
Imparare a comunicare è una delle prime grandi sfide della vita. I bambini imparano ascoltando, imitando, provando, sbagliando e così lentamente costruiscono il linguaggio grazie all'interazione continua con i genitori e con le altre persone che li circondano. Ma a quanto pare non siamo gli unici a imparare così.
Secondo un nuovo studio presentato durante il congresso dell'Acoustical Society of America e pubblicato sulla rivista Philosophical Transactions of the Royal Society B, anche alcuni uccelli passeriformi sviluppano le proprie vocalizzazioni in modo sorprendentemente simile ai bambini umani.
Il protagonista di questa ricerca è il diamante mandarino o zebrato (Taeniopygia guttata), un piccolo uccello australiano molto studiato dagli scienziati – dove è conosciuto come zebra finch – perché apprende il proprio canto ascoltando gli adulti, proprio come i bambini imparano a parlare ascoltando chi li cresce, ma anche per molti altri aspetti del comportamento animale. Recentemente, per esempio, è stato scoperto che ogni maschio ha un colore preferito e non cambia idea conformandosi agli altri.
Tre studi condotti per confrontare il linguaggio di bambini e uccelli

I ricercatori guidati da Steven Elmlinger della Princeton University, hanno confrontato il modo in cui i neonati umani e questi uccelli sviluppano le prime forme di comunicazione. L'obiettivo era capire come il "balbettio" infantile – quei suoni ancora confusi e incompleti tipici dei neonati – si trasformi gradualmente in una comunicazione più complessa, strutturata e adulta.
Per farlo, Elmlinger ha condotto tre diversi studi. Nei primi due ha osservato bambini molto piccoli mentre interagivano con i loro caregiver, cioè le persone che si occupano quotidianamente di loro, come genitori o familiari. Nel terzo ha ripetuto lo stesso approccio con i diamanti mandarini.
I risultati mostrano che gli adulti tendono a rispondere di più quando i bambini producono sequenze vocali più elaborate, composte da più sillabe consecutive invece che da singoli suoni isolati. E questa risposta sociale sembra avere un effetto molto importante: più i caregiver reagiscono a queste vocalizzazioni complesse, più rapidamente i bambini imparano a ripeterle e migliorarle.
In pratica, sorrisi, ridate, parole, attenzioni e interazioni quotidiane non servono solo a creare un legame affettivo, ma aiutano concretamente il cervello a sviluppare il linguaggio. La stessa dinamica è stata osservata però anche nei diamanti mandarini. Anche in questi uccelli, infatti, i giovani imparano più velocemente quando ricevono una sorta di "feedback sociale" dagli adulti. Significa che il loro apprendimento non dipende soltanto dall'esercizio o dalla crescita, ma anche dalle relazioni sociali.
Meccanismi di base nell'apprendimento vocale: perché bambini e uccelli sono simili

Secondo i ricercatori, questo suggerisce che esseri umani e passeriformi condividano alcuni meccanismi di base dell'apprendimento vocale. Non si tratta quindi solo di imitare i suoni, ma di imparare soprattutto attraverso l'interazione con gli altri.
Per molto tempo si è pensato che il linguaggio umano fosse qualcosa di completamente unico nel regno animale. Studi come questo, invece, dimostrano che almeno alcune capacità considerate tipicamente "umane" potrebbero essere molto più diffuse di quanto immaginassimo.
E quasi sicuramente i diamanti mandarini non sono nemmeno gli unici. Gli scienziati sospettano che forme simili di apprendimento sociale possano esistere anche in altri animali molto vocali, come pipistrelli, primati, delfini e altri cetacei, come stanno già dimostrando gli studi recenti sui capodogli. Un'ipotesi ancora tutta da esplorare e approfondire, ma che sta già cambiando il nostro modo di vedere l'evoluzione della comunicazione animale.