UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
19 Settembre 2026
6:30

La peste suina africana minaccia di far estinguere alcune specie: non solo maiali a rischio

La peste suina africana si sta diffondendo in Asia e minaccia 12 specie di suidi selvatici endemici, alcune già vicine all'estinzione. Gli esperti lanciano l’allarme: servono interventi urgenti.

Immagine
Un babirussa di Sulawesi (Babyrousa celebensis), una delle 12 specie di suidi endemiche dell’Asia

La peste suina africana sta diventando una minaccia sempre più seria per alcune delle specie di suidi selvatici più rare dell'Asia. Secondo una nuova analisi pubblicata su Nature Reviews Biodiversity, il virus potrebbe infatti spingere diverse popolazioni insulari verso l'estinzione già nell'arco di una sola generazione.

Gli autori hanno quindi elaborato una strategia in otto punti per affrontare l'emergenza e cercare di fermare il declino delle 12 specie di suidi selvatici endemiche dell'Asia, alcune di queste già seriamente minacciate di estinzione.

I suidi endemici dell'Asia minacciati dalla peste suina africana

Immagine
Il virus è già stato trovato in natura in quattro specie, tra cui il cinghiale barbato (Sus barbatus)

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa e spesso letale, che colpisce sia maiali domestici che i suidi selvatici, come i cinghiali. Il virus è comparso per la prima volta in Cina alla fine del 2018 e si è poi diffuso rapidamente in Asia e nell'area dell'Asia-Pacifico. A differenza però dei suidi africani, che convivono con il virus da milioni di anni e generalmente non sviluppano una malattia grave, molte specie asiatiche non avevano mai incontrato prima questo patogeno. Per questo le conseguenze possono essere devastanti.

Finora il virus è stato confermato in natura in almeno quattro specie: il babirussa di Sulawesi (Babyrousa celebensis), il cinghiale di Sulawesi (Sus celebensis), quello delle Filippine (S. philippensis) e il cinghiale barbato (S. barbatus). In altre due specie, il cinghiale delle Visayas (S. cebifrons) e quello di Mindoro (S. oliveri), la presenza della malattia è invece fortemente sospettata. I dati sono però ancora incompleti, soprattutto nelle aree più remote, ma l'assenza di casi confermati non significa necessariamente che una popolazione sia realmente al sicuro.

La peste suina è un problema non solo per cinghiali e maiali

Immagine
Alcune specie, come il cinghiale delle Visayas (S. cebifrons), sopravvivono solo su poche isole e sono già considerate in pericolo critico di estinzione

Il problema è particolarmente grave soprattutto per le specie che vivono su una sola isola. A Sulawesi, per esempio, la peste suina ha colpito sia i cinghiali che i babirussa. Quest'ultimo appartiene a un gruppo evolutivamente molto distinto dagli altri suidi e presenta caratteristiche uniche, come le zanne superiori dei maschi che crescono attraverso il muso e possono incurvarsi all'indietro verso il cranio.

Il virus non rappresenta però soltanto una minaccia per questi animali. I suidi selvatici hanno infatti un ruolo importante negli ecosistemi: scavando il terreno contribuiscono a modificarne la struttura, disperdono semi e costituiscono una fonte di cibo per grandi predatori, come le tigri e i leopardi. Per di più, per alcune comunità indigene e locali sono una risorsa alimentare importante e fanno parte delle tradizioni e delle economie locali.

Immagine
La mappa dei contagi nelle varie popolazioni di suidi asiatici. Immagine da Rode–White et al., 2026

Nel Borneo, per esempio, il crollo delle popolazioni di cinghiale barbato ha avuto conseguenze pesanti anche per sostentamento alimentare di alcune comunità locali. La peste suina si aggiunge inoltre a una serie di minacce già esistenti, come perdita e frammentazione degli habitat e caccia eccessiva e non sostenibile. E quando una specie è già ridotta a poche popolazioni isolate, anche un singolo evento di mortalità di massa improvviso può avere conseguenze molto più difficili da recuperare.

Un piano d'azione per salvare i suidi selvatici asiatici

Immagine
Gli autori dello studio hanno proposto un piano d'azione in otto punti, tra cui la creazione di popolazioni di emergenza in cattività

Per questo i ricercatori propongono un piano d'azione articolato in otto punti, che comprende il rafforzamento della sorveglianza, la protezione delle popolazioni selvatiche, la riduzione dei rischi nei punti di contatto tra animali domestici e selvatici e la creazione o l'ampliamento di programmi di conservazione in cattività. Tre interventi vengono considerati particolarmente urgenti: individuare rapidamente i nuovi focolai, mettere al sicuro popolazioni riproduttive fuori in cattività e garantire finanziamenti per affrontare l'emergenza.

La conservazione ex situ, cioè al di fuori dell'habitat naturale, può diventare una sorta di assicurazione contro l'estinzione. Attualmente, però, solo cinque delle 12 specie endemiche asiatiche sono inserite in programmi di riproduzione in cattività, alcune con pochissimi individui. Non c'è, purtroppo, una singola soluzione per risolvere rapidamente il problema. Tuttavia, il tempo sta per finire e il margine per intervenire è sempre più ridotto. La peste suina, nata come emergenza alimentare, in Asia è ora diventata anche una questione di conservazione.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views