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16 Aprile 2026
10:33

La “lumaca vampiro” del Mediterraneo tra i finalisti mondiali del premio “Mollusco dell’anno 2026”

Cumia intertexta è una lumaca di mare candidata al "Mollusc of the Year 2026". Si tratta di un raro gasteropede ematofago che si trova anche nel Mediterraneo, in Italia: di notte succhia il sangue dei pesci grazie a una proboscide altamente specializzata.

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Cumia intertexta

Sotto al terso mare del Salento, nel Mediterraneo, ci sono fondali sabbiosi in cui vive una specie molto particolare che è stata soprannominata “lumaca vampiro” ma che in realtà si chiama Cumia intertexta, perché si nutre di sangue.

Il suo comportamento è molto interessante per i biologi marini ma ora è salita agli onori della cronaca perché è tra le cinque specie finaliste candidate al concorso internazionale “Mollusc of the Year 2026”, promosso dal Senckenberg Research Institute insieme alla Unitas Malacologica proprio per le sue abitudini di vita.

Il concorso è particolarmente rilevante dal punto di vista della ricerca scientifica su questa tipologia di animali perché ogni anno il premio viene dato a esperti che possono così ottenere fondi finalizzati al sequenziamento completo del genoma della specie vincitrice.

Il piccolo gasteropode marino, non più grande di 3 centimetri e la cui particolarità morfologica la proboscide di cui è dotata, sembra molto simile ad altre lumache marine ma in realtà ha delle specificità uniche. Di giorno ha un comportamento molto tranquillo, passando il tempo nascosta in attesa che arrivi la notte, momento in cui emerge il suo lato predatorio.

Ciò che accade quando sopra il mare il sole cala è che i pesci si posizionano sui fondali per dormire ed è quello il momento in cui Cumia intertexta si trasforma nella “lumaca vampiro”. Usando la sua proboscide, infatti, riesce ad estendere di molto il suo raggio d’azione e, attraverso i suoi muscoli denticoli, incide la pelle della preda e ne succhia il sangue.

Tutto avviene in modo indolore, visto che la lumaca produce anche una sostanza anestetica che non consente ai pesci di rendersi conto di essere fonte di cibo per il gasteropode che, una volta terminato il pasto, va via lasciandoli comunque in vita.

Questo meccanismo di sopravvivenza si chiama ematofagia ed è una vera e propria strategia evolutiva che diverse specie mettono in atto. Si riscontra in insetti, anellidi e anche nei pesci ma per quanto riguarda i molluschi è tipica proprio della famiglia dei Colubrariidae cui  Cumia intertexta appartiene. Il punto è che l’aerale di questa tipologia di gasteropode è tipicamente in mari tropicali, mentre la presenza nel Mediterraneo è un unicum che affascina gli esperti in materia.

La partecipazione al concorso come “mollusco dell’anno” di Cumia intertexta è ritenuta particolarmente rilevante perché in caso di vincita l’investimento economico del premio porterebbe ad approfondire due aspetti principalmente. Il primo relativo al provare a comprendere perché un mollusco, appunto, le cui caratteristiche principali sono la lentezza e la completa assenza di offensività a livello fisico poi abbia sviluppato un sistema così complesso e efficace di predazione. Il secondo è comprendere esattamente che tipo di “anestetico” produce quando attacca la preda.

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