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7 Novembre 2026
12:24

Quando elefanti e rinoceronti popolavano l’Europa: 20 milioni di anni tra praterie e boschi aperti

Per milioni di anni, elefanti e rinoceronti hanno pascolato in Europa, preservando la biodiversità su praterie estese che c'erano al posto delle attuali foreste. La loro scomparsa, legata all’uomo, ha favorito l’espansione dei boschi.

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Non c'erano solo i cavalli nelle grandi praterie europee o altri animali che ancora oggi esistono prima che il paesaggio si trasformasse nelle foreste boschive che oggi conosciamo. L'Europa è stata popolata anche da elefanti e rinoceronti, solo alcune delle specie di mammiferi di grandi dimensioni che hanno pascolato nel Vecchio Continente circa 20 milioni di anni fa e fino a circa 12.000–14.000 anni fa.

A ridisegnare il paesaggio che ha caratterizzato in un lontanissimo passato questa parte del Globo sono stati alcuni ricercatori dell'Università di Aarhus, in Danimarca, che hanno pubblicato uno studio in cui ne è stata riscritta la storia ecologica, mettendo in evidenza che il continente era caratterizzato da combinazioni di praterie, arbusti e boschi su cui vivevano diverse specie il cui aerale era per alcune l'appartenenza alle foreste e per altre quella di vivere in spazi aperti.

Rivedendo la storia evolutiva dell'ecosistema europeo, dunque, vi è la dimostrazione che migliaia o fino pure un milione di anni fa in Europa anche i grandi animali erbivori svolgevano un ruolo importante nel mantenimento di questa diversità interagendo con la vegetazione.

Gli esperti hanno rivalutato le prove paleoecologiche relative alla struttura della vegetazione europea negli ultimi 23 milioni di anni. I risultati hanno portato a rilevare la persistenza a lungo termine di un mosaico dominato da boschi aperti piuttosto che da foreste a chioma fitta. Con questi presupposti, i ricercatori hanno dimostrato che l'ambiente si è poi trasformato nell'Olocene, dopo l'estinzione dei grandi mammiferi. "Sostituendo la megafauna selvatica – scrivono nello studio – gli erbivori domestici hanno sostenuto antichi ecosistemi che ora sono in declino a causa della scomparsa del pascolo estensivo".

Ripensare la tutela delle specie in base alla conformazione antica dell'Europa

Dal punto di vista degli effetti di questo tipo di scoperte hanno sulla conservazione delle specie e della biodiversità, è importante sapere che per anni e anni le strategie di conservazione sono state influenzate dal cosiddetto "paradigma della foresta chiusa". Si tratta della convinzione che le foreste fitte sono state il paesaggio naturale dell'Europa prima che l'uomo iniziasse a disboscare per l'agricoltura e gli insediamenti. Se si parte da questo presupposto, tutte le azioni volte alla tutela dell'ambiente hanno sempre mirato a ripristinare la natura con la piantumazione di alberi per risanare le aree aperte e dare vita a nuove foreste.

"Comprendere le caratteristiche del bioma forestale temperato prima dell'Homo sapiens è fondamentale per interpretare gli attuali modelli di biodiversità, il funzionamento degli ecosistemi e per orientare le strategie di ripristino", segnalano così i ricercatori nel paper e sostengono poi che sebbene il ripristino delle foreste offra importanti benefici ambientali, piantare vaste aree di bosco uniformemente denso potrebbe non essere l'approccio migliore quando l'obiettivo è ripristinare gli ecosistemi autoctoni europei.

Elefanti, rinoceronti e molte altre specie ormai scomparse pascolavano in Europa

Dal punto di vista più impattante per chi legge poi, come accennavamo, da questa ricerca emerge che l'Europa dun tempo era appunto abitata da animali che oggi sono presenti solo in Asia e in Africa. Nell'antico continente vivevano infatti elefanti, rinoceronti, uri e anche bisonti.  "I grandi erbivori terrestri, inclusi ungulati e proboscidati (elefanti e parenti) – sottolineano gli autori nello studio – sono stati probabilmente fondamentali per queste dinamiche. Questi animali possono modellare il loro ambiente attraverso il pascolo, il brucamento, il calpestio, la dispersione dei semi e il disturbo del suolo, mantenendo una vegetazione aperta ed eterogenea anche quando il clima favorisce la foresta a chioma chiusa".

La scomparsa di questi animali, come già accertato in diversi studi precedenti a questo e riportati anche nella ricerca, è poi avvenuta tra 40 e 15 mila anni fa. Quasi tutte le specie di grandi erbivori di peso superiore a 300 chili sono sparite dall'Europa o hanno subito una forte contrazione, a causa di un declino strettamente legato all'espansione dell'essere umano.

A sopravvivere sul Vecchio Continente furono solo alcune specie come il cervo rosso (Cervus elaphus), il cinghiale (Sus scrofa), l'alce (Alces alces) e il bisonte europeo (Bison bonasus). "In totale si estinsero 11 dei 15 grandi erbivori della zona temperata umida: l'elefante dalle zanne dritte, il rinoceronte di Merck e dal naso stretto, l'ippopotamo, l'uro, il bufalo indiano, il bisonte delle steppe, il cervo gigante, l'orso delle caverne, l'onagro e il cavallo selvatico – precisano i ricercatori – Inoltre, la popolazione totale del più grande sopravvissuto, il bisonte europeo, è diminuita drasticamente a partire da circa 15.000 anni fa, probabilmente a causa della caccia da parte dell'uomo".

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