
"Long'uro"significa "colui che è stato tagliato" in lingua kenyota. E' il nome di un piccolo elefante che si trova nella riserva di Samburu, una vasta area di savana che fa parte di una riserva ancora più grande che si chiama Namunyak. L'area è ricoperta di acacie, palme e rivi asciutti in cui scorre la vita di diverse specie, tra cui una popolazione di quasi seimila elefanti che corrisponde alla seconda più popolosa dell'intero Paese.
L'elefantino, come tanti altri suoi conspecifici, è un orfano. La sua solitudine è il frutto di anni di bracconaggio in un territorio vessato dall'ingerenza umana tra perdita di habitat e, appunto, caccia illegale per "garantire" le richieste internazionali di cadaveri o parti di animali morti.
La storia di Long'uro inizia in un periodo complesso per tutti gli esseri viventi, specie umana in primis: nel pieno della pandemia da Covid-19 nel 2020. Nel nord del Kenya, in quel periodo, avviene il salvataggio dell'elefantino le cui "urla" di dolore vengono udite nella riserva di Loisaba. Il cucciolo, che aveva all'epoca solo un mese, viene infatti ritrovato all'interno di un pozzo con la proboscide tagliata quasi del tutto, probabilmente però per l'attacco non di un essere umano ma di un altro animale, una iena.
Il piano di recupero ha visto impegnati gli uomini del Reteti Elephant Sanctuary, il primo orfanotrofio per elefanti in Kenya gestito direttamente dalla comunità locale proprio a Samburu e del Kenya Wildlife Service. I team, allertati dai ranger, riescono a salvarlo e a farlo trasferire in una clinica veterinaria attrezzata per la cura dei grandi animali selvatici.

Sul sito del Fondo Internazionale per il Benessere Animale (IFAW), un'organizzazione globale senza scopo di lucro che si impegna affinché animali e umani possano convivere in armonia, è raccontata dettagliatamente tutta la fase del salvataggio e del suo recupero, a partire dai primi timori che avevano indotto i soccorritori a pensare all'eutanasia. I veterinari del Kenya Wildlife Service hanno però deciso di provare a salvarlo, conservando quanto più possibile ciò che restava della sua proboscide. Per Long'uro è poi iniziato un lungo periodo di convalescenza, fino all'arrivo alla riserva di Samburu.
"Ricordo benissimo l'arrivo di Long'uro – ha raccontato Mary Lengees, responsabile locale – Erano circa le 16. Soffriva molto: abbiamo provato a dargli del latte, ma non ha voluto bere nulla fino alle 18 del giorno dopo. Quando ha iniziato a voler giocare con gli altri, Long'uro si dimenticava di non avere la proboscide e andava a sbattere contro tutto" ma con il passare del tempo l'elefantino ha imparato a compensare la sua disabilità e oggi è perfettamente in grado di badare a se stesso e di condividere la vita insieme agli altri elefanti. c
In questo luogo immerso nella natura, la vita del piccolo elefante con la proboscide tagliata è ricominciata. Dal 2016, il santuario ha salvato oltre 150 cuccioli di elefante, 23 dei quali sono stati reintrodotti con successo in natura.