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31 Ottobre 2026
14:56

Il leggendario segugio Sarail del Bangladesh: un cane a rischio estinzione in un paese ad alto tasso di randagismo

In Bangladesh il rarissimo Segugio Sarail rischia l’estinzione, mentre milioni di cani vivono liberi nelle strade. Una sfida che intreccia tutela della razza, benessere animale e salute pubblica.

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Se si cerca "Segugio Sarail" su Wikipedia la definizione che viene data di questo cane è "leggendario". E' Tale è, effettivamente, considerando che ormai si conta che non ne restino più di venti esemplari in vita nell'unica area al mondo dove è nata la razza: Sarail appunto, un sottodistretto di Brahmanbaria, nel Bangladesh orientale.

In un Paese in cui vivono quasi 1,7 milioni di cani, secondo uno studio epidemiologico sulla diffusione della rabbia pubblicato nel 2024, l'83% sono animali liberi che soffrono di malnutrizione, ferite o maltrattamenti da parte degli esseri umani. Mentre infatti il rapporto della popolazione con i randagi è ambivalente, tra chi li cura, chi li tollera e chi li vorrebbe sterminare,  alcune persone da tempo stanno cercando invece di preservare gli ultimi Sarail.

Nella piccola città, situata a circa 95 chilometri a nord-est della capitale Dacca, la tradizione dell'allevamento di questi segugi è stata tramandata per generazioni per preservare quello che è considerato il "cane nazionale" del Bangladesh, le cui origini pare derivino dalla presenza in passato dei levrieri europei e di cui si racconta ancora il mito di due esemplari che salvarono la vita all'eroe nazionale Muhammad Ataul Gani Osmani, l'uomo che portò il Paese all'indipendenza nel 1971 dal Pakistan.

Questi cani hanno una taglia medio-grande, con i maschi che misurano in altezza tra i 58 e i 72 cm e un peso medio  tra i 20 e i 35 chili, con le femmine che sono leggermente più piccole. Hanno la tipica morfologia dei levrieri da caccia a vista ("sighthound"): torace profondo, muso appuntito, orecchie ripiegate e coda lunga. Il pelo è corto e la colorazione tipica è una combinazione di bianco e nero, bianco e marrone e con soggetti anche striati e bianchi. Il Sarail è noto per la sua velocità, i riflessi rapidissimi e l'ottima vista. in Bangladesh si racconta che un Sarail riesce a catturare una lepre a mezz'aria. Avendo una forte motivazione affiliativa, oltre che predatoria, questo cane si lega tantissimo alla persona di riferimento, tanto che è nota la sua lealtà e anche la sua motivazione protettiva nei confronti dei membri del suo gruppo sociale. Verso gli estranei è invece diffidente e ha anche una forte motivazione territoriale, cosa che lo porta anche ad essere un buon cane da guardia.

A questa razza Mongabay, una testata giornalistica indipendente e senza scopo di lucro interamente dedicata all'ambiente, alla scienza e alla conservazione della natura, ha dedicato un intero reportage, riportando le testimonianze degli allevatori locali che stanno facendo di tutto per tenere in vita il Sarail in assenza di programmi governativi e fronteggiando accoppiamenti che avvengono spesso con cani di altra tipologia.

Il dato di fatto, però, dovrebbe essere anche quello di ritornare ai numeri che abbiamo indicato sopra relativi alla popolazione canina in generale nel Paese, per comprendere quanto sia complessa la combinazione tra la salvaguardia di una determinata tipologia e la cura di tutta la specie. La libertà dei cani, infatti, in determinate aree del mondo in cui questo animale è alla stregua di tanti altri, ovvero privo del controllo diretto degli esseri umani, causa conflitti con la nostra specie. Dal punto di vista occidentale, poi, si ha una visione pietistica di quelli che vengono definiti globalmente "cani randagi" ma che in realtà si suddividono in diverse categorie, tra cui ci sono molti che sono in realtà padronali e altri che sono del tutto ferali, ad esempio. Il Bangladesh, da questo punto di vista, è simbolicamente un paese simile a molti altri, lì dove ci si dimentica che l'80% della popolazione canina al mondo non ha nulla a che fare con l'idea di cane che abbiamo noi, ovvero quello che dorme nelle nostre case o è confinato nei canili in attesa di un'adozione. Il "miglior amico dell'uomo" è in natura un animale appunto libero come tanti altri e la sua prossimità con le comunità umane continua a rappresentare un problema soprattutto per questioni di incolumità pubblica, come il rischio della rabbia.

In uno Stato in cui il "problema del randagismo" dunque non viene affrontato, sembra distopico pensare alla salvaguardia di una singola razza e gli appelli al governo per programmi di sostegno all'allevamento dovrebbero essere accompagnati da altrettanti progetti di salvaguardia degli "animali di strada" a fronte anche di una tutela della popolazione umana ma sulla base del concetto di "One health" e nel segno del rispetto delle vite di tutti, cani compresi.

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