpretiamo la sepoltura intenzionale dei due cani in ambienti domestici e i resti frammentari come prova che gli abitanti Tiwanaku di Moquegua consideravano i cani animali da compagnia e forse persone non umane degne di rispetto dopo la morte".
Il ritrovamento in luoghi che appartenevano poi al popolo e non a persone altolocate dell'epoca fa anche pensare agli esperti che la relazione con i cani fosse appunto una caratteristica diffusa e non un "privilegio" di pochi. "Le persone apprezzavano i cani di Tiwanaku sia come animali da sacrificare a guardia dei luoghi sacri, sia come fedeli compagni domestici, degni di una sepoltura amorevole in casa", precisano nello studio.