
Hanno una sola testa, ma il loro corpo si divide e si divide ancora, formando una sorta di albero vivente con decine o volte addirittura centinaia di estremità. E alla fine di ogni ramo c'è un'apertura anale. Sono i cosiddetti vermi marini ramificati, invertebrati appartenenti al gruppo degli anellidi che vivono nascosti all'interno delle spugne marine.
Ora uno studio recente ha scoperto che sono molto più diversificati di quanto si pensasse: sono state infatti identificate almeno dieci nuove specie, portando alla luce una biodiversità rimasta nascosta per oltre un secolo.
Un verme marino con un corpo che sembra un albero

A prima vista è difficile persino capire dove finisca un singolo individuo. Questi piccoli vermi policheti hanno infatti una sola estremità anteriore, naturalmente con una testa e una bocca, mentre subito dopo il corpo comincia a ramificarsi. I rami si dividono a loro volta in altri rami, fino a formare una struttura che ricorda quella di un albero.
Ogni estremità posteriore possiede però il proprio ano. In alcuni di questi vermi – di cui sappiamo ancora molto poco e che sono stati descritti formalmente solo a partire dal 2012 – sono state osservate centinaia di ramificazioni e, di conseguenza, altrettanti aperture anali. La situazione è quindi piuttosto insolita: un solo animale può avere una testa e un numero enorme di estremità posteriori.
La cosa ancora più particolare è che questa struttura non è ovviamente casuale. Il corpo del verme si sviluppa all'interno della complessa rete di canali che si formano nella spugna che lo ospita, occupando progressivamente i vari spazi disponibili. È proprio questa stretta relazione con le spugne che potrebbe aver favorito, nel corso dell'evoluzione, la comparsa di un corpo così insolitamente ramificato.
Dieci nuove specie nascoste nei cassetti dei musei

A ricostruire la storia evolutiva di questi curiosi animali è stato recentemente un gruppo internazionale di ricercatori guidato dall'Università di Göttingen, in Germania. Gli scienziati hanno analizzato sia individui raccolti recentemente sia campioni conservati da decenni all'interno delle vecchie spugne delle collezioni museali, utilizzando il DNA e confrontando tra loro le caratteristiche anatomiche.
Il risultato ha permesso di individuare 13 forme distinte di questi curiosi vermi ramificati, di cui almeno dieci di queste considerate nuove specie. Questi vermi sono distribuiti in diverse aree dell'Indo-Pacifico, nel Mar Rosso e fino alla Nuova Zelanda. Alcuni vivono all’interno di spugne di acque relativamente basse, mentre altri sono stati trovati anche nel corpo di spugne di vetro a profondità che arrivano anche a circa 1.000 metri.
La ricerca ha inoltre chiarito un mistero che durava dal XIX secolo. Per oltre un secolo i vermi ramificati erano stati tutti considerati una singola specie molto diffusa. Le analisi genetiche hanno invece mostrato che appartengono a due grandi linee evolutive: una comprende il già noto genere Ramisyllis, mentre l'altra è stata riconosciuta come un genere completamente nuovo, chiamato Cladosyllis.
Perché questi vermi hanno un corpo così ramificato?

La domanda più interessante riguarda però proprio l'origine di questa struttura così particolare e la spiegazione più plausibile è legata alla vita all'interno delle spugne.
Le spugne sono attraversate da una fitta rete di canali in cui circola l'acqua che viene filtrato per nutrirsi. Il corpo ramificato permetterebbe al verme di distribuirsi all'interno di questa rete, seguendone le numerose diramazioni. Invece di avere un lungo corpo unico che dovrebbe adattarsi a uno spazio stretto e intricato, il verme può sviluppare progressivamente nuovi rami e occupare meglio gli parti spazi offerti dalla spugna. È però solo una delle ipotesi sull'origine di questa forma, non una spiegazione definitiva.
Anche le tante aperture posteriori potrebbero essere legate a questo particolare modo di vivere. Ogni ramo termina in un'estremità dotata di ano e può estendersi fino a diverse parti della rete di canali della spugna. Studi anatomici hanno mostrato che queste aperture sono ricche di ciglia, minuscole strutture simili a peli che possono favorire il movimento dei fluidi. In passato è stato anche ipotizzato che queste estremità posteriori possano facilitare gli scambi respiratori o l'assorbimento di sostanze, ma questi aspetti sono ancora oggetto di studio.
Una stranezza evolutiva comparsa una sola volta

Il nuovo studio ha però permesso di chiarire anche un altro aspetto importante. Tutti i vermi ramificati conosciuti discendono da un antenato comune: questo significa che il loro particolare piano corporeo, con una testa unica e un corpo che si divide ripetutamente, è probabilmente comparso una sola volta nella loro storia evolutiva. Successivamente le diverse linee si sarebbero differenziate e adattate anche in relazione alle varie specie di spugne utilizzate come ospiti.
Infine, un altro elemento interessante di questa ricerca riguarda il fatto che alcune delle nuove specie erano rimaste invisibili nonostante fossero già conservate da anni nelle collezioni scientifiche. In un caso, gli autori hanno analizzato spugne raccolte addirittura nel 1914 in Giappone. Grazie poi alla microtomografia computerizzata, una tecnica simile a una TAC che permette di osservare l'interno dei campioni senza distruggerli, è stato possibile individuare i piccoli vermi nascosti al loro interno.
Le collezioni conservate nei musei di storia naturale, quindi, non sono soltanto archivi del passato. Anche reperti raccolti più di un secolo fa possono ancora contribuire a rispondere a domande scientifiche attuali e, in questo caso, a rivelare che dietro un verme con una sola testa e centinaia di "sederi" si nasconde una storia evolutiva molto più complessa e diversificata di quanto si possa pensare.