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Lo squalo goblin come non l’abbiamo mai visto: le prime immagini in vita e nel suo habitat naturale

Per la prima volta il misterioso squalo goblin è stato filmato vivo nel suo habitat naturale. Le immagini dagli abissi ci restituiscono un’immagine più accurata della specie (che viene spesso descritta e rappresentata in maniera errata) e ampliano le conoscenze sulla distribuzione e l'ecologia di questa rarissima specie di squalo.

12 Giugno 2026
13:42
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Lo squalo goblin ripreso nel 2019 nel Pacifico Centrale. Foto di L’individuo osservato nel 2019. Foto di Ocean Exploration Trust, Nautilus Live

Per decenni, il misterioso squalo goblin è stata una delle specie più sconosciute e incomprese in assoluto. Un po' per il nome particolare e per via delle descrizioni basate quasi esclusivamente su individui spiaggiati o pescati accidentalmente, è stato infatti sempre raccontato e ricostruito in modelli museali, illustrazioni e persino giocattoli in maniera completamente errata: con le mascelle perennemente estese fuori dalla bocca.

Ora però, per la prima volta, gli scienziati sono riusciti a documentare e pubblicare immagini ababstanza chiare e nitide di squali goblin nel loro ambiente naturale, ovvero negli oscuri abissi oceanici. Lo studio, guidato da ricercatori della University of Hawai'i at Mānoa e pubblicato sul Journal of Fish Biology, descrive due osservazioni eccezionali che ampliano ciò che sappiamo sull'aspetto, la distribuzione e l'ecologia di questa rarissima specie di squalo.

Con il suo lungo muso appiattito e le mascelle effettivamente protrattili che scattano in avanti per catturare le prede (cosa che però ha in comune con molti altri squali), lo squalo goblin (Mitsukurina owstoni) sembra un po' un animale arrivato da un'altra epoca. E in effetti, in un certo senso lo è davvero: questa specie è infatti l'unica sopravvissuta di una famiglia di squali comparsa circa 125 milioni di anni fa, chiamata Mitsukurinidae.

Le nuove osservazioni di squalo goblin: perché sono importanti

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Lo squalo goblin (Mitsukurina owstoni) è sempre stato ricostruito anche nei musei con le mascelle estese, cosa che non fa sempre, ma che ha contribuito alla sua popolarità. Foto da Wikimedia Commons

Fino a oggi, quasi tutti gli squali goblin erano stati osservati vivi soltanto dopo essere stati catturati accidentalmente dai pescatori e portati in superficie. In queste condizioni gli animali risultavano fortemente stressati e morivano poco dopo, rendendo impossibile studiarne davvero il comportamento nel loro habitat. Gli animali morti, inoltre, finivano per avere sempre le mascelle estese fuori dalla bocca ed per questo che abbiamo sempre immaginato questo squalo così, rendendolo anche molto popolare.

Queste nuove osservazioni raccontano però una storia molto diversa. La prima risale al 2019 ed è stata effettuata nei pressi dell'isola di Jarvis, nel Pacifico centrale, durante una spedizione di esplorazione degli ecosistemi marini profondi. Le immagini erano state raccolte da Hercules, un veicolo telecomandato sottomarino, ma solo anni dopo i ricercatori hanno riesaminato i filmati e si sono resi conto di aver ripreso proprio uno squalo goblin.

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Le teste conservate di due squali goblin. Foto da Wikimedia Commons

La seconda osservazione è invece più recente. Nel 2024 una telecamera posizionata sul fondale durante una spedizione nella Fossa delle Tonga ha ripreso un altro individuo nel suo ambiente naturale. Oltre al valore documentativo delle immagini, questa osservazione ha anche stabilito il nuovo record di profondità per la specie, quasi 700 metri oltre il limite massimo conosciuto fino a quel momento.

I nuovi dati sugli squali goblin ci aiuteranno anche a proteggerli

La scoperta è importante anche perché amplia notevolmente l'areale noto dello squalo goblin. Fino a oggi la specie era conosciuta soprattutto in alcune zone limitate al largo del Giappone, dell'Australia e della costa occidentale degli Stati Uniti, oltre ad alcune aree degli oceani Atlantico e Indiano. Le nuove segnalazioni nel Pacifico centrale mostrano invece che la sua distribuzione potrebbe essere molto più ampia di quanto si pensasse.

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Lo squalo goblin osservato nel 2024 nella Fossa delle Tonga. Foto di Minderoo–University of Western Australia Deep–Sea Research Center and Inkfish

Secondo i ricercatori, questi nuovi dati dimostrano quanto conosciamo ancora poco degli ambienti profondi e delle specie che li abitano. Gli abissi rappresentano infatti uno degli ecosistemi meno esplorati del pianeta e continuano a riservare sorprese, anche per specie iconiche come appunto lo squalo goblin.

Ora che sappiamo che la specie è presente anche un nuove zone oceaniche, sarà anche possibile provare a proteggerla in maniera più efficace inserendola all'interno delle liste e dei trattati regionali sulla conservazione degli squali. Come per tante altre specie, infatti, la pesca accidentale, o cosiddetto bycatch che rappresenta ancora la principale fonte di informazioni sullo squalo goblin, è purtroppo una delle minacce maggiori per la sopravvivenza di questi animali.

Per il resto, sappia ancora pochissimo sulle abitudini, il comportamento e la biologia riproduttiva di dello squalo goblin, poiché dopo oltre un secolo dalla sua scoperta questo enigmatico predatore degli abissi continua a sfuggire ai nostri sguardi. Ma grazie alle nuove tecnologie e all'esplorazione delle profondità marine, il velo che avvolge uno degli squali più strani e affascinanti del mondo sta iniziando lentamente a sollevarsi.

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