
Una giornata di attività di ricerca sul campo si è trasformata in una prima assoluta per il neonato Parco Nazionale del Matese, al confine tra Campania e Molise. Per la prima volta, infatti, è stata documentata nell'area protetta la presenza della sterna zampenere (Gelochelidon nilotica), un elegante uccello acquatico piuttosto raro da osservare nell'entroterra. E a osservare e fotografare per primo gli uccelli è stato Samuele Scognamiglio, un appassionato di birdwatching di appena 15 anni, durante una campagna di ricerca organizzata dall'associazione ARDEA.
L'identificazione della specie è stata poi confermata dagli ornitologi esperti Ottavio Janni e Giovanni Capobianco, rendendo così ufficiale l'ingresso della sterna zampenere nella lista delle specie osservate sulle sponde del Lago Matese, cuore pulsante dell'ultimo Parco Nazionale italiano, nato ufficialmente il 22 aprile 2025.
"La scoperta rappresenta la conferma scientifica della straordinaria vivacità ecologica del Matese, un crocevia di importanza nazionale e internazionale – sottolinea a Fanpage.it Andra Boggia, presidente del comitato di gestione Parco Nazionale del Matese. "Ci troviamo attualmente in una fase transizione amministrativa verso la costituzione dell'Ente Parco Nazionale e fin qui abbiamo lavorato affinché questa situazione non comportasse mai un periodo di stasi. Approfitto quindi per ringraziare la rete delle associazioni scientifiche e ambientaliste che continuano a operare come sentinelle della nostra biodiversità".
Una scoperta nata dalla passione per il birdwatching: "L'emozione è esplosa"

L'osservazione è avvenuta lungo le sponde del lago durante una settimana di attività sul campo promossa da ARDEA, che ha riunito ricercatori, soci e appassionati in occasione del quindicesimo anniversario dell'associazione. La campagna ornitologica aveva anche l'obiettivo di sostenere un progetto di studio dell'Università di Catania dedicato alla genetica della cincia bigia (Poecile palustris), un piccolo passeriforme diffuso nei boschi italiani.
Per chi pratica il birdwatching, riuscire a individuare una specie rara rappresenta sempre un momento molto speciale. Ed esattamente quello che è accaduto a Samuele, che inizialmente non aveva immaginato l'importanza della sua osservazione.

"Da quando faccio birdwatching uno dei miei obiettivi è scoprire rarità. All'inizio non avevo dato molta importanza all'osservazione, ma quando Ottavio Janni e Giovanni Capobianco hanno confermato l'identificazione e mi hanno detto che era la prima volta che veniva osservata nel Parco del Matese, l'emozione è esplosa", racconta emozionato il giovane birdwatcher.
"Fino a sera ce le siamo godute posate in un prato allagato, davanti a una faggeta, in mezzo ai cavalli, un ambiente certamente non tipico di questa specie. Ogni scatto ottenuto è stato una soddisfazione unica e soprattutto uno stimolo a continuare a cercare e osservare questi splendidi animali. Ci tengo tanto a ringraziare Rosario Balestrieri (presidente dell'associazione, ndr) e ARDEA per avermi dato questa opportunità", conclude Samuele Scognamiglio.
La sterna zampenere, un uccello acquatico dal comportamento insolito

La sterna zampenere è come altre sterne un uccello molto legato agli ambienti umidi, ma rispetto ad altre specie simili ha abitudini leggermente diverse. Se è vero che molte sterne catturano pesci tuffandosi in mare o nelle lagune, la zampenere si nutre invece soprattutto di insetti, anfibi e piccoli rettili, che cattura sorvolando prati e pascoli, oppure raccogliendo le prede direttamente dal terreno.
Proprio per questo gli individui osservati al Lago del Matese sono stati fotografati mentre sostavano in un prato allagato a oltre 1.000 metri di quota e ai piedi di una faggeta secolare, circondati da cavalli e bovini al pascolo: un contesto senza dubbio molto suggestivo, ma che solitamente non associamo alle sterne, uccelli marini per eccellenza.

In Italia, la specie nidifica soprattutto nel Delta del Po, in Puglia tra le Saline di Margherita di Savoia e in Sardegna, con piccole colonie anche nella laguna di Venezia e in Sicilia. Per il resto dell'anno, si osserva facilmente nelle stesse zone umide costiere e lagune salmastre, soprattutto durante la migrazione, e molto più raramente, come in questo caso, lungo le sponde di laghi interni. Tuttavia, ai piedi del Monte Miletto e della Gallinola – le vette più alte del Massiccio del Matese – non era mai stata osservata prima d'ora.
"Intendiamo potenziare il supporto istituzionale a progetti virtuosi già esistenti, come il campo scientifico MigrAndata Matese. Vogliamo che le stazioni di inanellamento diventino veri e propri laboratori a cielo aperto, stabili e duraturi, indispensabili per mappare le rotte migratorie e monitorare gli effetti dei cambiamenti climatici in atto – aggiunge ancora Andrea Boggia. "Dall'altro, siamo consapevoli che preservare un habitat significhi gestirne la fruizione umana. Vogliamo promuovere uno sviluppo ecosostenibile del Parco, e questo richiede un quadro normativo chiaro e rigoroso, affinché il turismo naturalistico possa svilupparsi senza mai entrare in conflitto con le delicate esigenze di sosta e riproduzione dell'avifauna, come già oggi stiamo facendo in vigenza delle norme di salvaguardia".
L'importanza delle associazioni per la ricerca e la tutela della biodiversità

La scoperta è come detto avvenuta durante le iniziative organizzate per celebrare i 15 anni dalla fondazione dell'associazione ARDEA, nata a Napoli nel 2011 e da sempre impegnata nello studio e nella conservazione dell'avifauna del Matese e non solo. Tra i progetti più importanti, infatti, c'è per esempio "Una spiaggia per il fratino", che da molti anni studia e tutela questo piccolo e minacciato limicolo lungo tutta la costa campana.
Nel Parco del Matese, invece, il progetto di inanellamento scientifico MigrAndata ha permesso negli anni di catturare, marcare con piccoli anelli identificativi e rilasciare oltre 20.000 uccelli, tra cui più di 13.000 rondini. L'inanellamento è infatti una tecnica utilizzata dagli ornitologi per seguire gli spostamenti degli uccelli, studiarne le migrazioni e raccogliere informazioni preziose per la loro conservazione.

Le attività dell'associazione condotte nei giorni scorsi nel Parco del Matese hanno coinvolto oltre 40 tra ricercatori, volontari e semplici appassionati, impegnati anche nello studio genetico della cincia bigia coordinato da Gea Manganaro dell'Università di Catania. La settimana si è poi conclusa anche con la liberazione di una poiana, un nibbio bruno e due gufi comuni, curati dal CRAS di Napoli e liberati dal medico veterinario del centro di recupero Adriano Menichino.
Tutte queste attività, unite alla prima osservazione della sterna zampenere nel Parco Nazionale del Matese, dimostrano quanto le iniziative delle tante associazioni naturalistiche e ornitologiche sparse in tutta Italia possano contribuire in maniera molto concreta allo studio e alla tutela della biodiversità. E confermano anche come l'unione tra giovani appassionati, cittadini e ricercatori abbia un ruolo fondamentale nel documentare e proteggere attivamente il patrimonio naturale italiano.