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La mamma delfino che porta sul dorso il suo cucciolo morto. L’etologa: “Spezzato il legame di attaccamento”

Fraggle, una femmina di tursiope australiana, ha trasportato per sei giorni il cucciolo morto, seguita dal suo pod. L'etologa Federica Pirrone spiega il comportamento su Kodami: "E' ancora difficile stabilire quale sia la loro consapevolezza del concetto di morte. Per questo motivo, il termine lutto va usato con cautela"

6 Agosto 2026
15:48
Intervista a Prof.ssa Federica Pirrone
Professoressa di Etologia Veterinaria e Benessere Animale presso l'Università degli Studi di Milano

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Fraggle è una femmina di delfino che è salita agli onori della cronaca nelle ultime ore per un comportamento raro da vedere che ha commosso gli esseri umani. Questo tursiope per sei giorni ha trasportato il cadavere del suo cucciolo sul dorso, seguita dal resto del suo pod.

Le immagini sono state effettuate con un drone dal Geographe Marine Research, un'organizzazione australiana per la conservazione della natura. Nel video si vede l'animale che nuota nell'estuario di Leschenault, vicino alla città di Bunbury, lungo la costa dell'Australia Occidentale. Sul dorso porta il figlio che aveva solo due settimane al momento della morte.

Abbiamo contattato la professoressa Federica Pirrone che insegna Etologia Veterinaria e Benessere Animale presso l'Università degli Studi di Milano per analizzare il video e comprendere da un punto di vista etologico il comportamento di Fraggle.

Guardando le immagini, molte persone hanno pensato a una madre che non riesce a separarsi dal proprio figlio morto: quanto di questa lettura può essere scientificamente corretto e quanto invece è una nostra proiezione umana?

Il punto è che una cosa non esclude l’altra. I delfini sono mammiferi come noi, quindi la reazione delle persone è comprensibile, perché il comportamento osservato richiama qualcosa che conosciamo bene anche nella nostra specie. Allo stesso tempo, osserviamo una madre che continua a sostenere e trasportare il proprio piccolo morto già da un paio di settimane. Questo è un comportamento documentato anche in altri cetacei e in alcuni altri mammiferi sociali. E la scienza è fortemente orientata a sostenere che possa riflettere un legame madre-piccolo estremamente forte e sia quindi espressione di una reazione emotiva complessa della madre alla perdita, che corrisponde allo spezzarsi di un legame di attaccamento.

Che cosa può spingere Fraggle a continuare a sostenere il corpo del piccolo anche dopo averne percepito la morte?

Sappiamo che i cetacei sono animali con una vita sociale molto complessa e cure materne importanti. Per questo, la spiegazione più plausibile non è quella di un semplice automatismo, ma di una risposta in cui la motivazione materna e la componente socioemotiva si intrecciano. Naturalmente non possiamo sapere quale fosse l’esperienza soggettiva di Fraggle, ma il suo comportamento è compatibile con una reazione alla perdita di un individuo con cui aveva instaurato uno dei legami più forti che esistono in natura, che permane anche quando è ormai privo di vita.

C’è dunque una componente emotiva?

Il legame tra una madre delfino e il suo cucciolo è straordinariamente forte. A parte per il movimento – alla nascita nuota già – il piccolo dipende dalla madre: è lei che lo aiuta a iniziare a respirare, lo allatta, lo protegge dai predatori e lo guida nella navigazione e negli apprendimenti necessari alla sopravvivenza. Ma non si tratta solo di una dipendenza fisica. Come in molti mammiferi sociali, tra madre e piccolo si instaura un vero legame, fondamentale per lo sviluppo del piccolo e per il successo riproduttivo della madre. Proprio perché questo legame è così intenso, la sua improvvisa interruzione può tradursi in comportamenti come quello osservato in Fraggle.

Il forte legame influisce così anche sulla reazione alla perdita?

Questo episodio ci dice soprattutto che gli animali possono instaurare legami sociali molto profondi e che la loro perdita può tradursi in risposte comportamentali complesse. Oggi è ancora difficile stabilire quale sia la loro consapevolezza del concetto di morte. Per questo motivo, il termine lutto va usato con cautela. Se lo intendiamo nel senso strettamente umano, specialmente dell’adulto, che comprende anche la consapevolezza dell’irreversibilità della morte, la riflessione simbolica e la dimensione culturale, non possiamo affermare che i delfini lo sperimentino nello stesso modo. Se invece usiamo il termine per indicare una risposta emotiva e comportamentale alla perdita di un individuo con cui esisteva un forte legame di attaccamento, e che è comunque una componente del lutto umano, allora episodi come quello di Fraggle sono certamente compatibili con questa interpretazione.

Questo episodio ci permette di parlare di coscienza del dolore emotivo negli animali?

Sì. Oggi sappiamo che i cetacei hanno una vita emotiva e sociale molto complessa. Vivono in gruppi stabili, instaurano relazioni individuali durature, cooperano, si aiutano reciprocamente, imparano gli uni dagli altri, mostrano comportamenti di cura nei confronti dei piccoli, e di altri membri del gruppo. Naturalmente non possiamo sapere esattamente che cosa provi un delfino ma la scienza non si basa sulle impressioni, ma sull’insieme delle evidenze. E queste ci dicono che sarebbe ormai difficile sostenere che i cetacei siano privi di una vita emotiva ricca e articolata.

La perdita di altri cuccioli può aver influenzato il comportamento di Fraggle?

Da un punto di vista scientifico non possiamo sapere se le perdite precedenti abbiano influenzato la risposta di Fraggle in questa occasione. In altre occasioni simili segnalate sappiamo che non vi erano episodi pregressi di mortalità neonatale. Sarebbe una conclusione azzardata. È però importante chiedersi perché una stessa femmina abbia perso più piccoli: potrebbero entrare implicati fattori legati alla salute dell’animale, alla disponibilità di risorse, o alle condizioni ambientali, ad esempio, che potrebbero influenzare il suo successo riproduttivo. Quindi, più che altro questa informazione richiama l’attenzione sulla necessità di comprendere il contesto ecologico e sanitario in cui vive Fraggle.

A seguirla c’era il pod di tursiopi di cui fa parte. Che tipo di comportamento è, considerando che noi umani siamo portati a definirlo come un “funerale”?

Quando un membro del gruppo si trova in una situazione insolita, come nel caso di una madre che continua a trasportare il proprio piccolo morto, non sorprende che gli altri individui restino nelle vicinanze e mantengano la coesione del gruppo. In alcuni casi sono stati descritti anche comportamenti di avvicinamento, contatto o interesse nei confronti del piccolo. I membri del gruppo si avvicinano, toccano il corpo o sembrano alternarsi nel sostenerlo. Questo suggerisce che la morte di un individuo possa avere una rilevanza non solo per il singolo, ma anche per gli altri, anche se non sappiamo ancora attribuire con precisione il significato di questi comportamenti.

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