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9 Giugno 2026
17:57

Sulle tracce del misterioso atelocino: le fototrappole svelano la vita segreta del “cane dalle orecchie corte” dell’Amazzonia

Per anni l'atelocino è stato uno dei carnivori più misteriosi dell’Amazzonia. Oggi le fototrappole stanno finalmente svelando la vita segreta del "cane dalle orecchie corte"

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Un nuovo studio svela aspetti inediti sulla vita e le abitudini dell’atelocino, un misterioso canide sudamericano. Foto di G. Ayala e M. E. Viscarra

Per decenni l'atelocino, conosciuto in inglese anche come "cane dalle orecchie corte", è stato considerato uno dei carnivori più misteriosi del Sud America. Vive infatti solo nelle foreste amazzoniche tra Bolivia, Perù e Brasile, ma osservarlo in natura è così difficile che molti biologi lo hanno definito quasi un animale "fantasma". Schivo, silenzioso e attivo soprattutto nelle zone più fitte della foresta tropicale, questo piccolo canide è riuscito per anni a evitare gli esseri umani.

Le informazioni sul suo comportamento erano pochissime e gli avvistamenti diretti rarissimi. Oggi però un nuovo studio pubblicato sulla rivista Neotropical Biology and Conservation sta finalmente aiutando gli scienziati a capire meglio chi sia davvero questo enigmatico predatore amazzonico.

Un canide quasi invisibile

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L’atelocino è un cane dall’aspetto compatto, le orecchie piccole e le zampe corte. Foto da Wikimedia Commons

L'atelocino (Atelocynus microtis) appartiene alla famiglia dei canidi, lo stesso gruppo di lupi, sciacalli, volpi e cani domestici. A differenza dei suoi parenti più noti, però, vive esclusivamente nelle foreste tropicali umide dell'Amazzonia e sembra essersi adattato perfettamente a questo ambiente. Ha un corpo allungato, le zampe relativamente corte e le orecchie sono molto piccole e arrotondate, caratteristica da cui deriva il suo nome inglese.

Il mantello può variare invece dal grigio scuro al marrone rossiccio e la lunga coda folta lo aiuta probabilmente a muoversi tra la vegetazione fitta. Una delle caratteristiche più particolari riguarda però le zampe: possiede infatti dita parzialmente palmate, unite da sottili membrane, un adattamento raro tra i canidi e che potrebbe aiutarlo a muoversi meglio nei terreni umidi e vicino all’acqua. Gli scienziati ritengono che proprio la sua natura estremamente elusiva, unita a un olfatto e un udito molto sviluppati, gli permetta di evitare facilmente il contatto con le persone.

Le fototrappole hanno cambiato tutto

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Grazie alle fototrappole, gli scienziati hanno scoperto che la specie è molto più diffusa e comune di quanto pensato in precedenza. Foto di G. Ayala e M. E. Viscarra

Per studiare un animale così difficile da osservare, i ricercatori hanno utilizzato soprattutto le fototrappole, che si attivano automaticamente quando percepiscono il movimento di un animale. Le prime immagini dell'atelocino ottenute in questo modo risalgono al 2001 e da allora gli studiosi hanno raccolto dati per quasi 25 anni, organizzando decine di campagne di monitoraggio tra le foreste di Bolivia e Perù.

In totale sono stati registrati circa 500 dati di presenza della specie e quasi 600 eventi fotografici indipendenti: la più grande raccolta di osservazioni confermate mai ottenuta per questo animale. Secondo gli autori dello studio, le nuove tecnologie di monitoraggio stanno rivoluzionando la conoscenza delle specie più elusive della foresta amazzonica. Animali che fino a pochi anni fa erano quasi impossibili da studiare possono oggi essere osservati senza neppure interferire con il loro comportamento naturale.

Un animale più diffuso del previsto

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I ricercatori hanno raccolto centinaia di nuovi dati di presenza nella foresta amazzonica boliviana. Immagine da Wallace et al., 2026

La scoperta più sorprendente non riguarda però l'aspetto o il comportamento dell’atelocino, ma il numero di individui osservati nelle foreste. Per anni si è pensato che fosse un animale molto raro, ma i nuovi dati suggeriscono invece che potrebbe essere più comune di quanto immaginato, anche se resta comunque difficile da incontrare. I ricercatori stimano una densità di circa 15 individui ogni 100 chilometri quadrati nelle aree più favorevoli. È una presenza inferiore rispetto a piccoli carnivori come l'ocelot, ma superiore a quella di grandi predatori come il giaguaro.

Questo non significa che l'atelocino sia fuori pericolo. Semplicemente, la specie sembra essere molto più abile a nascondersi di quanto si credesse. Lo studio ha inoltre mostrato che questi canidi sono soprattutto diurni: risultano più attivi nelle prime ore del mattino, in particolare tra le 6 e mezzogiorno. L'atelocino sembra inoltre dipendere quasi completamente dalle foreste amazzoniche ancora integre.

Il cane fantasma delle foreste intatte e protette

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La specie sembra preferire foreste alte e non soggette ad allagamenti, all’interno di aree remote e protette. Foto da Wikimedia Commons

Predilige soprattutto aree sopraelevate non soggette alle inondazioni stagionali dei grandi fiumi amazzonici. Qui la vegetazione è particolarmente fitta e continua e offre riparo e abbondanza di prede. È proprio questa preferenza per le zone più remote e difficili da attraversare che spiega perché l'animale sia rimasto così poco conosciuto per tanto tempo. Lo studio evidenzia anche un altro aspetto importante: la specie è molto più frequente nelle aree protette e nei territori indigeni gestiti in modo sostenibile rispetto alle zone degradate o non tutelate.

Secondo i ricercatori, il cane dalle orecchie corte dipende quindi direttamente dalla conservazione della grande foresta amazzonica. Deforestazione, incendi, strade e frammentazione degli habitat rappresentano infatti le principali minacce per questo animale. Proteggere l'atelocino significa quindi proteggere anche uno degli ecosistemi più importanti del pianeta. E forse proprio grazie alle nuove tecnologie e al lavoro delle comunità locali, il "cane fantasma" dell'Amazzonia potrà continuare a vivere nascosto tra la vegetazione della foresta tropicale.

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