
Le remore, quei pesci che si attaccano ad animali marini più grandi per "scroccare" un passaggio, sono note proprio per la speciale struttura adesiva che hanno sulla testa, una sorta di ventosa che si è evoluta dalla pinna dorsale. Squali, balene, tartarughe marine e mante diventano così taxi viventi che offrono protezione, trasporto e spesso anche cibo. In cambio, le remore possono svolgere un piccolo servizio di pulizia, nutrendosi di parassiti o resti di pelle morta del loro ospite.
Tutavia, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Ecology and Evolution dimostra che con le mante giganti il rapporto può diventare molto più intimo del previsto. Alcune remore, infatti, sono state osservate e filmate mentre si infilavano direttamente nella cloaca delle mante, l'apertura usata per espellere i rifiuti e per la riproduzione. In pratica, nel loro ano.
Un comportamento rarissimo osservato dopo 15 anni di immersioni

I ricercatori hanno scoperto questo comportamento analizzando oltre un decennio di video e osservazioni subacquee raccolte tra il 2010 e il 2025 in diverse aree tropicali, tra cui le Florida e le Maldive. E in migliaia di immersioni sono stati documentati soltanto sette casi di "immersione cloacale" da parte di diverse specie di remore e un caso in cui una remora si era invece infilata nelle branchie di un manta, conosciute anche come diavoli di mare.
Si tratta quindi di un comportamento estremamente raro, osservato in meno dell'1% delle interazioni studiate. Eppure, è abbastanza frequente da convincere gli studiosi che non si tratti di un incidente casuale o di un errore di manovra.
In alcuni filmati, infatti, le remore entrano così profondamente nella cloaca da lasciare visibile soltanto la coda. In altri casi metà del corpo resta fuori dall'apertura mentre il pesce continua a viaggiare insieme alla manta. Questo comportamento era già stato osservato con gli squali balena, i pesci più grandi del pianeta, ma è la prima volta che viene documentato in tutte e tre specie di mante giganti conosciute: Mobula yarae, M. birostris e M. alfredi.
Perché le remore lo fanno?

Gli scienziati, almeno per ora, non hanno una risposta definitiva. Le ipotesi però sono diverse. Una possibilità è che la cloaca rappresenti un rifugio temporaneo contro i predatori. Nascondersi letteralmente all'interno del corpo di un animale enorme potrebbe infatti offrire una protezione molto efficace in mare aperto. Un'altra teoria suggerisce che le remore stiano cercando cibo. Le aperture del corpo possono infatti ospitare piccoli parassiti, residui organici o materiale fecale di cui questi pesci potrebbero nutrirsi.
Infine, c'è poi una possibile spiegazione più "aerodinamica". Le mante nuotano velocemente – a volte compiendo balzi incredibili anche fuori dall'acqua – e il flusso d'acqua intorno al loro corpo può essere molto forte molto forte. Restare parzialmente all'interno della cloaca potrebbe permettere alle remore di ridurre la resistenza dell'acqua e consumare meno energia mentre viaggiano attaccate al loro ospite.
Le mante non gradiscono il comportamento delle remore

Qualunque sia il vantaggio per le remore, le mante non sembrano gradire molto questa invasione di spazio. In uno dei video analizzati dai ricercatori, una manta ha avuto un improvviso sussulto subito dopo l'ingresso della remora nella sua cloaca. In altre osservazioni gli animali agitavano rapidamente le grandi pinne pettorali, probabilmente nel tentativo di liberarsi dell'intruso indesiderato all'interno delle proprie parti intime.
Secondo gli autori dello studio, questi comportamenti suggeriscono che il rapporto tra remore e ospiti marini sia perciò molto più complesso (e complicato) di quanto si pensasse finora, sia dal punto di vista fisiologico che ecologico.
Per quanto possa sembrare bizzarro, questo tipo di comportamento non è senza precedenti nel mondo animale. Esistono infatti dei pesci che trascorrono gran parte della loro vita all'interno dell'ano di altri animali marini. Il caso più famoso è quello dei cosiddetti pesci perla, piccoli pesci allungati che vivono spesso dentro i cetrioli di mare, conosciuti anche come oloturie. Anche negli oceani, insomma, l'evoluzione riesce spesso a trovare soluzioni e strade decisamente insolite.