
E' una svolta importante la decisione presa dalla Corte suprema indiana rispetto al futuro dei cani liberi che abitano in India. Il 22 agosto scorso, una nuova sentenza ha segnato un passo indietro rispetto alla precedente decisione di procedere all'accalappiamento serrato degli animali di strada di Nuova Delhi e la loro detenzione nei canili. Una presa di posizione che aveva fatto scattare la protesta di cittadini ed esperti di etologia canina e che ha portato ora a un nuovo piano di azione volto appunto alla tutela degli animali, al loro "diritto" di vivere in libertà ma anche alle necessarie cure e la profilassi atta a evitare il rischio di malattie o aggressioni nei confronti dei cittadini.
Il nuovo provvedimento prevede che si attuino politiche mirate alla cura e alla re introduzione dei cani sul territorio dopo pratiche di vaccinazione e sterilizzazione. Nel dettaglio la Corte suprema ha indicato che si debba procedere con il rilascio dei cani sani e sterilizzati dopo le cure veterinarie e che vi siano solo delle eccezioni in casi di comprovato comportamento aggressivo o dove si riscontri la presenza di soggetti affetti dalla rabbia. Solo di fronte a queste fattispecie gli animali malati o aggressivi saranno isolati e condotti nei canili, mentre sono state previste anche delle aree di alimentazione dedicate, così che le persone la smettano di dare da mangiare agli animali creando luoghi di assembramento e inserendo un divieto totale di dare cibo ai cani ovunque in strada ma di farlo, appunto, solo in spazi appositi.
Bisogna fare una doverosa disamina della situazione nel paese rispetto alla convivenza con la popolazione di cani liberi che fa sì che la loro preenza sul territorio sia una questione nazionale. L'India è il paese al mondo con la più alta percentuale di canis lupus familiaris senza persone di riferimento. Si stima che siano quasi 60 milioni gli individui che condividono il territorio con gli esseri umani e che non possono essere definiti solo "randagi" e sarebbero almeno 8 milioni quelli che già sono stati chiusi nei canili. Tra di loro, infatti, ci sono cani padronali e anche ferali che nel corso del tempo hanno imparato a condividere lo spazio con oltre un miliardo e mezzo di persone, ovvero il numero di esseri umani che nel 2024 è stato stimato abitare nella regione. Secondo quanto indicato dalla Reuters, nella sola Delhi ci sarebbero un milione di randagi.
Come riporta l'agenzia di stampa, inoltre, ad aprile il governo aveva dichiarato che da inizio anno erano stati segnalati a livello nazionale quasi 430.000 casi di morsi di cane, contro i 3,7 milioni di casi registrati in tutto il 2024. Il dato di fatto è che la rabbia è ancora endemica nel Paese e uno studio recente riporta i dati dell'Oms: ogni anno si registrano ancora circa 59.000 decessi a causa di questa malattia. Sempre secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità in India si verifica il 36% dei decessi globali dovuti alla rabbia, con una percentuale che aumenta al 65% nella regione del Sud-est asiatico. Circa il 30-60% dei casi segnalati coinvolge bambini sotto i 15 anni e spesso i morsi subiti dai più piccoli non vengono riconosciuti o riferiti in tempo.
Questa situazione rappresenta sicuramente un grave problema di salute pubblica ma in un contesto dove la convivenza con il "miglior amico dell'uomo" è serenamente accettata da gran parte della popolazione tanto che appunto l'organo di giustizia supremo ha dovuto fare un passo indietro rispetto al piano d'azione precedente che mirava, in buona sostanza, a eliminare i cani dalle strade.