
Le volpi allevate e selezionate per essere più docili e socievoli nei confronti degli esseri umani hanno un cervello diverso rispetto alle altre. In particolare, possiedono meno neuroni di un tipo coinvolto nei circuiti cerebrali che regolano l'aggressività. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Current Biology, che aggiunge un nuovo tassello a uno degli esperimenti più famosi della storia della biologia: quello delle volpi argentate della Siberia, iniziato alla fine degli anni 50 per comprendere meglio come gli animali selvatici possono diventare domestici.
La ricerca, coordinata dalla neuroscienziata Eirene Markenscoff-Papadimitriou della Cornell University, negli Stati Uniti, suggerisce che la selezione artificiale di determinati comportamenti possa modificare non soltanto il modo in cui gli animali interagiscono con noi, ma anche la struttura stessa del loro cervello. E questi cambiamenti possono verificarsi anche nell'arco di poche generazioni.
L'esperimento delle volpi siberiane che ha cambiato lo studio della domesticazione

Tutto comincia nel 1959, quando il genetista sovietico Dmitrij Beljaev, insieme alla biologa Ljudmila Trut, avvia in Siberia un ambizioso esperimento destinato a diventare uno dei più celebri e controversi della biologia evoluzionistica. L'obiettivo è capire come sia avvenuta la domesticazione degli animali selvatici e quale ruolo abbia avuto la selezione degli individui meno timorosi e aggressivi nei confronti degli esseri umani.
I ricercatori partono da alcune volpi argentate, una variante dal mantello scuro della comune volpe rossa (Vulpes vulpes), già allevate per l'industria delle pellicce. Tra questi animali, alcuni mostrano una maggiore tolleranza verso le persone, mentre altri reagiscono con paura o aggressività. Beljaev decide quindi di far riprodurre tra loro soltanto gli individui più docili.

I risultati arrivano sorprendentemente presto. Già dopo sei generazioni, alcune volpi iniziano a cercare il contatto con gli esseri umani e intorno alla decima generazione compaiono comportamenti ancora più simili a quelli dei cani. Nel corso dell'esperimento emergono anche alcune caratteristiche fisiche tipiche del processo di domesticazione, come orecchie pendenti, musi più corti e variazioni nella colorazione del mantello.
L'esperimento diventa così un riferimento fondamentale per studiare la domesticazione, anche se il legame tra docilità e caratteristiche fisiche resta oggetto di accesa discussione scientifica, così come gli aspetti etici legati all'esperimento. Le volpi utilizzate, infatti, erano già allevate da generazioni e non completamente "selvatiche", inoltre alcune sono state invece selezionate per essere più "aggressive". Proprio il confronto tra queste due linee permette però oggi di studiare come la selezione di comportamenti opposti possa essere associata a differenze nel cervello.
Cosa cambia nel cervello delle volpi diventate più docili

Per comprendere quali modificazioni cerebrali accompagnino la selezione verso la docilità, i ricercatori hanno analizzato il cervello di nove volpi: tre appartenenti alla linea “docile”, tre a quella "aggressiva" e altre tre volpi completamente selvatiche. L'attenzione si è concentrata su una piccola regione situata alla base del cervello chiamata ipotalamo ventromediale, un'area coinvolta in diverse funzioni fondamentali tra cui la regolazione dell'aggressività, alcuni comportamenti sociali e le cure parentali.
Utilizzando una tecnica che permette di riconoscere specifiche popolazioni di cellule nervose, gli scienziati hanno così individuato una differenza importante: nelle volpi selezionate per la docilità sono presenti meno neuroni che esprimono il recettore alfa degli estrogeni, proteina associata ai circuiti dell'aggressività. Precedenti esperimenti sui topi avevano infatti già dimostrato che l'attivazione artificiale di determinati neuroni di questo tipo, attraverso impulsi luminosi, può provocare immediatamente comportamenti aggressivi nei confronti di altri individui.

La scoperta suggerisce quindi che la selezione verso la docilità possa aver modificato anche alcuni circuiti cerebrali coinvolti nell'aggressività. Non significa, naturalmente, che sia stato individuato un unico gruppo di neuroni responsabile del comportamento delle volpi: le interazioni sociali dipendono da reti nervose complesse e numerosi altri fattori genetici, ma anche da variabili ambientali. Inoltre, il numero di animali analizzati è ancora piuttosto limitato e lo studio non dimostra direttamente che queste differenze siano la causa della maggiore docilità.
Tuttavia, a quasi settant'anni dall'inizio dell'esperimento siberiano, le volpi "domestiche" di Beljaev continuano a raccontarci qualcosa di nuovo sulla domesticazione. Un processo che non riguarda soltanto l'aspetto esteriore o il comportamento degli animali, ma che può lasciare tracce anche nel loro cervello, modificando il modo in cui interagiscono con gli esseri umani.
;Resize,width=578;)