
La vicenda dei lupi italiani radiocollarati e uccisi in Austria arriva ufficialmente all'attenzione della Commissione europea. L'associazione "Io non ho paura del lupo", insieme all'organizzazione austriaca Anca Natur – Austrian Nature Conservation Alliance, ha presentato un reclamo formale chiedendo a Bruxelles di verificare se la gestione dei lupi da parte dell'Austria, e in particolare dei Länder (gli Stati federati) del Tirolo e della Carinzia, rispetti le norme europee sulla tutela della fauna selvatica.
Il caso nasce dopo il controverso abbattimento di Mirco, un lupo nato in Italia e dotato di radiocollare, cioè un dispositivo GPS utilizzato dai ricercatori per seguirne gli spostamenti e raccogliere dati utili alla conservazione della specie. Il lupo era infatti parte di un progetto di studio che coinvolge l'Università di Sassari, il Parco delle Dolomiti Bellunesi e la Provincia di Belluno. Nel reclamo viene citato anche Andrea, un altro lupo italiano radiocollarato abbattuto invece in Carinzia.
Secondo le associazioni, però, Mirco e Andrea non rappresenterebbero episodi isolati, ma esempi di una gestione che potrebbe presentare criticità molto più ampie. Per questo chiedono alla Commissione europea di valutare se le autorizzazioni agli abbattimenti siano state rilasciate nel rispetto della Direttiva Habitat, la principale normativa dell'Unione europea che tutela specie e ambienti naturali.
La richiesta arriva anche dopo una risposta inviata il 14 luglio dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea. Pur senza esprimersi sul singolo caso, Bruxelles ha confermato di stare già esaminando diversi aspetti potenzialmente critici della gestione del lupo in Austria.
Tra questi ci sono il rispetto delle norme che regolano la conservazione della specie, il continuo ricorso alle deroghe, cioè le eccezioni che possono consentire l'abbattimento di animali protetti solo in casi particolari e a condizioni molto rigorose, l'applicazione del principio di precauzione, lo scambio dei dati scientifici raccolti grazie ai lupi radiocollarati e le possibilità per cittadini e associazioni di ricorrere alla giustizia.
Negli ultimi mesi le associazioni hanno inoltre ottenuto, attraverso richieste di accesso agli atti ambientali, diversi documenti delle autorità austriache. Questi documenti mostrerebbero problemi ricorrenti, come motivazioni insufficienti per autorizzare gli abbattimenti, una dimostrazione non adeguata dell'assenza di alternative non letali, poca trasparenza nella valutazione dell'impatto complessivo delle uccisioni e un utilizzo poco chiaro dei dati GPS raccolti nell'ambito di progetti scientifici internazionali.

Nel frattempo il Tirolo ha continuato a rilasciare nuove autorizzazioni di abbattimento. Il 9 luglio scorso il governo del Land ha infatti emanato la tredicesima ordinanza in deroga dell'anno, autorizzando l'abbattimento di un altro lupo in diversi distretti della regione dell'Osttirol fino al 2 settembre.
L'obiettivo del reclamo, spiegano le associazioni, non è contestare ogni singolo abbattimento, ma capire se il sistema con cui vengono concesse le deroghe sia davvero compatibile con il diritto europeo. Una questione che, sottolineano, potrebbe avere conseguenze importanti non solo per la conservazione della popolazione alpina di lupo, ma anche per la collaborazione scientifica internazionale sul monitoraggio della specie.