UN PROGETTO DI
20 Maggio 2026
16:50

Le foche monache si nascondono nelle grotte sommerse piene d’aria per sfuggire ai troppi turisti in Grecia

Per evitare il troppo turismo e il disturbo umano, le foche monache in Grecia si rifugiano sempre più spesso in grotte sottomarine piene d’aria difficili da raggiungere.

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Una foca monaca (Monachus monachus) fotografata in Grecia

Per sfuggire ai troppi esseri umani, la foca monaca sta cambiando abitudini. In alcune aree della Grecia, questi mammiferi marini si rifugiano sempre più spesso in grotte sottomarine piene d'aria, luoghi difficili da raggiungere e ben nascosti sotto il livello del mare. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Oryx, dove i ricercatori hanno osservato e analizzato il comportamento delle foche nell'arcipelago ionico greco.

La protagonista di questo studio è la foca monaca mediterranea (Monachus monachus), una delle specie più minacciate al mondo. Un tempo questi pinnipedi riposavano abitualmente si scogli e spiagge libere, dove si sdraiavano al sole per asciugare la pelliccia e riposare. Oggi, però, la crescente presenza umana lungo le coste sta modificando profondamente le loro abitudini.

Nell'isolotto disabitato di Formicula, in Grecia, il turismo estivo richiama ogni anno numerosi visitatori attratti dalle acque limpide e dalla ricca biodiversità marina. Tra le attrazioni più ricercate ci sono proprio le foche monache, che spesso vengono avvicinate dai turisti o disturbate nei pressi delle grotte dove riposano e allevano i piccoli.

Le foche usano le grotte sommerse sfuggire ai turisti

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Alcune delle foto scattate alle foche nelle grotte sottomarine. Foto da Gonzalvo et al., 2026

Per capire meglio dove si rifugiassero durante i periodi più affollati, un gruppo di ricercatori ha installato un sistema di monitoraggio automatico con telecamere controllate a distanza. Una videocamera è stata collocata nella grotta principale già nota per essere usata come rifugio delle foche, mentre un'altra è stata sistemata in una caverna sommersa collegata a una cosiddetta "bubble cave", una cavità piena d'aria accessibile però solo passando attraverso un tunnel sott'acqua.

Le telecamere hanno raccolto immagini e filmati per 141 giorni tra il 2020 e il 2021 e i risultati hanno dimostrato che durante il periodo di monitoraggio le foche hanno utilizzato la grotta sommersa per ben 119 giorni, mentre la grotta "tradizionale" per soli 30 giorni.

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Schema della "buble cave" usata come rifugio dalle foche. Immagine da Gonzalvo et al., 2026

All'interno di queste cavità nascoste gli animali venivano osservati mentre galleggiavano in superficie, dormivano in posizione verticale o restavano immobili sul fondale marino. Secondo gli autori dello studio, queste grotte meno accessibili e più difficili da individuare potrebbero offrire alle foche un rifugio sicuro dal disturbo umano, diventando così aree di riposo fondamentali quando la presenza umana diventa eccessiva.

Il disturbo antropico minaccia la ripresa delle foche monache: cosa succede in Italia

Il cosiddetto disturbo antropico, del resto è una delle principali minacce per la sopravvivenza della foca monaca nel Mediterraneo. Spiagge sovraffollate, coste urbanizzate, traffico nautico e turismo incontrollato rendono sempre più difficile per questi mammiferi marini trovare luoghi tranquilli dove riposare e riprodursi.

È una sfida che riguarda sempre di più anche l'Italia. Dopo decenni di quasi totale assenza, la foca monaca sta lentamente tornando a farsi vedere sempre più spesso lungo diverse coste italiane, dalla Sardegna alla Sicilia fino, passando per Campania e Toscana, ma anche a Venezia e lungo altri tratti della costa adriatica. Se però vogliamo che torni a essere una presenza stabile, servirà necessariamente proteggere grotte marine e garantire tratti costieri poco disturbati dal turismo e dalle attività umane.

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