
Si chiama Julie ed è la prima elefantessa ad arrivare al Pangea, in Portogallo, il primo e unico santuario europeo dedicato agli elefanti vittime di maltrattamenti e sfruttamento. Per questa femmina di elefante africano di savana, arrivata al santuario lo scorso 2 luglio, non si tratta però di un trasferimento come tanti: Julie era infatti l'ultimo pachiderma ancora legato a un circo nel Paese e da anni aspettava un luogo più adatto dove poter vivere il resto della sua vita.
Il santuario si trova nella regione dell'Alentejo, tra Vila Viçosa e Alandroal, nel distretto di Évora, e per il momento Julie è la sua unica ospite. Nei primi giorni nel nuovo ambiente ha già iniziato a esplorare gli spazi, a muoversi in una condizione di libertà controllata e perfino a fare il suo primo bagno di fango, un comportamento molto importante per gli elefanti, perché aiuta a proteggere la pelle dal sole e dagli insetti.
La storia di Julie, sfruttata in un circo per quasi 40 anni
La storia di Julie è come quella di tanti altri animali selvatici che hanno vissuto per anni nei circhi europei. L'elefantessa, catturata in Africa circa 40 anni fa quando era ancora molto giovane, arrivò poi in Portogallo e dal 1988 ha vissuto con il circo Victor Hugo Cardinali. Nel 2018 il Portogallo ha però approvato una legge che vieta gli animali selvatici nei circhi, ma il divieto è entrato in vigore solo nel 2024, lasciando un periodo di transizione per permettere ai proprietari di trovare una sistemazione adeguata agli animali. Per Julie, però, una destinazione adatta è arrivata soltanto adesso.
Il suo arrivo al Pangea mostra molto bene uno dei problemi più grossi che accompagnano questo tipo di divieti: vietare l'uso degli animali nei circhi è indubbiamente un passaggio fondamentale, ma da solo non basta se poi non esistono luoghi in grado di accoglierli. Storie simili, infatti, le stanno vivendo anche numerosi delfini e altri cetacei che ancora oggi sono rinchiusi in parchi e delfinari ormai chiusi o presenti in paesi che hanno vietato questi spettacoli, come le orche del parco Marineland, in Francia, e i beluga in quello canadese.

I santuari servono proprio a questo. A differenza di uno zoo, un parco a tema o di una struttura circense, un santuario nasce con l'obiettivo di offrire agli animali una sistemazione permanente, spazi più ampi e una gestione centrata soprattutto sul loro benessere. E secondo i responsabili della struttura, Julie si sta già adattando bene al nuovo ambiente e sta iniziando a scegliere da sola come trascorrere le sue giornate.
Un nuovo inizio anche altri elefanti che vivono in condizioni di sfruttamento in Europa

Quanto tempo potrà godersi questa nuova fase della sua vita non è possibile saperlo con certezza. In natura gli elefanti possono vivere oltre 70 anni, anche se per gli animali che hanno trascorso gran parte della vita in cattività l'aspettativa di vita è spesso più bassa a causa dello stress, delle condizioni di detenzione e dei problemi fisici accumulati nel tempo.
Pangea dispone di circa 400 ettari di terreno e, a regime, potrebbe ospitare fino a 30 elefanti. Entro la fine dell’anno è previsto anche l’arrivo di Kariba, un'altra elefantessa africana di circa 40 anni che oggi vive completamente sola in uno zoo in Belgio. Il trasferimento era già stato programmato, ma è stato poi rinviato per permettere all'animale di curare un problema a una zampa e affrontare il viaggio in sicurezza.
Per ora il santuario resterà chiuso al pubblico, una scelta pensata proprio per lasciare a Julie e ai futuri ospiti il tempo necessario per adattarsi senza ulteriore stress. È una decisione coerente con la missione dichiarata della struttura: offrire una casa per la vita a elefanti provenienti da zoo, circhi o altre situazioni di cattività, garantendo spazi ampi, cure veterinarie specialistiche e la possibilità di esprimere finalmente i loro comportamenti più naturali.
L'arrivo di Julie segna quindi un passaggio simbolico importante per il Portogallo e, in parte, per l'Europa: la fine di una lunga storia di sfruttamento nei circhi e l'inizio, almeno per alcuni elefanti, di una vita davvero degna di essere vissuta. Non saranno certamente le savane africane, ma è comunque meglio di una vita di costrizioni e sfruttamento.