
Per anni è stato considerato un animale ormai estinto per sempre. Il bandicoot fasciato orientale (Perameles gunnii), un piccolo marsupiale grande più o meno come un coniglio, era scomparso dalla terraferma australiana. Oggi, però, sta tornando. E non per caso: dietro c'è uno dei progetti di conservazione più innovativi e di successo mai tentati.
L'ultimo capitolo di questa storia è stato scritto sull'isola di Phillip Island, al largo della costa dello stato di Victoria. Qui, i ricercatori hanno recentemente liberato circa 100 individui allevati in cattività, selezionati e cresciuti per avere le migliori possibilità di sopravvivere in natura, anche grazie al sostegno di Amazon. È la più grande reintroduzione mai realizzata per questa specie, il primo animale dichiarato estinto in natura e poi salvato in Australia.
Dall'estinzione in natura alla salvezza, grazie alla riproduzione in cattività

Negli anni 80 la situazione era disperata. In tutta l'Australia continentale la specie era quasi completamente scomparsa e restavano appena 60 individui, trovati in un luogo simbolo del declino: una discarica, tra carcasse di auto abbandonate. Vennero recuperati e portati in cattività appena 24 individui e anche questa ultima popolazione rimasta in natura, nei pressi della città Hamilton, scomparve. Poco dopo, nel 1991, la specie venne quindi dichiarata estinta in natura sul Continente, sopravviveva solo in Tasmania con una sottospecie distinta.
Le cause del declino sono quelle purtroppo comuni a molte specie australiane: la distruzione dell’habitat e soprattutto la presenza di predatori alieni introdotti dagli esseri umani, come le volpi e i gatti domestici. Per salvare la specie a partire dai pochi superstiti, scienziati e conservazionisti hanno quindi dato il via a uno dei più ambiziosi progetti di riproduzione in cattività. Col tempo, grazie alla creazione di aree protette senza predatori e a diverse reintroduzioni, la popolazione è tornata a crescere.
Ma c'era un problema ancora molto serio: la consanguineità.
Perché la genetica fa la differenza
Quando una popolazione animale si riduce pochi individui che si riproducono tra loro, il patrimonio genetico si impoverisce. Questo può portare alla comparsa di malattie, mutazioni negative e difetti genetici ereditari. Nei bandicoot, per esempio, è infatti comparsa una malformazione chiamata "mandibola accorciata" (in inglese undershot jaw), che rende più difficile scavare e mangiare, riducendo le possibilità di sopravvivenza.
Per risolvere questo problema, i ricercatori della Odonata Foundation e di Cesar Australia – impegnate nel salvare le specie australiane a maggior rischio estinzione – hanno quindi adottato una strategia nuova: incrociare gli ultimi individui salvati sulla terraferma con quelli che vivono in Tasmania, una popolazione separata da oltre 10.000 anni.
Questo "rimescolamento" ha così aumentato la diversità genetica, cioè la varietà delle caratteristiche presenti nella popolazione. Il risultato è stato sorprendente: animali più grandi, più sani e con maggiori probabilità di sopravvivere e riprodursi. L'incrocio con la sottospecie che vive in Tasmania ha dato quel "boost" indispensabile per accelerare il processo di recupero e allontanare decisamente dal baratro dell'estinzione il bandicoot fasciato orientale: oggi la popolazione in cattività conta oltre 2.000 individui.
Una popolazione in natura più forte e diffusa

L'obiettivo dei conservazionisti è ora quello di creare una popolazione in natura stabile di almeno 500 individui, distribuiti però in più aree. Non solo per aumentare il numero complessivo, ma anche per ridurre il rischio che un singolo evento negativo – come un incendio o una malattia – possa cancellare tutto e spazzare via tutti gli animali. Nei prossimi anni proseguiranno le liberazioni e gli animali reintrodotti saranno monitorati con analisi genetiche e osservazioni sul campo, per capire se la popolazione è davvero in grado di sostenersi da sola.
Il ritorno del bandicoot non è importante solo per la specie in sé. Questi marsupiali sono infatti considerati veri e propri "ingegneri dell’ecosistema". Scavando nel terreno alla ricerca di cibo, smuovono il suolo, favoriscono la crescita delle piante e migliorano la capacità del terreno di trattenere acqua. In pratica, aiutano gli ecosistemi a funzionare meglio e a resistere agli effetti negativi della crisi climatica clima, come siccità e inondazioni.
Quella del bandicoot fasciato orientale è una grande storia di recupero, ma anche di sperimentazione. Il "salvataggio genetico" utilizzato in questo progetto rappresenta un approccio nuovo, spesso persino consigliato quando si vuole conservare separatamente diverse sottospecie, ma che potrebbe essere ora applicato ad altri animali minacciati in tutto il mondo. Dopo decenni di declino, questo piccolo marsupiale è tornato a scavare nei terreni australiani. E questa volta, con qualche possibilità in più di restarci.