UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
27 Agosto 2026
16:32

Quando gli insetti avevano 24 zampe ed erano semiacquatici: colmato un vuoto nella storia evolutiva degli esapodi

Un fossile di 324 milioni di anni fa mostra un antico insetto che aveva 24 zampe e non sei, come tutte le specie di oggi. Conduceva una vita semiacquatica ed è una sorta forma di transizione che ha poi portato gli insetti a conquistare definitivamente la terraferma partendo dal mare.

Immagine
Una rappresentazione in vita di Chosha praecursor. Illustrazione di Chao Tan

Se esiste una sola caratteristica che oggi accomuna con certezza gli insetti viventi, quella è il numero delle zampe: tutte le specie ne possiedono sei e per questo fanno parte del gruppo degli esapodi. Non è però sempre stato così. Circa 324 milioni di anni fa esistevano già insetti, anche se erano molto diversi da quelli attuali. Avevano infatti un numero molto maggiore di zampe, fino a 24 in totale, e probabilmente vivevano ancora tra acqua e terra.

A raccontarlo è un fossile ritrovato in Texas e oggi battezzato come Chosha praecursor, una specie appartenente a un antico gruppo di insetti che si trovava alla base dell'albero evolutivo da cui è poi partita la ramificazione che ha portato a tutti gli insetti merni che attualmente popolano il nostro pianeta.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, aiuta così a colmare una delle lacune più importanti nella storia evolutiva degli insetti: il cosiddetto "gap degli esapodi", cioè il lungo periodo per il quale mancavano fossili in grado di spiegare come questi animali siano passati per la prima volta dagli ambienti acquatici alla terraferma.

Un insetto molto antico che aveva 24 zampe

Immagine
Il fossile e un'illustrazione schematica di Chosha praecursor. Immagine da Tihelka et al., 2026

Il fossile era stato raccolto nel 1985 in una formazione rocciosa del Texas occidentale, ma per decenni era stato interpretato come un giovane crostaceo. Il reperto era poi rimasto in un cassetto del museo fino a quando il paleontologo Erik Tihelka non si è imbattuto in un disegno del fossile in un vecchio libro di paleontologia. Decise così di esaminarlo nuovamente con tecnologie più moderne.

L'utilizzo della luce polarizzata, una tecnica che permette di aumentare il contrasto e rendere più visibili alcuni dettagli del fossile, ha infatti permesso di riconoscere alcune caratteristiche tipiche degli insetti: il corpo diviso in tre parti (capo, torace e addome), le antenne, l'addome segmentato, un apparato per deporre le uova e, soprattutto, tre paia di zampe ai lati del torace, quindi sei arti in totale, destinate alla locomozione.

Ma c'era anche qualcosa di decisamente più insolito. Lungo i primi nove segmenti dell'addome erano presenti altre nove paia di appendici, per un totale di 24 arti. Quelle posteriori erano modificate in strutture appiattite, simili a piccole palette, che potrebbero aver aiutato l'animale a nuotare o a muoversi nei fondali fangosi.

Non si tratta quindi di un insetto moderno con semplicemente "qualche zampa in più". Chosha rappresenta una fase molto più antica dell'evoluzione del gruppo: i ricercatori lo collocano infatti tra le forme evolutive più vicine all'origine degli insetti moderni, anche se comunque esterne al gruppo che comprende tutte le specie attualmente viventi.

Una specie a metà strada tra acqua e terra

Immagine
Chosha praecursor era una sta di forma di transizione che ha portato gli insetti a conquistare la terraferma partendo dall’acqua. Immagine da Tihelka et al., 2026

Anche l'ambiente in cui viveva ha fornito importanti informazioni. Le rocce che conservano il fossile si sono infaformate in un'area costiera caratterizzata da acque basse. Le sue appendici addominali, insieme ad altre caratteristiche anatomiche, suggeriscono quindi che Chosha avesse uno stile di vita semiacquatico: probabilmente trascorreva parte del tempo nell'acqua, in mare, e parte in ambienti umidi sulla terraferma.

È proprio questo il dettaglio che rende il fossile particolarmente interessante. L'evoluzione degli insetti non sarebbe stata un passaggio improvviso dal mare alla terra, ma un processo più graduale. I loro antichi antenati conservarono per un certo periodo caratteristiche utili alla vita acquatica, mentre il corpo si adattava progressivamente agli ambienti terrestri. Col passare dei milioni di anni, le appendici presenti sull'addome si sono poi ridotte fino a scomparire, lasciando solo i sei arti toracici che caratterizzano gli insetti di oggi.

Chosha non è quindi semplicemente un insetto "con troppe zampe". È una fotografia di una fase di transizione che per molto tempo è rimasta quasi invisibile nella documentazione fossile. Insieme ad altri fossili enigmatici del Devoniano e del Carbonifero, permette così di ricostruire un passaggio fondamentale della storia della vita: quello che ha portato uno dei gruppi animali più diversificati del pianeta dall'acqua a conquistare la terraferma.

C'è però un'ultima particolarità: il nome Chosha praecursor richiama la parola navajo ch'osh, "insetto", e il termine latino praecursor, cioè "predecessore". Un nome perfetto per un animale che, oltre 300 milioni di anni fa, mostrava già una parte molto iniziale della lunga strada evolutiva che avrebbero poi percorso tutti gli insetti che oggi popolano il nostro pianeta.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views