
Cinquemila anni fa il cervello dei cani di piccola taglia ha iniziato a rimpicciolirsi rispetto a quello dei parenti ancestrali, i lupi che un tempo abitavano il Pianeta. La differenziazione tra i due canidi, secondo un nuovo studio, potrebbe dipendere proprio dall'addomesticamento sebbene bisogna ricordare che un altro studio ha affrontato anche l'ipotesi dall'auto addomesticamento del "miglior amico dell'uomo".
L'origine della relazione unica che c'è tra due specie, la nostra e quella del canis lupus familiaris, è ancora un mistero da risolvere e gli studi al riguardo sono sempre più frequenti. Molti scienziati si sono appassionati al tema, pubblicando ricerche complesse che descrivono un rapporto che potrebbe avere origine addirittura 30, 40 mila anni fa.
Adesso un team multidisciplinare ha dato vita a una nuova ricerca, pubblicata su The Royal Society, che ha in realtà analizzato la grandezza del cervello dei cani di diverse taglie e durante un arco temporale molto vasto, arrivando alla conclusione che vi sono state delle nette differenziazioni a seconda del periodo considerato e della tipologia.
Partendo dal dato di fatto che la riduzione delle dimensioni del cervello è generalmente considerata una caratteristica distintiva della domesticazione e che tra i mammiferi domestici i cani sono quelli che hanno subito la riduzione più pronunciata, gli esperti si sono chiesti quando esattamente il cane ha iniziato a rimpicciolire il suo rispetto a quello del lupo e se ciò può essere dipeso appunto dalla vicinanza con l'uomo.
I ricercatori hanno così effettuato delle scansioni con Tomografia Computerizzata, ovvero attraverso un'indagine diagnostica che attraverso i raggi X ha consentito di creare immagini dettagliate, tridimensionali e "a strati" dei crani di 22 lupi e cani preistorici, risalenti a un periodo compreso tra 35.000 e 5.000 anni fa. Le scansioni sono state effettuate anche sui crani di 59 lupi e 104 cani moderni. Questi ultimi includevano diverse razze, meticci, cani "di villaggio" e dingo.

La conclusione a cui sono arrivati è che i cosiddetti "protocani" del Pleistocene, periodo che va da circa 2,58 milioni e 11.700 anni fa, non mostravano una riduzione delle dimensioni del cervello rispetto ai lupi della stessa epoca. "Al contrario, abbiamo osservato un volume endocranico relativo leggermente maggiore nel "protocane" di Goyet, risalente a 35.000 anni fa, il ché potrebbe suggerire una maggiore flessibilità comportamentale in presenza degli esseri umani".
Il dato più interessante relativo alla prossimità con l'uomo riguarda poi il cervello di alcuni cani del Neolitico tardo, ovvero 5000 anni fa circa, che invece "mostrano una drastica riduzione delle dimensioni del cervello (46%), con volumi endocranici paragonabili a quelli dei moderni terrier di piccola taglia e delle razze toy".

Questo dato, estrapolato dalla ricerca, ci dice in buona sostanza che i cani di piccola taglia possono aver evoluto queste caratteristiche in funzione dell'aumento dello stato di allerta dovuto alla prossimità con l'essere umano e alla loro funzione di piccoli guardiani che davano appunto l'allarme quando avvertivano un pericolo per il gruppo multispecie che si era creato. "Questi risultati suggeriscono – scrivono infatti gli esperti – che la selezione per cani di piccola taglia potrebbe essere iniziata in Europa durante il periodo neolitico, e forse prima dell'emergere dei cani da guardia del gregge giganti, che sono spesso considerati il primo morfotipo ad apparire indipendentemente in diverse regioni del mondo".