
I lupi non sono tutti uguali, quantomeno non dal punto di vista anatomico. Un nuovo studio guidato dall'Università di Oulu, in Finlandia, e pubblicato su Diversity and Distributions, dimostra infatti che i crani dei lupi grigi che vivono nelle diverse aree del mondo possono avere forme e dimensioni differenti. A fare la differenza non sono soltanto il clima, le prede cacciate o la storia evolutiva delle varie popolazioni, ma anche l'impatto delle attività umane.
Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato 227 crani di lupo provenienti da Europa, Asia e Nord America. Lo hanno fatto usando immagini tridimensionali ad alta risoluzione e tecniche di morfometria geometrica, un metodo che permette di confrontare con precisione la forma delle strutture anatomiche. I risultati mostrano che una parte delle differenze dipende ovviamente da fattori ambientali, come la latitudine, il clima o il tipo di prede di cui i lupi si nutrono. Esempio: prede più grandi, cranio più grande.
La storia evolutiva dei lupi è fortemente intrecciata alla nostra

Ma l'ambiente non basta a spiegare tutto. Secondo i ricercatori, negli ultimi due secoli gli esseri umani hanno inciso profondamente anche sull'evoluzione fisica dei lupi. Tra Ottocento e Novecento molte popolazioni europee e nordamericane sono state drasticamente ridotte o addirittura sterminate localmente a causa della persecuzione umana. In alcuni casi, come in Italia e in Europa, le popolazioni si sono poi riprese grazie a maggiori tutele, in altri hanno ricolonizzato le aree partendo da regioni, talvolta mescolandosi con altre popolazioni.
Tutti questi cambiamenti demografici hanno lasciato tracce profonde e visibili anche nella morfologia e nella struttura del corpo. Riducendo il numero di individui e frammentando gli habitat, abbiamo infatti limitato il flusso genico, lo scambio di geni tra popolazioni diverse. Quando questo scambio si riduce, i gruppi tendono poi a differenziarsi più rapidamente, non solo dal punto di vista genetico ma anche per alcune caratteristiche fisiche, come appunto la forma del cranio.
Come l'essere umano ha plasmato la forma del cranio dei lupi

Questo fenomeno emerge bene ed è molto evidente soprattutto nel caso della Finlandia e della Scandinavia, dove i lupi erano stati quasi eliminati prima di ricomparire grazie all'arrivo di individui provenienti da popolazioni più orientali. Qui, fenomeni evoluzionistici già noti, come il collo di bottiglia o l'effetto del fondatore, hanno prodotto una forma del cranio diversa da quella dei lupi che c'erano prima che la popolazione crollasse: ossa frontali più larghe, zigomi più alti e musi più inclinati verso il basso.
I lupi italiani e quelli balcanici, invece, mostrano ossa frontali più larghe e un rapporto larghezza/lunghezza cranica più elevato, tipico dei cani domestici. Questo forma è infatti il risultato della continua e bene documentata ibridazione con il migliore amico dell'uomo. Queste popolazioni, infatti, sono quelle geneticamente più "inquinate" dal DNA di cane. Un fenomeno simile si osserva anche in Groenlandia e parte del Canada, forse a causa dei cani portati dai popoli Thule o da successive spedizioni Inuit, ma potrebbe anche essere un adattamento al freddo estremo.
Inoltre, le attività umane possono influenzare anche indirettamente la morfologia e l'aspetto dei lupi, per esempio alterando la disponibilità delle prede. I lupi del New Mexico, che rappresentano una popolazione superstite della sottospecie messicana, sono più piccoli, probabilmente un adattamento sia alla taglia delle prede, ma anche alla scomparsa di animali di dimensioni maggiori.
Un nuovo capitolo sul rapporto spesso conflittuale tra lupi e umani
Questi risultati hanno anche un valore pratico per la conservazione. Oggi in varie aree d'Europa i lupi stanno tornando, mentre in Nord America continuano programmi di reintroduzione e rafforzamento delle popolazioni. Capire quanto una popolazione sia adattata al proprio ambiente è importante per evitare spostamenti o reintroduzioni poco adatti al contesto locale. Trasferire lupi da una regione all’altra senza considerare le differenze ecologiche ed evolutive potrebbe infatti ridurre la capacità degli animali di adattarsi al territorio in cui vengono liberati.
Questo nuovo studio aggiunge quindi un tassello importante sulla conoscenza del lupo grigio: la forma del suo cranio non racconta solo la storia dell'adattamento all'ambiente, al clima o alle prese, ma anche quella del rapporto millenario, e purtroppo spesso conflittuale, con noi esseri umani.