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18 Settembre 2026
6:30

I cani insegnano ai ricercatori dove mettere le fototrappole per studiare gli animali più elusivi

Negli Stati Uniti, i cani hanno indicato ai ricercatori dove era meglio piazzare le fototrappole per trovare le donnole dalla coda lunga. Grazie a questo approccio mai tentato prima, il tasso di successo è aumentato e la specie è ricomparsa dove mancava da decenni.

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I cani addestrati a seguire le tracce odorose delle donnole dalla coda lunga hanno aiutato i ricercatori a posizionare le fotrappole nei punti migliori. Foto di Jenna Myers

Trovare una donnola dalla coda lunga può essere sorprendentemente difficile. Questo piccolo carnivoro, diffuso dal Nord al Sud America, è infatti così elusivo che per molto tempo è stato complicato anche solo capire dove viva e quale sia lo stato delle sue popolazioni. Ora però uno studio dell'Università della Georgia, pubblicato su Wildlife Letters, sembra aver trovato un modo nuovo e piuttosto insolito per riuscire a scovarlo: lasciare che siano i cani a indicare ai ricercatori dove mettere le fototrappole.

Le fototrappole sono piccole telecamere dotate di sensori che si attivano automaticamente quando un animale passa davanti all'obiettivo. Sono uno degli strumenti più utilizzati per studiare la fauna selvatica senza dover catturare o disturbare gli animali. Il problema è che funzionano bene solo se vengono collocate nei luoghi frequentati dalla specie che si vuole osservare. Ed è proprio qui che entrano in gioco i cani.

Quando il naso dei cani trova ciò che i ricercatori non vedono

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Le fototrappole piazzate nei punti indicati dai cani hanno portato a un tasso di cattura molto più alto del posizionamento casuale. Foto di Jenna Myers

I ricercatori hanno confrontato tra loro due metodi di monitoraggio in un'area molto vasta nel nord della Georgia, negli Stati Uniti. Nella prima fase hanno piazzato 599 fototrappole in modo casuale e le hanno lasciate attive per circa 300 notti, come spesso si fa quando si vuole cercare di immortalare una specie in natura. Tuttavia, soltanto nove di queste, pari ad appena l'1,5%, hanno "catturato" una donnola dalla coda lunga (Neogale frenata).

Nella seconda fase hanno invece utilizzato un metodo mai tentato prima: cani da rilevamento appositamente addestrati a cercare le tracce odorose delle donnole. E dove i cani segnalavano una possibile presenza dei mustelidi, i ricercatori collocavano le fototrappole. Sono così state individuate 77 presenze della specie in poco più di 200 notti, con appena 16 postazioni in tutto e un tasso di successo complessivo dell'81%.

Il confronto mostra chiaramente quanto sia stato utile l'olfatto dei cani per scegliere il punto giusto: secondo gli autori, il metodo che combina cani e fototrappole è infatti di oltre 30 volte più efficace, richiede un numero inferiore di notti-camera e i costi di monitoraggio sono notevolmente più bassi. Grazie al fiuto dei cani, quindi, i ricercatori hanno trovato rapidamente i punti migliori in cui era più probabile fotografare una donnola migliorando l'attività di monitoraggio.

Un problema per tante altre specie che sembrano non esserci

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Per studiare le specie più piccole ed elusive non basta aumentare il numero delle fototrappole

Questi risultati mettono in evidenza un problema molto più ampio che riguarda lo studio degli animali in natura, soprattutto quelli più piccoli ed elusivi. Trovarli non è mai facile e anche quando una fototrappola non fotografa una specie, non significa necessariamente che quella non sia presente nell'area. Potrebbe semplicemente essere passata dietro alla camera, in un momento diverso o in un punto del bosco o della foresta dove non sono state piazzate le fotrappole.

Nel caso delle donnole, i cani non solo sono invece riusciti a trovare i punti in cui era più probabile trovare la specie, ma hanno anche permesso ai ricercatori di ricostruire quali e come sono questi punti e qual è il periodo migliore per installate le fotrappole. Gli animali erano presenti soprattutto vicino all'acqua, in aree con vegetazione fitta e nei pressi di tronchi caduti. Le catture sono aumentati soprattutto ad aprile e a maggio, un periodo nel quale l'attività delle femmine può essere maggiore, anche in relazione alla riproduzione e alla ricerca di cibo.

Grazie ai cani le donnole ricompaiono dove non venivano viste da decenni

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Grazie all'aiuto dei cani, la donnola è stata trovato in un'area in cui non era mai stata segnalata e in un'altra dove non veniva avvistata da oltre 30 anni. Foto di Jenna Myers

Una volta individuati i criteri per scegliere i punti più adatti, i ricercatori hanno quindi applicato il metodo in 20 aree di gestione della fauna selvatica della Georgia, utilizzando complessivamente 756 fototrappole. La presenza della specie è stata così confermata in quattro delle cinque regioni studiate. Una delle osservazioni più interessanti è arrivata dalla parte meridionale dello Stato, vicino alla palude di Okefenokee, dove la donnola dalla coda lunga non era mai stata documentata prima.

In un'altra area, invece, la specie è stata osservata nuovamente dopo più di 30 anni dall'ultima segnalazione. Con tutta probabilità, la donnola non è mai scomparsa davvero da quell'area, ma molto più semplicemente era sempre sfuggita alle tradizionali attività di monitoraggio. Ed è proprio questo il punto di svolta dell'approccio cani-fototrappole.

Per riuscire a studiare alcune specie particolarmente elusive e difficili da osservare, potrebbe non essere sufficiente aumentare il numero delle fototrappole. Può invece essere molto più utile ed efficace capire prima dove guardare. E in questo caso a indicarlo sono stati i cani, grazie a un senso dell'olfatto straordinario che permette loro di intercettare tracce e segnali che agli esseri umani e alle fototrappole semplicemente sfuggono.

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