
Si tratta della più grande iniziativa filantropica singola dedicata esclusivamente al recupero di 100 specie classificate come in Pericolo Critico ed Estinte in Natura, inserite nella Lista Rossa delle Specie Minacciate dell'IUCN, in tutti i continenti. E' nato con un fondo di 200 milioni di dollari il Phoenix Species Project, fortemente voluto da Re:wild di Leonardo DiCaprio e dal Bezos Earth Fund che hanno partecipato dividendosi l'intera somma in parti uguali dei soldi previsti per tutte le attività che si metteranno in campo.
Il Progetto è un'iniziativa globale volta al recupero di 100 delle specie più minacciate al mondo, fornendo un supporto costante ai promotori locali che possiedono l'esperienza e le conoscenze necessarie per guidarne il recupero. Per decenni, organizzazioni locali, popolazioni indigene, comunità locali, scienziati e ambientalisti si sono affidati principalmente a piccoli finanziamenti a breve termine, che hanno reso difficile il recupero a lungo termine delle specie minacciate. Il Phoenix Species Project intende cambiare questa situazione, fornendo finanziamenti continuativi che consentono di realizzare piani di recupero ambiziosi e più concreti.
Sono oltre 100 i partner in tutto il mondo che guideranno gli sforzi di recupero, adattati a ciascuna specie e area geografica. "Insieme, stiamo lavorando per dimostrare cosa sia possibile realizzare quando la conservazione è supportata da un impegno a lungo termine – scrivono nel comunicato ufficiale che lancia la nascita del progetto – non solo prevenendo l'estinzione, ma dando alla natura la possibilità di prosperare".
Quali sono gli animali inseriti nel progetto che rischiano l'estinzione
Tra gli animali che rischiamo di perdere per sempre, ci sono specie incredibili di cui poco si sa. Come, ad esempio, un lemure noto come sifaka dalla corona dorata (Propithecus tattersalli) che vive in un'area del Madagascar nord-orientale, tra i fiumi Loky e Manambato. La specie, di cui si stima ci siano meno di 10mila esemplari in natura, prende il nome da una macchia di pelo marrone dorato sulla sommità del capo, che sembra una corona appoggiata sul corpo ricoperto di pelo bianco o color miele. L'esistenza di questi lemuri è stata scoperta solo nel 1974 e la sua descrizione scientifica avvenne nel 1988.
Ma tra le specie a rischio ci sono anche animali più noti, come la vaquita (Phocoena sinus) che ha il triste primato di essere il cetaceo più minacciato al mondo. E' un piccolo delfino che vive nel Golfo di California, ridotto ormai a pochissimi esemplari ancora liberi in mare. La minaccia maggiore per queste focene è la pesca con reti da posta. Sono strumenti che vengono utilizzati per catturare diverse specie di pesci e gamberetti ma che intrappolano anche le vaquite e le fanno annegare.

Nel comunicato ufficiale, poi, vengono citati anche altri animali tra cui il pesce chitarra bocca d'arco (Rhina ancylostoma), simile a uno squalo, che vive nelle acque oceaniche poco profonde dal Sudafrica al Giappone e all'Australia, e le sue pinne sono tra le più pregiate nel commercio di pinne. La salamandra verde di Hickory Nut Gorge (Aneides caryaensis) che è un anfibio senza polmoni scoperto come specie a sé stante nel 2019. Vive sugli alberi, abita esclusivamente in un piccolo canyon della Carolina del Nord, negli Stati Uniti, all'interno della regione con la maggiore biodiversità di salamandre al mondo, i Monti Appalachi.

Dal punto di vista pratico, il progetto tiene in considerazione che ogni specie è diversa, con habitat, esigenze biologiche, abitudini riproduttive, comportamenti e minacce differenti e ciascuna richiederà un piano di recupero personalizzato. In generale, tuttavia, "le strategie di recupero potrebbero includere programmi di riproduzione in cattività, programmi di allevamento in cattività, traslocazioni, gestione delle malattie, controllo delle specie non autoctone, programmi anti-bracconaggio e ripristino degli habitat", precisano sul sito ufficiale. Il progetto beneficia inoltre della collaborazione con la Commissione per la Sopravvivenza delle Specie dell'IUCN, in qualità di partner globale per la condivisione delle conoscenze, al fine di garantire il massimo rigore scientifico.