UN PROGETTO DI
22 Aprile 2026
18:53

I pappagalli ci chiamano per nome e sanno cosa dicono, in maniera simile a come facciamo noi umani

Uno studio condotto su oltre 800 pappagalli da compagnia svela che utilizzano in maniera coerente i nomi per identificare singoli umani o altri animali, dimostrando una consapevolezza molto simile alla nostra.

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Un pappagallo cenerino (Psittacus erithacus), una delle specie più "chiacchierone" e "intelligenti"

Sappiamo ormai da tempo che i pappagalli non si limitano solamente a "imitare" i suoni umani. Numerosi studi ed esperimenti hanno ormai ampiamente dimostrato che alcune specie sanno utilizzare le parole in maniera coerente, anche combinandole tra loro per formare frasi di senso compiuto. Ma cosa succede invece quando sembrano usare parole e suoni come se stessero "chiamando" per nome qualcuno?

È un argomento che incuriosisce da tempo biologi ed etologi e a cui un gruppo di ricercatori ha provato a dare una risposta partendo da un'idea semplice: osservare i pappagalli che vivono con noi. La biologa Lauryn Benedict dell'Università del Northern Colorado, insieme alla collega Christine Dahlin e ad altri ricercatori, ha così analizzato le vocalizzazioni di oltre 880 pappagalli da compagnia appartenenti a 30 specie differenti, abituati al contatto umano e capaci quindi di imitare parole e suoni, inclusi i nomi delle persone e non solo.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PLOS ONE, si basa anche sui dati del progetto ManyParrots, una rete internazionale che raccoglie registrazioni audio e osservazioni sul comportamento vocale dei pappagalli da compagnia. Analizzando centinaia di registrazioni, i ricercatori hanno così trovato diversi esempi in cui i pappagalli di specie diverse sembravano proprio usare i nomi in modo simile a noi per identificare individui specifici, umani o altri animali, per esempio dicendo "silenzio Rufus" a un cane di nome Rufus che abbaiava.

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Pappagalli di diverse specie usavano nomi propri in maniera coerente per indicare persone o altri animali

Non si trattava di semplici frasi o parole ripetute, ma di veri e propri riferimenti coerenti e consapevoli a un singolo individuo. Quasi la metà dei partecipanti allo studio ha riportato episodi simili in cui i propri pappagalli utilizzavano nomi, suggerendo che, almeno in alcuni casi, gli uccelli sono perfettamente in grado di collegare un suono a un individuo preciso, una capacità che richiede sia memoria sia apprendimento vocale.

Il linguaggio animale, però, non è mai una copia perfetta del nostro. Come spiegano gli autori, non possiamo dire con certezza che questi suoni siano equivalenti ai nomi umani. Le vocalizzazioni degli animali possono infatti avere significati diversi e spesso non conosciamo l'intenzione esatta dietro un suono. Qualcosa di paragonabile a tutto ciò, fino a oggi, era stata dimostrata anche in alcuni cetacei come i delfini, mammiferi sociali e dalle eccezionali capacità cognitive che utilizzano suoni e "fischi" specifici per darsi nomi.

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Lo studio suggerisce però che i pappagalli possiedono anche le capacità cognitive e vocali necessarie per usare etichette individuali in diversi contesti

Tuttavia, i pappagalli usano questi "nomi" anche in modi più insoliti. Alcuni, per esempio, ripetono il proprio nome per attirare l’attenzione, un comportamento che negli esseri umani sarebbe piuttosto strano e poco usuale. Questo indica che i nomi, per loro, non sono solo etichette per riferirsi agli altri, ma anche segnali sociali molto più flessibili e adattabili a seconda del contesto e delle esigenze.

Nonostante questi limiti, lo studio suggerisce però che i pappagalli possiedono anche le capacità cognitive e vocali necessarie per usare etichette individuali in diversi contesti: per comunicare con gli umani, per richiamare qualcuno o persino per "parlare" di un individuo assente. Resta naturalmente ancora molto da capire: le differenze tra specie e tra singoli individui sono ampie, e non è chiaro quando e perché questi uccelli scelgano di usare o non usare i nomi.

Ma una cosa è certa: il loro modo di comunicare è ancora più complesso di quanto pensiamo e continua a mettere in discussione il confine, spesso sottilissimo, tra il linguaggio umano e quello animale.

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