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31 Agosto 2026
11:12

Il tilacino non era un lupo australiano: lo studio del cranio svela come cacciava davvero la tigre della Tasmania

L’analisi dettagliata del cranio del tilacino restituisce un predatore molto diverso dal lupo a cui veniva paragonato: mascelle lunghe e potenti gli permettevano di cacciare prede piccole e agili, non animali di grandi dimensioni come quelli allevati.

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Un tilacino (Thylacinus cynocephalus) fotografato in uno zoo in Tasmania negli anni ’30. Foto da Wikimedia Commons

Per molto tempo il tilacino è stato raccontato come una sorta di lupo australiano, un predatore all'apice della catena alimentare capace di abbattere facilmente anche animali di grossa taglia. Non a caso questa specie, che si è estinta durante la prima metà del XX secolo, è conosciuta anche come tigre della Tasmania o, appunto, lupo marsupiale.

Tuttavia, una nuova analisi dettagliata del suo cranio racconta una storia molto diversa. Uno studio della Flinders University, pubblicato su Nature Communications, ha ricostruito il modo in cui l'estinta tigre della Tasmania probabilmente utilizzava le sue mascelle per cacciare soprattutto animali di piccole dimensioni, smentendo così l'ingiusta fama che purtroppo ha contribuito in maniera decisiva alla sua estinzione.

Il tilacino aveva un morso rapido e potente, adatto per prede di piccole dimensioni

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La coautrice Vera Weisbecker insieme a crani di tilacino e altri animali

Il tilacino (Thylacinus cynocephalus) era un marsupiale, quindi un animale più vicino evolutivamente a canguri, bandicoot e numbat che ai canidi, la famiglia a cui appartengono lupi, volpi e cani. La somiglianza esteriore con questi animali aveva però portato per lungo tempo a considerarlo una sorta di equivalente australiano del lupo.

Analizzando però diversi crani conservati nelle collezioni museali, i ricercatori hanno individuato una combinazione di caratteristiche uniche e mai osservate nei mammiferi carnivori viventi. Il tilacino aveva infatti un cranio molto grande in proporzione al corpo, con una mascella superiore lunga e alta e un muso allungato che si allargava verso la punta e che gli permetteva di spalancare le fauci fino a circa 120 gradi.

Questa particolare struttura permetteva quindi di produrre un morso molto diverso da quello di un lupo. Secondo i ricercatori, infatti, il tilacino non era particolarmente adatto ad afferrare e trattenere animali grandi e robusti, come per esempio le pecore. La sua bocca sarebbe stata invece specializzata in un rapido e potente scatto delle mascelle, utile per mordere e immobilizzare prede piccole o di medie dimensioni, come i bandicoot, marsupiali dalle dimensioni simili a quelle di un coniglio.

L'ultimo mammifero ad avere un morso simile

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Il confronto tra un cranio di tilacino (al centro) con quelli di un lupo (a sinistra) e di una volpe (a destra). Immagine di Vera Weisbecker

Il principio è abbastanza semplice: più una mascella è lunga, più velocemente può muoversi la sua estremità durante il morso. Questo aumenta l'impatto del colpo e il grande cranio che aveva il tilacino avrebbe fornito la struttura necessaria per sopportare le forze generate da questo tipo di morso.

Una strategia simile è comune soprattutto in alcuni rettili e pesci predatori dotati di mascelle molto lunghe. I coccodrilli e alcune specie di pesci, per esempio, utilizzano mascelle lunghe e veloci per catturare e trattenere prede molto agili. Il tilacino potrebbe quindi essere stato l'ultimo mammifero conosciuto ad aver sviluppato una combinazione di caratteristiche simili: una testa molto grande associata a un morso rapido e potente, perfetto per catturare e trattenere prede piccole e dai movimenti rapidi.

Gli autori spiegano anche perché il cranio del tilacino potesse ricordare quello di un lupo durante la crescita, pur diventando appunto molto diverso nell'animale adulto. Studi precedenti sul DNA avevano infatti individuato somiglianze tra alcune regioni genetiche di tilacino e lupo coinvolte nello sviluppo del cranio. È un esempio di come specie anche molto lontane da un punto di vista evoluzionistico possano conservare tratti comuni e arrivare a sviluppare forme simili seguendo, almeno in parte, percorsi evolutivi comparabili.

Smentita la fama di "cacciatore di bestiame" che lo ha portato all'estinzione

Ma la scoperta ha anche un risvolto storico, seppur molto amaro. Il tilacino fu infatti largamente perseguitato e cacciato anche perché considerato una minaccia per gli animali allevati, in particolare le pecore. Il governo della Tasmania introdusse persino delle taglie per ogni tilacino ucciso.

Questa reputazione contribuì in maniera decisiva all'estinzione della specie, già decimata da perdita di habitat, competizione con dingo e cani rinselvatichiti, da cui tra l'altro poteva contrarre anche il cimurro. Sebbene questa ricostruzione di "cacciatore di bestiame" sia già stata smentita (erano soprattutto dingo e cani a predare animali allevati), queste nuove evidenze anatomiche ci offrono ora una visione ancora più chiara di come cacciava la tigre della Tasmania. Un predatore specializzato in piccoli animali, non un cacciatore di grandi domestici allevati.

Benjamin, l'ultimo tilacino conosciuto, morì nello zoo di Hobart, in Tasmania, il 7 settembre del 1936. Oggi di questa specie estinta ci restano solo immagini in bianco e nero e brevi filmati restaurati digitalmente, insieme alla consapevolezza di quanto possano essere pericolose certe convinzioni non supportate da prove quando vengono poi trasformate in politiche di persecuzione della fauna selvatica.

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