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“L’inferno dei Pitbull”: operazione in Sicilia sgomina una rete diffusa di combattimenti tra cani

A Gela, Agrigento, Licata e Palma di Montechiaro l’operazione “L’inferno dei Pitbull” ha smantellato un giro di combattimenti clandestini legato al mondo delle scommesse. Si tratta dell'ennesimo caso di cani costretti a combattere che vengono allevati e addestrati sottoposti a continue violenze e vessazioni. Alcuni animali sono stati sequestrati e avviati al recupero.

14 Settembre 2026
12:54
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I combattimenti clandestini tra cani sono all'ordine del giorno. Quello che sembra solo un retaggio del passato, infatti, è una realtà costante in diverse parti d'Italia, non sono nel Sud. Ma è a Gela in particolare, questa volta, che è stato sgominato un vero e proprio business illegale sulla pelle di animali costretti ad uccidersi l'un l'altro, vessati costantemente e obbligati a estenuanti sessioni di allenamento volte a rimpolpare il giro delle scommesse nei ring allestiti apposta per gli scommettitori.

Polizia e Carabinieri si sono uniti in Sicilia per l'operazione chiamata "L'inferno dei Pitbull" ed è stato il Procuratore della Repubblica di Gela, Salvatore Vella, a descrivere i dettagli dell'intervento che ha toccato diversi territori tra cui Agrigento, Licata e Palma di Montechiaro, e che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di diverse persone, di cui sei residenti a Gela, accusate a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al maltrattamento di animali e all'organizzazione di scommesse clandestine. 13 cani sono stati sequestrati e ora dovranno affrontare un lungo periodo di riabilitazione comportamentale. Gli animali sono stati trovati in quattro delle sei abitazione oggetto del decreto, quattro erano ancora cuccioli e una incinta. Le Forze dell'ordine hanno ritrovato anche gli "strumenti del mestiere": tapis roulant, catene e altre attrezzature atte al potenziamento della motivazione predatoria dei Terrier di tipo Bull. Sono stati trovati anche farmaci dopanti e anabolizzanti che venivano usati per aumentare la massa muscolare e la prestazione degli animali.

L’attività d’indagine è scaturita a seguito di un controllo eseguito dai poliziotti del Commissariato di Gela, insieme al personale medico veterinario, nell’abitazione di uno degli indagati. L’intervento era stato organizzato per cercare un cagnolino che era scomparso nella zona e che alcuni testimoni avevano visto con l’uomo. Nel corso delle ricerche è stato invece trovato un cane di razza Pitbull con evidenti lesioni sul muso e sul corpo, riconducibili a segni di lotta con altri cani.

Fondamentale per la riuscita dell'operazione è stata l'acquisizione di materiale video tratto dai cellulari degli indagati in cui si vedono le immagini dei combattimenti per documentare le vittorie dei propri cani e alimentare il giro di scommesse. Gli incontri avvenivano in ring abusivi allestiti in aree rurali isolate del territorio gelese. i "pit" dove si svolgeva il massacro erano all'interno di casolari abbandonati o in aree di pertinenza di campagne private. Ovviamente tutti luoghi lontani dai centri abitati dove le persone si recavano per assistere all'orrore degli animali usati l'uno contro l'altro.

Ma molto prima del momento dell'appuntamento nell'arena, ci sono enormi violenze che questi animali subiscono costantemente. Il mondo dei combattimenti clandestini tra cani, comunemente Terrier di tipo bull appunto come i Pitbull, è fatto di regole precise e di una gestione oculata delle diverse tipologie di animali che vengono usate: i cosiddetti "dog fighter" sfruttano i cani in ogni modo possibile. Alcune femmine, ad esempio, hanno il solo ruolo di fattrici: vengono fatte accoppiare forzatamente con i maschi per generare cuccioli da addestrare. Come ha spiegato su Kodami Mirko Zuccari, educatore cinofilo della fondazione Cave Canem che si occupa di recupero comportamentale dei cani da combattimento, "non tutte le femmine vengono destinate alla riproduzione: la selezione si basa su criteri precisi, come le capacità dimostrate nei combattimenti o determinate caratteristiche fisiche, ad esempio la struttura muscolare.​ L’obiettivo di chi sfrutta questi animali è chiaro: produrre una nuova generazione di cani ancora più performanti, da trasformare in strumenti di intrattenimento per una “disciplina” deviata e crudele". Poi avviene la selezione degli animali, divisi in combattenti e sparring partner, ovvero i cani che poi vengono portati nel giro delle scommesse e quelli che vengono "sacrificati" per allenare i primi.

Humane World for Animals Italia e Fondazione Cave Canem collaborano da anni per prevenire e contrastare il fenomeno criminoso dei combattimenti tra cani, attraverso l’erogazione di borse di studio, corsi di formazione per le Forze di polizia, percorsi di riabilitazione per i cani salvati, conferenze, webinar e campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione. La loro azione ha permesso recentemente che a livello governativo si stanziassero dei fondi proprio per arginare questo fenomeno. Recentemente infatti è stato pubblicato il decreto per l'attuazione di quanto previsto nella Legge di Bilancio 2026: un fondo da un milione di euro per finanziare le associazioni che si occupano della custodia, delle cure veterinarie e dei percorsi di riabilitazione per i cani sequestrati o confiscati a causa dei combattimenti clandestini.

C'è un aspetto, infine, che va sottolineato quando emergono queste notizie dalla cronaca, ovvero che questi animali non sono irrecuperabili e inadottabili come spesso si crede. "Sono cani, i più – precisa Zuccari – che hanno una grande motivazione affiliativa nei confronti delle persone e, chiaramente, non hanno socializzazione intraspecifica (anzi, l’opposto). Quanto alla pericolosità, lo dico sempre: ogni cane può essere pericoloso, nessun cane vuole essere pericoloso. È la qualità della relazione che costruiamo con loro a determinare quanto saranno equilibrati".

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