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18 Giugno 2026
15:50

I pinguini “vedono” i suoni e li associano alle dimensioni degli oggetti: lo studio dell’Università di Torino

Un nuovo studio condotto dall'Università di Torino dimostra che i pinguini, come noi umani, percepiscono i suoni gravi come legati a qualcosa di grande e quelli acuti a qualcosa di piccolo.

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Una coppia di pinguini africani (Spheniscus demersus)

I pinguini africani riescono ad associare il tono di un suono alle dimensioni di un oggetto, collegando spontaneamente i suoni gravi agli oggetti più grandi e quelli acuti agli oggetti più piccoli. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dal Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'Università di Torino, in collaborazione con l'Università Jean-Monnet di Saint-Étienne e Zoomarine, il parco alle porte di Roma.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Annals of the New York Academy of Sciences, aiuta a capire meglio come gli animali elaborano le informazioni provenienti dai diversi sensi e suggerisce che alcune capacità cognitive considerate tipiche degli esseri umani potrebbero essere in realtà molto più diffuse di quanto si pensasse tra le altre specie animali.

Il legame tra suono e dimensione degli oggetti

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Anche i pinguini, come noi umani, percepiscono i suoni gravi come legati a qualcosa di grande e quelli acuti a qualcosa invece di piccolo

Ogni giorno un animale raccoglie una mole enorme di informazioni attraverso vista, udito, tatto e altri sensi. Il cervello deve poi combinare tutti questi segnali per costruire una rappresentazione coerente dell'ambiente circostante. In alcuni casi, però, avviene qualcosa di ancora più sorprendente: gli animali riescono a creare collegamenti tra informazioni provenienti da sensi diversi. Gli scienziati chiamano questo fenomeno "corrispondenza cross-modale".

Negli esseri umani una delle associazioni più comuni e immediate riguarda il rapporto tra il tono di un suono e la dimensione di un oggetto. Tendiamo infatti a percepire i suoni gravi come legati a qualcosa di grande e quelli acuti a qualcosa invece di piccolo. Fino a oggi questa capacità era stata osservata chiaramente solo in poche specie animali.

Per scoprire se anche i pinguini possedessero questa abilità, i ricercatori hanno studiato una colonia di pinguini africani (Spheniscus demersus) ospitata in cattività allo Zoomarine. Questa specie originaria dell'Africa meridionale è particolarmente interessante, perché le sue vocalizzazioni trasmettono diverse informazioni importanti sull'individuo che le emette, come l'età e la dimensione corporea.

I pinguini associano cubi grandi a suoni "grandi" e cubi piccoli a suoni "piccoli"

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Il set–up sperimentale dello studio. Immagine da Terranova et al., 2026

Durante gli esperimenti, ogni pinguino veniva posto davanti a due cubi neri che non aveva mai visto prima di quel momento: uno grande e uno piccolo. Contemporaneamente ascoltava un singolo suono, che poteva essere grave oppure acuto. I ricercatori hanno quindi osservato quale oggetto l'uccello scegliesse di avvicinare per primo e in quale direzione rivolgesse il proprio sguardo.

I risultati sono stati molto chiari. Nell'80% dei test i pinguini hanno scelto l'oggetto che corrispondeva all'associazione che si aspettavano i ricercatori: il cubo grande dopo aver sentito un suono grave e quello piccolo dopo un suono acuto. Anche l'analisi della direzione dello sguardo ha confermato la stessa tendenza.

Secondo gli autori dello studio, questa capacità potrebbe essersi evoluta perché riflette una certa regolarità presente in natura. Gli animali di grandi dimensioni tendono infatti a produrre suoni più gravi, mentre quelli più piccoli emettono generalmente suoni più acuti. Riconoscere questa relazione può essere particolarmente utile in generale, ma soprattutto nelle affollate colonie di pinguini, dove identificare partner, pulcini o altri individui attraverso le vocalizzazioni può fare la differenza quando la vista non basta.

Nuovi indizi sull'evoluzione della cognizione animale

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Questa abilità potrebbe aiutare i pinguini a orientarsi meglio in ambienti complessi e ricchi di stimoli

"I nostri risultati dimostrano per la prima volta che i pinguini africani collegano il tono di un suono alla dimensione di un oggetto, applicando questa associazione anche a oggetti e suoni completamente nuovi", ha spiegato in un comunicato Francesca Terranova, prima autrice dello studio. Per Livio Favaro, docente di Zoologia dell'Università di Torino e coordinatore del Laboratorio di Biologia Marina, questa abilità potrebbe aiutare i pinguini a orientarsi meglio in ambienti complessi e ricchi di stimoli.

Gli studiosi sottolineano inoltre che comprendere come gli animali integrano le informazioni provenienti dai diversi sensi può offrire preziose indicazioni anche sull'evoluzione della cognizione animale e, più in generale, sulle origini di capacità che le altre specie condividono con noi esseri umani. La ricerca potrebbe infine avere anche applicazioni pratiche per il benessere degli animali ospitati nelle strutture zoologiche.

Sapere come i pinguini percepiscono e interpretano gli stimoli dell'ambiente può infatti aiutare a progettare attività di arricchimento sempre più efficaci e adatte alle loro caratteristiche cognitive. Rimane però una domanda ancora senza risposta: questa capacità di associare suoni e dimensioni è innata oppure viene appresa con l'esperienza? I futuri studi proveranno a chiarire anche questo aspetto, aiutandoci a comprendere meglio come i pinguini, e forse altri animali, percepiscono il mondo che li circonda. Anche attraverso i suoni.

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