
Molti uccelli si sdraiano spesso sui formicai, aprono le ali e lasciano che decine di formiche camminino sul loro corpo e tra le loro piume. Altri, invece, le raccolgono con il becco e se le strofinano direttamente sul piumaggio, in particolare sotto le ali e tra le penne della coda. È un comportamento curioso, ma tutt'altro che sconosciuto agli ornitologi: si chiama anting, letteralmente "fare il bagno di formiche", ed è stato documentato in oltre 200 specie di uccelli in tutto il mondo.
Da tempo gli scienziati sospettano che questi particolari "bagni" servano a proteggere il piumaggio dai parassiti, sfruttando le sostanze chimiche prodotte dalle formiche. Finora, però, le prove sperimentali a sostegno di questa ipotesi erano piuttosto limitate e talvolta persino contraddittorie.
Ora, un nuovo studio pubblicato di recente su Scientific Reports ha approfondito ne dettaglio proprio questo aspetto, dimostrando finalmente che alcune sostanze rilasciate dalle formiche possono effettivamente allontanare o uccidere determinati parassiti presenti tra le penne e le piume degli uccelli.
Perché gli uccelli fanno "i bagni di formiche"
L'anting è un comportamento conosciuto e studiato da molto tempo, particolarmente diffuso soprattutto tra i passeriformi come corvi, ghiandaie e altri corvidi. Ne esistono principalmente due forme diverse: quella attiva, in cui gli uccelli afferrano le formiche con il becco e le strofinano sul piumaggio, e quella passiva, in cui si posizionano direttamente sopra un formicaio, spesso allargando le ali, per permettere agli insetti di muoversi tra le piume.
Le spiegazioni proposte nel corso degli anni sono state diverse. Secondo alcuni ricercatori, gli uccelli potrebbero utilizzare le formiche per eliminare acari, pidocchi e altri parassiti esterni, oppure per contrastare batteri e funghi. Altre ipotesi suggeriscono invece che questo comportamento possa alleviare le irritazioni durante la muta o servire a far espellere agli insetti tutte le sostanze urticanti prima di mangiarle.

L'ipotesi più conosciuta riguarda però proprio quella di una forma di automedicazione naturale. Molte formiche, infatti, producono sostanze chimiche dall'odore pungente, tra cui l'acido formico, utilizzate di solito per difendersi dai predatori. Gli uccelli potrebbero sfruttare proprio queste secrezioni come veri e propri repellenti naturali.
Il problema è che, nonostante le numerose osservazioni, gli studi precedenti non erano riusciti a dimostrare in maniera convincente quanto questi bagni di formiche fossero realmente efficaci contro i parassiti. Alcuni esperimenti, per esempio, non avevano fatto emergere differenze significative nella presenza di acari e pidocchi tra gli uccelli che praticavano l'anting e quelli che invece non lo facevano.
Il nuovo studio dimostra che le formiche funzionano davvero come repellenti naturali
Per approfondire questo fenomeno, un gruppo di ricercatori giapponesi guidato da Kyohsuke Ohkawara dell'Università di Kanazawa ha studiato il comportamento e gli effetti chimici dell'anting nel tordo del Giappone (Turdus cardis), una specie asiatica simile ai nostri merli che utilizza inoltre due diverse specie di formiche per fare i "bagni": Lasius spathepus e L. nipponensis.
Attraverso trattamenti sperimentali con le formiche, gli scienziati hanno analizzato le sostanze presenti sulla superficie del corpo degli uccelli prima e dopo il contatto con gli insetti, verificando poi gli effetti sui parassiti. I risultati hanno mostrato che le formiche modificano sensibilmente la composizione chimica della superficie corporea degli uccelli. In particolare, i ricercatori hanno individuato la presenza di dendrolasina, una sostanza volatile prodotta dalle due specie di formiche e che viene trasferita sul corpo dei tordi durante l'anting.

Gli esperimenti hanno inoltre dimostrato che queste sostanze possono allontanare alcuni ectoparassiti che vivono sugli animali, e avere persino effetti insetticidi. L'azione è risultata particolarmente efficace contro alcuni ditteri, il gruppo di insetti che comprende mosche e zanzare, inclusi quelli che si nutrono del sangue degli uccelli. Ulteriori prove hanno confermato che la dendrolasina e altri composti chimici prodotti dalle formiche esercitano direttamente un'azione repellente su questi insetti.
Non tutti i parassiti, però, hanno mostrato la stessa sensibilità: gli effetti osservati su acari e pidocchi delle piume sono stati molto più limitati. I bagni di formiche, quindi, non sembrano rappresentare una difesa universale contro tutti i parassiti, ma potrebbero comunque essere particolarmente utili per tenere lontani alcuni insetti ematofagi che si nutrono di sangue.
Un comportamento che potrebbe proteggere gli uccelli anche dalle malattie
La scoperta suggerisce inoltre che l'anting potrebbe avere una funzione ancora più importante della semplice pulizia del piumaggio dai parassiti. Allontanando mosche, zanzare e altri insetti che si nutrono di sangue, gli uccelli potrebbero infatti ridurre anche il rischio di contrarre alcune malattie trasmesse da questi parassiti, come per esempio la malaria aviaria.
Si tratta, tuttavia, di una possibilità ancora tutta da verificare. Lo studio ha dimostrato l'efficacia repellente e insetticida di alcune sostanze prodotte dalle formiche, ma non ha misurato una effettiva riduzione delle infezioni negli uccelli. Inoltre, gli esperimenti hanno riguardato una singola specie di uccello e due specie di formiche, perciò non è ancora possibile estendere automaticamente questi risultati a tutte le oltre 200 specie che praticano regolarmente l'anting.
La ricerca aggiunge comunque un nuovo e importante tassello per lo studio di un comportamento conosciuto da secoli, ma di cui ancora oggi non comprendiamo completamente le funzioni. Quelli che sembrano semplici e bizzarri bagni di formiche potrebbero essere, almeno in alcuni casi, una vera e propria forma di prevenzione sanitaria basata sulle difese chimiche prodotte da altri animali.
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